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così ci offendete

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Il 25 Gennaio, Festa della "Conversione di San Paolo", ogni anno si conclude la "Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani"; questo tempo mi lascia sempre nel cuore un desiderio di unità, di pace, una voglia di superare gli ostacoli, di perdono, unitamente a un fastidio per la violenza, le parole forti, le urla e tutto ciò che crea divisione e malessere nella persona. Credo che, in fondo al cuore, siamo tutti stanchi di litigi e offese. In questa settimana si è concluso anche, perdonate il "parallelismo", il girone di andata del "Campionato di Serie A", segnato da "baruffe", pestaggi, divieti, controlli e dalla morte di Gabriele, un giovane amico tifoso della Lazio. Gli organismi federali hanno chiesto ai calciatori, per il nuovo anno, un comportamento più "pacato", meno irritante e scatenante la violenza dei tifosi: addirittura si vorrebbe arrivare a un gesto di pace, una stretta di mano alla fine della partita. Sabato mi sono irritato. Per l’ennesima volta ho letto sulle labbra di un calciatore della squadra per la quale tifo una "bestemmia", in seguito a un semplice fallo. Mi è venuta una gran voglia di spegnere la televisione e di andarmene via arrabbiato.
Bestemmiano anche i miei studenti, per la strada, sull’autobus, senza un particolare motivo. La bestemmia non offende Dio: lui ama sempre, anzi ama i bestemmiatori ancora di più; la bestemmia ferisce me, ferisce chi crede; chi bestemmia insulta una persona a me cara. Quando sento una bestemmia, mio papà mi ha insegnato a recitare un’"Ave Maria" per la persona che l’ha pronunciata. Molti giovani che imprecano si difendono dicendo che non era loro intenzione offendere Dio o la Madonna, che lo fanno perché lo fanno tutti, che ormai è quasi un "modo di dire". Una volta dissi a un Confessore che stavo trascurando la meditazione quotidiana sulla Parola di Dio; mi rispose: «Custodisci la Parola e la Parola custodirà te», ti aiuterà ad avere nella mente, nel cuore e sulle labbra le stesse parole di Gesù. Avrei voluto spedire questa lettera a "Tuttosport", alla "Gazzetta del Lunedì", al "Corriere dello Sport", al "Guerin Sportivo" e a tutti i quotidiani che ogni Lunedì dedicano ampio spazio allo sport.
L’avrei intitolato: «Per favore, sportivi, non bestemmiate: ci offendete e ci fate irritare anziché divertire». Non l’ho fatto perché sono un prete e vorrei che lo facesse un giovane, un tifoso "laico" che la pensa allo stesso modo. Mi piacerebbe anche che qualcuno, non un prete, per ogni tifoseria di calcio, di "basket", di "volley" o di "pallanuoto" inventasse un premio per «il giocatore più sportivo», quello che ci fa più divertire, il più corretto, il più altruista.
Anche questo è un modo di annunciare l’insegnamento di Gesù: «Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amato».

("Avvenire", 24/1/’08)