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Mettere in comune i propri beni, con gioia, secondo coscienza e i propri guadagni,
è fare qualcosa di grande per il prossimo.

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Ogni mattina apro l’armadio e vedo i miei sette maglioni ben piegati. Tre non li metto quasi mai, fondamentalmente non mi piacciono. Poi vedo cinque paia di scarpe, tre da città, uno da ginnastica e un paio di sandali. Uscendo dalla stanza passo davanti alla libreria dove "stazionano" decine di libri, alcuni dei quali non sono mai stati aperti. Ho molti altri oggetti "superflui" e inutilizzati. Siamo in Quaresima, e in modo speciale penso a quanta gente non ha né maglioni, né scarpe, né libri, né... I primi cristiani, dicono gli "Atti degli Apostoli", mettevano in comune i propri beni, con gioia. Anche oggi molti lo farebbero, ma non sanno come, o forse non ne hanno voglia, si vergognano, hanno paura. Abbiamo recentemente letto sui giornali che due milioni e mezzo di famiglie italiane vivono in una situazione prossima alla povertà. In questi anni ho avuto la fortuna di essere stato trascinato dall’entusiasmo di molti giovani in esperienze missionarie, in Congo, Mozambico, Santo Domingo… Ricordo che in un villaggio del bacino dello Zambesi le famiglie possedevano una capanna, un pentolino, un fuoco sempre acceso, una tanica per l’acqua, alcune posate di legno; i bambini avevano una maglietta, un paio di pantaloncini, niente scarpe. Senza andare lontano, è sufficiente fare un giro sui "greti" dei torrenti che attraversano le nostre città, fra le "baracche" costruite da immigrati più o meno regolari, o visitare alcune case "popolari" di certe periferie. Non è difficile capire che una "redistribuzione" dei beni materiali ci debba essere. Durante la Messa, c’è un momento importante spesso trascurato: l’offertorio; nelle Chiese si raccolgono le offerte in denaro; alcune persone mettono qualche spicciolo, altre biglietti più grossi; talvolta si portano all’altare generi alimentari; il tutto viene però fatto di fretta, senza dare importanza a questo gesto, dimenticando che il "mettere in comune i propri beni", con gioia, secondo coscienza, secondo i propri guadagni e i propri doveri, è fare qualcosa di grande per il prossimo e per Gesù, che prima o poi ci dirà: «Avevo fame e mi hai dato da mangiare, ero nudo, malato e carcerato, solo, in difficoltà e mi hai aiutato». Le parrocchie sono uno dei luoghi in cui si "ridistribuisce" la ricchezza, secondo il principio della «destinazione universale dei beni». Mi ha colpito molto apprendere che circa il 25% degli italiani partecipa alla Messa domenicale, ma che il 60% dei "contribuenti" firma l’"otto per mille" per la Chiesa cattolica, riconoscendole un impegno "pastorale" e sociale a favore della gente.

("Avvenire", 28/2/’08)