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«Per la "Gmg" diocesana del 16 Marzo,
siate fedeli a una "regola" di vita spirituale semplice.
Con la Parola e il Rosario».

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

«Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni»: è questo il titolo del Messaggio del Papa per la "Giornata mondiale dei giovani", che si celebrerà domenica 16 Marzo in tutte le diocesi del mondo e a Luglio a Sydney. Il Santo Padre, nel Messaggio, parla lungamente dello Spirito Santo, della sua presenza nella Chiesa e nell’anima di ogni battezzato e cresimato. Per un giovane oggi testimoniare la propria fede può far paura, specialmente nel gruppo, nella compagnia; diversa è la testimonianza nel rapporto personale dove, oltre le "maschere" e i ruoli, molti scoprono il desiderio di credere, di avere speranza.
Mi sono chiesto in quali ambiti vorrei chiedere, per me e per i giovani, la forza dello Spirito. In primo luogo chiederei la fedeltà ad una "regola" di vita spirituale semplice ma profonda, alimentata dalla Parola di Dio quotidiana, dal Rosario, dal Sacramento della Riconciliazione frequente, dall’Eucaristia adorata e ricevuta. Chiederei per ogni giovane la forza per essere un buon cristiano e un buon cittadino, o meglio un buon cristiano cioè un buon cittadino; giovani che prima di tutto fanno il proprio dovere nello studio, a scuola ed all’Università, che rispettano l’orario di lavoro e si impegnano per lo stipendio che ricevono, che pagano le tasse e il biglietto del treno, che lasciano il posto agli anziani sull’autobus, che non passano avanti quando sono in fila e non buttano la carta per terra, anche quando tutti lo fanno. Invocherei lo Spirito Santo per chi desidera impegnarsi in politica, che è una forma alta di "carità" perché pensa al bene di tutti, specialmente dei più deboli. Pregherei lo Spirito Santo per i giovani che vorrebbero agire per il "bene comune", per chi vuole organizzare un "convegno culturale", un "seminario di studio" per studenti universitari, un gesto di solidarietà per i poveri, ma ha paura di non farcela. Chiamerei lo Spirito Santo perché scendesse su chi vuole fare una scelta importante per la sua vita, nell’amore, consacrato o matrimoniale; su chi vuole vivere nella "castità", cioè nella carità verso l’altro; su chi vuole "ricostruire", attraverso il perdono, un rapporto ferito oppure "scioglierne" uno malato. I giovani, in tutto il mondo, si ritroveranno la "Domenica delle Palme", insieme ai loro Vescovi, per fare festa e celebrare Gesù; chiedo allo Spirito Santo che questi momenti siano anche degli eventi al "servizio" della città, di tutti i giovani, di chi crede e di chi non crede, di chi è cristiano e di chi non lo è ma appartiene alla "famiglia" di Dio, grande come l’umanità intera. Chiederei infine allo Spirito Santo la forza di rispondere all’invito che il Papa, nell’ultima parte del Messaggio, rivolge a ogni giovane: quella di portare un altro giovane a Gesù... con dolcezza!

("Avvenire", 6/3/’08)