Don Nicolò
Anselmi
Provo a rispondere a due domande ricorrenti tutte le volte che si parla di vocazioni alla vita consacrata.
"Mi sono innamorata di Santa Chiara, però Madre Teresa di Calcutta mi affascina. Sono indecisa: la clausura o il servizio ai poveri? Come faccio a capire dove devo andare?".
Dopo alcuni anni di sacerdozio in fondo credo che questa domanda sia vera ma parziale; la vita attiva e la vita contemplativa sono aspetti complementari, non alternativi, della vita cristiana. La Carità, l'Amore di Dio abitano sia nei monasteri che nelle missioni, negli eremi come nelle "bidonville".
Penso che la grande scelta sia: "Vita Consacrata sì o no?" La scelta determinante è quella di donarsi totalmente a Gesù ed ai fratelli, cioè alla sua Chiesa ed all'umanità intera; il resto verrà in seguito.
Personalmente, agli inizi della mia decisione per la vita consacrata, avevo pensato, infatuato dall'amore per l'Eucarestia e la Preghiera che avevo letto fra le pagine dei "Pensieri" di Charles de Foucauld, di diventare monaco trappista; in seguito, all'indomani della laurea in ingegneria, mi sono visto missionario in Africa; oggi mi ritrovo felicemente prete diocesano, aperto ad ogni servizio e forse, nel Signore, disposto a tutto.
Parlando con un vescovo una volta mi disse che, secondo lui, addirittura una persona potrebbe prima di tutto consacrarsi personalmente, segretamente, ed in un secondo tempo capire la modalità concreta in cui realizzare tale consacrazione.
Una seconda domanda: "Come mai ci sono così poche vocazioni alla vita consacrata?".
Le risposte possono essere molte, il fenomeno è complesso, ognuno ha una sua risposta; vorrei però indicare una pista di riflessione che raramente viene percorsa: quella più tipicamente ecclesiale. La chiesa non è mai secondaria nel Regno di Dio. Mi sembra quindi determinante l'atteggiamento di tutta la comunità cristiana: le vocazioni nascono in una famiglia, in una parrocchia, in una comunità cristiana, in una diocesi che è in atteggiamento di ascolto, che guarda a Dio e non a se stessa, che legge e sa rispondere ai segni dei tempi, alla presenza del Signore Gesù nel quotidiano. Ci vuole una vita cristiana autentica, evangelica. C'è molto da meditare e da convertirsi, per tutti, anche per quelli che "pensavano di essere giusti".