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Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Mentre scrivo leggo con dolore immenso che a Genova un giovane di 18 anni si è gettato dalla finestra, "divincolandosi" dalle braccia di sua madre che tentava di trattenerlo. Questi fatti mi spingono a impegnarmi sempre di più, con la forza dello Spirito Santo, nella "Pastorale giovanile", nella cura della "vita spirituale" delle persone, nell’attenzione alla sofferenza psicologica nascosta, alla depressione, al disagio esistenziale, alla mancanza di speranza. Il 2009, terzo anno dell’"Agorà dei giovani", sarà dedicato alla cultura.
Ho provato a chiedere a mia madre cosa si aspetterebbe lei dall’«anno della cultura». Mi ha risposto che desidererebbe "semplicità": "semplicità" nelle cose che si dicono, che si fanno, che si pensano.
I miei professori di filosofia e teologia ci insegnavano che Dio è semplice, cioè armonioso, "indiviso", vero, bello, buono e "avvicinabile" dalla ragione umana. Mia madre ha poi esemplificato il suo concetto partendo dagli aspetti più tipicamente culturali: «Nicolò, vorrei che tu chiedessi alle persone che vanno in Chiesa la Domenica quali sono i "Sacramenti" o le "virtù teologali", chi è Giobbe o cosa contiene l’"Apocalisse", cos’è il "Concilio Vaticano II" o la festa dell’"Immacolata Concezione" (di Gesù o di Maria?)».
Nel 2004 Genova fu "città europea della cultura" e durante l’anno vi fu un importante "Convegno" su Santa Caterina da Genova, «una grande» della nostra città; provai a chiedere a dieci giovani educatori di dirmi se sapevano in che secolo fosse vissuta; solo uno mi rispose: «XV secolo», ma ebbi la sensazione che tirasse a indovinare .
L’anno scorso, in prossimità del 27 Settembre, ho provato a chiedere ai miei 365 alunni se qualcuno di loro avesse mai sentito parlare di San Vincenzo de’ Paoli... Mi hanno risposto affermativamente in tre, collegandolo alle "Conferenze" di San Vincenzo; nessuno sapeva cosa fosse il principio di "sussidiarietà", forse cinque avevano sentito parlare della "Gaudium et spes" e pochi distinguevano la Trasfigurazione dall’Ascensione.
Mi fermo qui; ma credo sia giunta l’ora, come più volte ha ricordato
Benedetto XVI ai giovani, di riprendere in mano, con semplicità, la Bibbia, il "Catechismo della Chiesa cattolica", il "Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa", la storia di santità delle nostre diocesi: per dare, con Gesù, speranza a molti, anche ai nostri fratelli giovani "disorientati", ai diciottenni che meditano il suicidio, alle loro famiglie, al mondo intero.

("Avvenire", 22/4/’08)