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Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Poco lontano dalla casa in cui vivo "lietamente" insieme con alcuni sacerdoti, c’è "Villa Panfili", un meraviglioso parco di molti ettari di prato interrotti da laghetti, sentieri, piccoli boschi, filari di alberi e ruscelli. Una Domenica dovevo celebrare la Messa delle 11; avevo tempo per una passeggiata solitaria. Dopo aver varcato il cancello d’ingresso del parco, subito, dopo un centinaio di metri, mi sono ritrovato immerso nel verde, nel silenzio, nella lentezza; ho avuto quasi la sensazione fisica che la mente si "svuotasse", liberandosi da alcuni pensieri. Gli alberi, fermi e quieti, creavano un piacevole contrasto con i "bus", le macchine, gli" scooter" con cui ogni giorno vengo a contatto. Ero dispiaciuto di dover calpestare le piccole margherite del prato, quelle con i petali rossi sull’estremità; persino gli sguardi delle persone che incontravo mi apparivano più rilassati e sereni di quelli che incrocio quotidianamente sui "marciapiedi": la semplicità della natura parla della semplicità di Dio che l’ha creata per noi, perché l’abitassimo.
Una passeggiata nel verde scatena in me un desiderio "irresistibile" di semplicità di vita, di sorrisi donati senza aver paura di essere "fraintesi", di parole "sussurrate", ma anche di lavoro senza "stress", di studio senza ansia, di preghiera senza fretta. Talvolta ho la sensazione che la natura sia oggi come un dono trascurato, che il Creatore ha fatto all’umanità ma che noi lasciamo in un angolo. Penso la natura possa addirittura offrire soluzioni per i grandi "problemi planetari", dall’alimentazione alla disoccupazione, dalla crisi energetica al disagio psichico. A "Villa Panfili" avevo portato con me il discorso pronunciato dal
Papa all’"Onu" il 18 Aprile. L’ho letto tutto, di seguito, senza correre; pur nella complessità dell’esposizione, mi è sembrato straordinario nella sua semplicità, colmo di buon senso e "ragionevolezza", libero da "forzature". Anche la "Dichiarazione dei diritti dell’uomo", che il Papa più volte ha ricordato nel discorso per il "60° anniversario" della sua "promulgazione", è un "distillato" di semplicità e ragione. Alcuni anni fa si è cominciato a parlare di "pensiero debole", per descrivere il clima culturale contemporaneo.
Molti rispondono proponendo la necessità di un "pensiero forte"; un amico teologo mi ha citato l’espressione "pensiero umile", per indicare un nuovo percorso intellettuale. Senza avere alcuna competenza "teoretica", sento l’esigenza quasi "fisica", oggi, di un "pensiero semplice", accessibile a tutti, carico della pienezza, della ricchezza e della semplicità di Dio, del Vangelo, della natura, della speranza che nasce da Gesù Risorto.

("Avvenire", 29/4/’08)