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«Molti mi chiedono: perché spendere duemila euro per andare alla "Gmg",
quando ci sono tante necessità urgenti in tutto il mondo? Ecco cosa rispondo loro»…

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Quasi tutti i giorni mi ritrovo a discutere, a voce o "via email", con giovani, amici, credenti e non credenti, sacerdoti, sull’opportunità di spendere più di duemila euro per partecipare alla "Giornata mondiale" di Sydney quando nel mondo, come più volte ha ricordato lo stesso Santo Padre, ci sono drammi umanitari gravissimi: la gente muore di fame e di "Aids" in Etiopia, in Mozambico, ed anche in Italia c’è chi vive sotto i ponti o dentro industrie abbandonate; per molti giovani duemila euro sono lo stipendio "precario" di due mesi.
Partecipare alla
"Gmg" in Australia è un grandissimo "atto di fede" nella "Provvidenza", che non farà mancare gli "aiuti umanitari" ai "profughi" del Darfur e contemporaneamente permetterà ai giovani di annunciare la gioia di Gesù Risorto alle Chiese che sono in Australia.
Non può che essere così: è lo stesso Spirito Santo che chiama i giovani ad andare a Sydney con il Papa e li invita a «vendere tutto per donarlo ai poveri».
Ogni tentativo di "contrapporre" la Chiesa e l’azione dello Spirito Santo, lo sappiamo bene, è "diabolico"; la parola "diavolo" è di origine greca e vuol dire "colui che divide". La fede è credere o non credere nella presenza costante, rassicurante e "provvidente" di Gesù risorto; Dio c’è o non c’è, per chi ci crede e anche per chi non ci crede; non sono mai stato in Groenlandia, ma capisco che la Groenlandia o esiste o non esiste, non può esistere più o meno, ogni tanto...
Sono tanti i gesti con cui le persone manifestano con "semplicità" la presenza di Dio nella loro vita. Molte famiglie da cui sono andato a cena recitano una preghiera prima di iniziare a mangiare, ricordando che tanti oggi muoiono di fame; c’è chi invoca la protezione di Dio o degli Angeli prima di affrontare una situazione pericolosa, una partita, un esame, prima di mettersi in viaggio, e c’è chi lo conclude pregando e ringraziando perché tutto è andato bene.
È una fede "semplice" e bella quella di chi fa un "segno di croce" passando in prossimità di una Chiesa o di un Cimitero – i nostri morti sono vivi e ci proteggono – , o di chi si svuota le tasche di fronte a una necessità... Anche l’"etere" e il "web" sono diventati luoghi per manifestare in modo "semplice" la presenza di Dio. Quotidianamente ricevo e invio "sms "ed "email" con richieste di preghiera: più volte mi è capitato di dire una preghiera al telefono, per un motivo serio. Mi colpisce la fede di chi si mette in fila per andarsi a confessare con il "capo chino", in ginocchio, come in Etiopia, in Mozambico, in Congo, dove si muore di fame e c’è bisogno di tanta fede nella "Provvidenza" e nella misericordia di Dio, che ha cura dei fiori del campo e degli uccelli del cielo, figuriamoci degli uomini, suoi figli!

("Avvenire", 6/5/’08)