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facciamo loro conoscere la vita come dono»

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Alcuni giorni fa mi sono ritrovato a preparare un "campo di formazione" per educatori. Insieme allo "staff" si è discusso se la Santa Messa andasse celebrata ogni giorno, a che ora e se la partecipazione degli allievi dovesse essere "obbligatoria".
Ricordo che quando ero semplice "scout", e anche successivamente da "capo reparto", nei giorni in cui l’assistente sacerdote era presente al campo la Santa Messa veniva celebrata ogni giorno, in un orario "praticabile", non al mattino alle 7 né alle 23, e la partecipazione era libera. I capi davano l’esempio e molti di noi ragazzi ci aggiungevamo giorno dopo giorno.
La Santa Messa è un dono, non un obbligo; io non devo andare a Messa, io voglio andare a Messa, per la mia vita e per l’umanità!
La logica del dono capovolge il modo di vedere il mondo: si scopre che anche ciò che può apparire una minaccia, forse, a pensarci bene, non lo è.
Alcuni mesi fa un Ministro aveva descritto le tasse come «una cosa bella», un dono, non un obbligo; intendeva forse dire che sono il modo per mettere in comune le proprie ricchezze, per costruire il "bene comune", per aiutare chi non arriva alla fine del mese. Ogni cosa è un dono, tutto è "grazia": il pane sulla tavola, il sole, la pioggia, il lavoro, lo studio, l’amicizia.
Per alcuni anni ho insegnato in due scuole pubbliche non statali, gestite da ordini religiosi; molti le chiamano «scuole dei ricchi», ma non è vero. In esse ho trovato ragazzi di tutti i tipi: alcuni di loro erano molto più bisognosi di quelli che incontravo nelle scuole statali; l’ambiente più raccolto, l’attenzione dei preti e delle suore aveva evitato l’abbandono scolastico e cose peggiori.
Le scuole non statali sono un dono o una minaccia per la società? Per alcuni ragazzi sono state la salvezza: perché ostacolarle?
Per 12 anni, durante l’ora di religione, mi sono sempre sforzato di insegnare ai ragazzi cose buone e culturalmente significative. Spero che le mie lezioni, almeno alcune, siano state, per i miei alunni, un dono, anche piccolo, e non una minaccia. Oggi c’è chi ostacola questo insegnamento.
Il Vangelo racconta che Gesù un giorno disse a chi lo ostacolava: «Se faccio o dico qualcosa di male mostramelo; se, invece, insegno cose buone, perché mi perseguiti?». Oggi è importante creare un’alleanza per il bene delle persone, lasciando da parte le "ideologie". Un candidato Sindaco della mia città, Genova, desiderava il ritorno dell’«odio di classe». Il "Compendio della dottrina sociale della Chiesa", invece, si chiude invocando la venuta della «civiltà dell’amore». Mi chiedo: la visita di un grande "capo religioso", chiunque esso sia, all’"Onu" o a una "Università statale" per una conferenza sui "diritti umani" e sull’amore, sono un dono o una minaccia contro cui manifestare?

("Avvenire", 27/5/’08)