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«Camminando per Sydney, qualche giorno fa, ho regalato il mio Rosario,
quello "logoro" che uso sempre, a una ragazza che piangeva».

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Nel suo Discorso all’"Assemblea generale dei vescovi italiani", il Papa ha parlato della necessità di parlare ai giovani di Dio, della sua esistenza, di non dare per scontata la trasmissione della fede nella persona di Gesù; il Signore non è un’idea né un sistema di valori. Pochi giorni prima, accostandomi al Sacramento della Riconciliazione, il Padre confessore che non conoscevo mi aveva invitato con decisione a non rivolgermi a lui indicando l’elenco dei miei peccati o dei miei stati d’animo spirituali, bensì a Dio, con frasi del tipo: «Ti chiedo perdono Signore perché…». La celebrazione dell’Eucaristia dovrebbe essere il momento privilegiato in cui si avverte la presenza di Gesù vivo perché risorto: i discepoli di Emmaus «lo riconobbero nello spessore del pane»; anche la preghiera personale in cui l’«io» si rivolge a un «tu» invisibile manifesta, o la "pazzia psichiatrica" di colui che parla nel vuoto, o la presenza di un «altro». In questi ultimi anni ho scoperto l’importanza delle immagini nella preghiera; quando entro in Chiesa e mi preparo alla preghiera, lo sguardo va immediatamente alla ricerca del Tabernacolo e, successivamente, al Crocifisso o a Maria: icone, statue, immagini mi aiutano a «immaginare» la presenza personale di Dio. Rende visibile la presenza di Dio, chi vive totalmente abbandonato alla sua Provvidenza. Non essere troppo preoccupati di cosa mangiare o di cosa vestire, equivale a dire che «qualcuno ci penserà; colui che nutre gli uccelli del cielo e i pesci del mare si deve ricordare anche di me». Ogni risposta a una chiamata è una grande testimonianza della presenza di Dio, è fede allo stato puro. Ancora oggi, dopo 16 anni, molti giovani e meno giovani mi chiedono: «Perché ti sei fatto prete?». Credo che la risposta più corretta sia: «Perché il Signore mi ha chiamato?». Quando chiedo alle coppie di sposi: « Perché vi sposate?», spesso rispondono: «Perché ci amiamo; il Signore ci ha fatto incontrare». Qualche giorno fa, passeggiando per una strada di Sydney, ho visto una ragazza che piangeva, nascosta nella "rientranza" del muro di un palazzo. Sono passato oltre pensando a cosa potevo fare per lei; sono tornato indietro e le ho offerto la mia corona del Rosario, quella mezza distrutta che uso tutti i giorni. Inizialmente lo ha rifiutato, poi nel mio inglese "zoppicante" la ho detto: «The Holy Mother of the South Cross will help you!», la "Santa Madre della Croce del Sud" ti aiuterà. Quando le ho parlato di una persona, la Madonna, allora lo ha accettato, sorridendo; né io né lei dimenticheremo mai quella sera.

("Avvenire", 10/6/’08)