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Della "Gmg" di Sydney mi ha colpito la "fiducia" del Papa nei giovani,
"promotori" di un mondo governato dall’amore puro, fedele, libero.

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Per tutto il mese di Agosto, a chi mi chiedeva cosa mi avesse colpito maggiormente della "Gmg" di Sydney, ho risposto: la "fiducia" del Papa nei giovani, nella loro capacità di costruire una "nuova era", governata dall’amore puro, fedele, libero, capace di "promuovere" il bene e la dignità dell’altro ("Omelia" della Messa a Randwick). A Sydney, durante la Cerimonia dell’arrivo del Santo Padre al Molo di Barangaroo, ho sentito un giovane esclamare: «Che sfortuna, siamo lontanissimi, non vedremo nulla!»; ho provato quasi imbarazzo nell’apprendere che io invece ero vicinissimo al "palco"; avrei voluto essere al suo posto, perché se io sono lontano, qualcuno sarà vicino: se io sono l’ultimo, qualcuno sarà prima di me. Il Vangelo ci propone ragionamenti apparentemente "strani"; sono in tanti a sognare un nuovo modo di vivere e pensare; porgere l’altra guancia, non rispondere con uno schiaffo a chi ti ha schiaffeggiato, non è un’esagerazione: è l’unico modo "sensato" di vivere. Un mondo nuovo, un’"età nuova" può nascere solo da persone nuove, "rigenerate", rinnovate dalla "Grazia".
Il 15 Agosto, Festa della "Madonna Assunta", ero a
Lourdes con un gruppo di giovani. Il Santuario era traboccante di persone (un’esperienza da fare!). Stavo "concelebrando" la Messa all’aperto.
Durante la preghiera del "Confesso", quella in cui ognuno chiede perdono a Dio e ai fratelli dei propri peccati, ho sentito un grido forte, "gutturale", provenire da dietro le mie spalle. Mi sono girato e ho visto, qualche metro dietro di me, un giovane in "carrozzella", con le gambe accavallate, che mi guardava; avrà avuto 35 anni. Aveva un cappello di paglia in testa, quello del «Pellegrinaggio nazionale francese», teneva le mani leggermente alzate sopra la testa, le dita "deformi" posizionate in modo inusuale; sorrideva, tenendo la lingua leggermente fuori dalla bocca, e scuoteva la testa un po’ a destra e un po’ a sinistra. Ho provato una terribile stretta al cuore… Non posso pensare che Dio voglia la "disabilità", la sofferenza, la malattia. Se la malattia non viene da Dio, allora non può che venire da noi. Non l’ho mai letto su nessun libro, ma sento che è così. La "carrozzella" di quel ragazzo mi è sembrata la "Croce salvifica" di Gesù e quindi, in un certo senso la conseguenza dei nostri peccati, dei peccati dell’umanità. Il disordine dei movimenti "spastici" di quel giovane ha qualcosa a che fare con il disordine della mia vita e del nostro mondo. Se rinuncio a un peccato, un giovane guarisce; questo pensiero mi aiuta a vincere le "tentazioni".
Uomini nuovi, che lottano con il peccato, colmi di "Grazia", guariti dalla misericordia, resi docili dall’amore di Dio, possono essere "profeti" di un mondo nuovo, come ha chiesto il Papa!

("Avvenire", 2/9/’08)