PRECEDENTE     Ritroviamo quel silenzio «puro»     SEGUENTE
della "notte" di Sydney

«La preghiera nel silenzio più assoluto è sempre possibile,
è il segno distintivo del credente, è vita».

Luci di preghiera nella notte, alla Veglia della "Gmg" a Sydney...

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Quest’estate ho avuto la fortuna di fare una breve vacanza con 12 giovani in Rwanda, nella Diocesi di Kabgay, a circa 40 chilometri da Kigali. L’"Ostello diocesano" che ci ospitava, il "Centre S. André", ha una Cappella arredata con legno e stoffe. Tutte le sere, prima di celebrare la Messa, stavo un po’ lì a pregare. La seconda sera, come spesso accade in Africa, è andata via la luce, facendomi piombare nel buio più totale. L’unica fonte di luce è rimasto un Crocifisso di plastica "fluorescente", appoggiato sull’altare e rivolto verso di me.
Anche la Croce era invisibile: né "breviario", né immagini, né "Vangelo", né carta, né penna, solo io e l’immagine di Gesù. Sono rimasto in quella situazione una ventina di minuti a parlare con Lui; venti minuti di preghiera "pura". A
Sydney, durante la "Veglia" con il Papa, a un certo punto, è stato proposto ai giovani un momento di "Adorazione Eucaristica" "pura": solo Gesù nell’ostia consacrata, né canti, né musica, né lettura; solo silenzio, o meglio, "dialogo silenzioso". La preghiera "pura" è sempre possibile, è il segno distintivo del credente, è vita. Vivere con Gesù, parlargli dei propri problemi, sapere di non essere soli, certi del Suo amore misericordioso, è ciò che di più grande possiamo avere.
Alcuni intellettuali oggi si affannano a cercare di convincere le persone che Gesù non è "Risorto"; questa affermazione equivale a dire che gli "Evangelisti" erano dei "bugiardi", che i primi cristiani erano dei pazzi "squilibrati", perché si sono fatti tagliare la testa e mangiare vivi dai "leoni" per una "bufala"; secondo queste persone, anche noi e i nostri padri, alcuni miliardi di credenti, che, in 2000 anni di storia, abbiamo celebrato l’Eucaristia, costruito Cattedrali, percorso migliaia di chilometri in "pellegrinaggi penitenziali", siamo in fondo una "tribù di visionari".
Quelli che parlano con un’"immagine di plastica" o con un "disco di pane azzimo", e in conseguenza di ciò tentano ogni giorno di vivere nell’amore, sono davvero tutti "matti"? Agostino, Dante, Michelangelo, Galileo, Luther King,
Madre Teresa e altri milioni di illustri "geni" dell’umanità sono tutti dei "malati psichiatrici"? Capisco che non è facile credere; è giusto essere in ricerca, ma "teorizzare" che Gesù non è "Risorto" è un po’come affermare che l’Australia non esiste, solo per il fatto che io non ci sono stato e non mi fido della testimonianza degli altri.
Vi chiedo una preghiera, perché non vorrei che un giorno, lassù in cielo, qualcuno mi dicesse: «Siamo stati tanto tempo insieme, abbiamo giocato, cenato, parlato, scherzato e non mi ha mai parlato di Gesù "risorto e vivo", non mi ha mai insegnato a parlargli, a pregarlo, non mi hai mai detto che dovevo studiare per conoscere, e che si ama solo ciò che si conosce e si conosce solo ciò che si ama».

("Avvenire", 16/9/’08)