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Studenti e professori, sacerdoti, politici, impiegati...
Occorre anzitutto fare fino in fondo ciò per cui siamo stati chiamati.

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

In questi giorni mi è capitato di parlare con alcuni giovani "universitari" delle vicende che stanno scuotendo il mondo "accademico". Ho ricevuto varie risposte; tutti erano informati, chi più chi meno, e si erano fatti un’idea propria.
Molti, dopo avermi manifestato la propria opinione circa le voci di "tagli", mi hanno raccontato la fatica che stavano facendo: la delusione di non vedere mai alcuni professori a lezione, troppo spesso sostituiti da "dottorandi", gli orari impossibili con lezioni impegnative alle 19, la non esistenza degli orari di ricevimento degli alunni, la scarsità degli "appelli" per gli esami, la difficoltà di essere seguiti nelle tesi di laurea, la ripetitività degli stessi argomenti in più corsi...
Alcuni mi hanno anche parlato della "scandalosa" impossibilità ad avere un titolo per la tesi, di esami scritti che non venivano corretti, di aule "strapiene" avvisate in diretta dell’assenza del professore.
Altri hanno anche sottolineato lo scarso senso di responsabilità che si diffonde tra ampie "frange" degli studenti, della bassa frequenza alle lezioni, del fatto che molti usano l’ambiente universitario per fare di tutto meno che per studiare...
Da parte mia so che non è sempre così: i miei anni universitari sono stati splendidi perché impegnativi, le relazioni con i colleghi studenti e con gli insegnanti sono state globalmente belle ed "arricchenti". E penso che tutto questo sia vero anche per i tanti che oggi tendono a vedere soprattutto quello che non va. Sono anche convinto che il buon andamento dell’Università - e della scuola in generale - sia responsabilità di tutti, studenti, professori, impiegati e politici, ma che siano i docenti a fare la differenza, nel bene e nel male. Forse una buona forma per manifestare il proprio pensiero è fare semplicemente il proprio dovere, ogni giorno, con la grazia di Dio che, se ci ha chiamati ad un determinato compito – il sacerdote, l’insegnante, lo studente, il politico, l’operaio, l’impiegato, il genitore o il figlio, il medico – non ci può negare il sostegno per vivere la nostra "vocazione" e diventare "santi" in essa. Fare il proprio dovere, nelle piccole cose di ogni giorno, con umiltà ed onestà, è spesso una grande "provocazione".

("Avvenire", 4/11/’08)