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avvicinare un amico a Dio

«Nel nostro mondo una strada privilegiata per la "missione" è il rapporto personale,
a "quattr’occhi", da cuore a cuore, negli incontri quotidiani».

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Domenica prossima comincerà l’"Avvento" (nella Diocesi di Milano è già iniziato da dieci giorni).
Questo tempo di preparazione al Natale mi piace tantissimo. Si dice che San Giovanni Bosco dicesse ai suoi "Salesiani" e ai suoi ragazzi che «l’estate è la vigna del diavolo», perché il "tempo libero" può essere molto rischioso; mi viene da dire che l’"Avvento" è la "vigna della Madonna" per tutto il bene che il Natale suggerisce e suscita attraverso la presenza di Maria, vera protagonista dell’"Avvento", «in attesa del suo piccolo Gesù». Alcuni giorni fa a un "ritiro spirituale" ho pranzato vicino a Sergio (nome inventato), un giovane che parlava con fatica e con suoni "gutturali": forse da piccolo era "sordomuto"; mi ha detto che sta frequentando il quinto anno delle "scuole superiori". Gli ho chiesto cosa avrebbe fatto durante le vacanze di Natale e a Capodanno. Mi ha indicato il suo amico che era seduto accanto a lui, un giovane di circa 20 anni, biondo, con lo sguardo "sveglio", un bel sorriso e gli occhi luminosi, seduto vicino a una ragazza con capelli lunghi e chiari, forse la sua fidanzata. «Vado con loro».
L’amico ha replicato con gioia e una briciola di orgoglio, consapevole della bontà di ciò che stava facendo: «Organizzeremo a casa di una nostra amica in Toscana; Sergio viene con noi!». Natale è tempo di "buone azioni", di regali, di piccoli gesti d’amore, di attenzione a chi è meno fortunato. Che Natale lasceremo a chi verrà dopo di noi se non un Natale attento a chi è in difficoltà, sull’esempio di Gesù che è venuto di persona a salvare un’umanità sofferente? Quest’anno vorrei pensare per tempo ai regali; non voglio arrivare all’ultimo momento, come al solito; oltre a mia mamma, mia sorella e alcune persone "speciali", vorrei inserire nella "lista" alcune altre persone care, stupirle con un pensiero "delicato" e inaspettato; ho pensato a una mia insegnante dell’"Università", una mia «prof» di lettere del liceo, due miei "confratelli" sacerdoti, alcuni giovani, tre famiglie in difficoltà, una "Comunità di Suore". Checché se ne dica, dietro ai regali c’è sempre un po’ d’amore; traspare da tante cose: l’attenzione ai gusti di chi lo riceve, il biglietto d’augurio, il modo con cui lo si consegna...; il valore "economico" conta poco. Uno dei regali più grandi che ho ricevuto è la "Fede", la conoscenza di Gesù: è Lui il "tesoro nascosto", la "perla preziosa"; il Natale è una grande occasione "missionaria". Ogni giorno che passa sento che oggi, nel nostro mondo, una strada privilegiata per la "missione" è il rapporto "interpersonale", a "quattr’occhi", da cuore a cuore, negli incontri quotidiani. Nel "Messaggio" che
il Papa aveva scritto per la "Gmg" di Sydney c’era la richiesta a ogni giovane di portare un amico a Gesù, uno, uno solo... Mi sembra di esserci riuscito, anche se mi accorgo che devo sostenerlo, seguirlo, incoraggiarlo.
Per Natale regalerò anche un po’ di preghiera, spero che qualcuno la regali anche a me…

("Avvenire", 25/11/’08)