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Quando ero piccolo mi piaceva "segnare";
a tutti i costi volevo giocare "punta", "centravanti" o "ala sinistra".
Oggi mi diverto di più a veder "segnare" gli altri.

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Sono appena tornato da un "corso di formazione" di quattro giorni; gli allievi erano 120 giovani, che svolgono un "servizio" all’interno del «Progetto Policoro», un’iniziativa della "Conferenza Episcopale Italiana" per la promozione della "cultura del lavoro" nelle Diocesi del Sud d’Italia. Questi "stage" nazionali si svolgono due volte l’anno per tre anni e, con alcuni di questi giovani, ormai ci conosciamo abbastanza bene: abbiamo giocato, pregato, discusso, pranzato insieme; alcuni di loro si sono confidati, molti si sono "confessati"; il "Sacramento del Perdono" dà gioia ai giovani e dà gioia a noi Sacerdoti: ci sentiamo utili. I giovani che ho incontrato sono in gamba, con grandi risorse umane, culturali e spirituali, "selezionati" all’interno delle loro Diocesi e scelti dai Vescovi; sono giovani desiderosi di futuro per se stessi e per tanti loro amici; giovani entusiasti che sognano un posto di lavoro; molti sperano di aprire una "cooperativa"; alcuni non vedono l’ora di sposarsi e di avere un figlio. Conosco tanti altri ragazzi che guardano al loro futuro con gioia e speranza; vorrei dire che tutti i giovani sono così: tutti desiderano essere felici. Mi è capitato di sentire anche parole di sconforto: «Non ci riuscirò mai! Dovrò andare al Nord, oppure lavorare "in nero" per 300 euro al mese!».
Ogni giorno che passa mi convinco che, spesso, dietro a molti problemi dei giovani ci sono gli adulti; ho la sensazione che gran parte della fatica delle "giovani generazioni" derivi dall’"ingordigia" degli adulti, dal desiderio di "comandare", dall’incapacità di fare un passo indietro. Nella politica, come nella "società civile", troppi adulti, talvolta addirittura anziani, occupano per lungo tempo posti che potrebbero essere affidati ai giovani. Mi sembra impossibile che un adulto non capisca che "c’è più gioia nel dare che nel ricevere", non veda la bellezza di un giovane che si apre alla vita.
Quale emozione più bella si prova nel trasmettere la propria esperienza a chi ha voglia di imparare? Affidare a un giovane un "progetto", affiancandolo, sostenendolo e vedere nel suo sguardo la gioia del "risultato", non può che essere il giusto "epilogo" di una "carriera" ben riuscita. Conosco celebri studi di avvocati che hanno centinaia di clienti; perché non lasciare qualche "pratica" a un giovane?
Brillanti studi di architettura "monopolizzano" "appalti" e "progetti"; perché non lasciare spazio a qualche laureato?
Amo giocare a pallone. Quando ero piccolo mi piaceva "segnare"; a tutti i costi volevo giocare "punta", "centravanti" o "ala sinistra", visto che sono "mancino". Oggi mi diverto di più a veder "segnare" gli altri, mi piace fare loro un "assist" intelligente e vederli esultare.
Cari adulti, specialmente voi che contate nella società, ho un’idea "natalizia": regalate ai giovani un po’ di "spazio", fateli venire avanti! Non temete, "Gesù Bambino" vi riempirà di gioia; anche la sua famiglia ha sperimentato le difficoltà: «Mi dispiace, non c’è spazio per voi nell’albergo!». Quel "bambino", qualche anno dopo, ha detto che «chi cerca la propria vita, il proprio "prestigio", la perde; chi invece dona la propria vita, la trova».
Buon Natale a tutti…

("Avvenire", 2/12/’08)