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è più facile che in "bus"

Anche fra i giovani, a Messa, spesso non ci si saluta,
talvolta si va alla ricerca dei posti più lontani.
Dov’è la "famiglia parrocchiale"?

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Ogni giorno "feriale", alle 7, compreso il Sabato, insieme a un gruppo di "confratelli" e ad un Vescovo, celebriamo la Messa nella "cappella" annessa alla casa in cui viviamo; in genere partecipano la "Comunità delle Suore" che gestiscono la casa, un gruppo di "laici" del vicinato, una parte del personale che lavora nella casa e una folta "Comunità di Suore", nostre vicine; spesso con loro sono presenti alcuni giovani che si preparano a vivere "esperienze missionarie". In questi ultimi mesi erano presenti 2 ragazzi e 3 ragazze; si capiva che alcuni di loro non erano italiani perché seguivano le parole della "celebrazione" leggendo da un libro.
Un giorno, dopo alcune settimane che li vedevo, ho deciso di conoscerli.
Dopo essermi tolto in fretta i "paramenti" ho raggiunto Brand, mi sono presentato e anche lui ha fatto lo stesso; ho scoperto che era americano, sposato da pochi mesi con Rachel e che insieme si stavano preparando per andare a Timor Est, in una scuola. Dopo alcune "battute", mi ha chiesto di "confessarsi". Siamo diventati amici; il giorno dopo mi ha presentato sua moglie, una coppia di sposi polacchi anch’essi in partenza per Timor e una giovane italiana in attesa dei "documenti" per il Brasile. Pochi giorni fa ho celebrato per loro una Messa, il giorno prima della partenza; in quell’occasione ho avuto anche la possibilità di conoscere le Suore, simpatiche, gentili. In molti mesi me ne ero fatto un’idea diversa.
Sono bastati un saluto, due parole con Brand, per iniziare un "cammino".
Alcune settimane fa è stato organizzato a Roma un "laboratorio di studio" su: «I giovani e l’Eucaristia domenicale». Con mio grande stupore, durante la "tre giorni" a cui hanno partecipato giovani, Sacerdoti, "religiosi" e "religiose", adulti, "liturgisti" e un Vescovo, l’idea prevalente emersa è stata quella di rendere le nostre "assemblee domenicali" più accoglienti e meno "impersonali". Molti ammettevano che, anche fra giovani, a Messa, spesso non ci si saluta, non si sorride, talvolta si va alla ricerca dei posti vuoti e lontani da altri; pochi sono coloro che si trattengono dopo la Messa sul "sagrato", a parlare. Dov’è la "famiglia parrocchiale", la "comunità" che "scoppia" di gioia per la presenza del "Signore Risorto"? Questa osservazione mi ha veramente colpito.
Capisco che non è facile salutare tutti, sorridere sempre, ma tra sorelle e fratelli cristiani dovrebbe essere possibile; abbiamo così tante cose in comune: la Fede, la "Parola di Dio", la "Legge dell’Amore"... Sull’"autobus", sull’ascensore, in coda alla posta non è facile... cominciamo a farlo a Messa! «Ciao, che bello vederti qui. Come stai? Ti chiedo una preghiera per una situazione che mi sta molto a cuore...». Recentemente mi è capitato di leggere nella preghiera il testo degli "Atti degli Apostoli" in cui Barnaba andò a cercare Paolo, che si era isolato, per coinvolgerlo nell’"attività missionaria". Forse Paolo non aspettava altro che essere accolto, ricordato, "pescato". La Messa natalizia di "mezzanotte" può essere un’occasione da non perdere per fare qualcosa di bello e accogliente per persone che ordinariamente frequentano poco la Chiesa, nel nome di Gesù che tutti vuole incontrare.

("Avvenire", 9/12/’08)