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È bello imparare a farlo. E insieme fermarsi a chiedere perdono:
anche nei propri peccati è possibile vedere tutto l’amore di Dio.

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

La settimana scorsa ho avuto la fortuna di fare gli "esercizi spirituali", un "ritiro" prolungato di preghiera di alcuni giorni. Per una settimana non ho incontrato nessuno, se non i miei tre "compagni di avventura" e il sacerdote che ci guidava; confesso però che dopo pranzo rispondevo a qualche "sms", in particolare a quelli "sofferenti" di una giovane di 19 anni: ha qualche problemino fisico e dei grossi problemi familiari; vive sola con la mamma che, lei pure sofferente, si è data al "bere".
Parlando del Natale, la ragazza mi chiede con insistenza dove stia nascendo Gesù oggi, perché proprio non riesce a vederlo, non riesce a capire se "autodefinirsi" credente o meno.
Mi ripete con insistenza che si sente confusa, soprattutto sola; giorni fa ho letto una riflessione del
Papa che diceva che l’origine di ogni sofferenza è la "solitudine"; è una situazione di tutti, giovani e adulti. La domanda dove sia Gesù, analoga a quella della folla del "Vangelo", «vogliamo vedere Gesù», è certamente "graffiante". La mia esperienza mi suggerisce immediatamente alcune risposte. Gesù è vivo nella Chiesa, nella "comunità cristiana", nei "Sacramenti", in modo speciale nell’"Eucaristia"; Gesù è nella "Parola di Dio" e nel prossimo.
Mentre scrivo queste cose sulla tastiera del "telefonino", capisco che devo continuare l’elenco.
Osservando la mia vita con uno sguardo semplice, mi viene da dire che, in realtà, sono riuscito a trovare "Gesù Risorto" ovunque.
Sono certo che l’amore di Dio ci raggiunge continuamente, in ogni istante, non solo quando prego al mattino, la sera o quando faccio la "Comunione".
Talvolta ho sentito l’amore di Dio attraverso l’acqua con cui mi lavo al mattino, nella presenza di un fratello sconosciuto nello scompartimento del treno, nel cappuccino "imbevibile" con cui facevo colazione in una casa in cui sono stato per molto tempo: anche quella bevanda, in alcuni momenti, mi ha mostrato il "sorriso" di Dio, che mi invitava a riflettere sull’essenzialità e il "dono". Sento l’amore di Dio nella voce triste di mia sorella che ha bisogno di essere consolata e nell’inchiostro della penna che mi sta dando la possibilità di scrivere. Mi sono sentito amato quando ho visto uno scoiattolo e una cornacchia saltellare tra il fango e la neve. Quando ci penso, mi viene da ridere: ma una volta che mi ero perso, anche un "cartello stradale" mi è sembrato un segno dell’amore di Dio. Non sempre mi capita di sentire il caldo "abbraccio" di Dio in ogni cosa; forse perché in questi giorni ho pregato un po’ di più.
In qualche "campo estivo" mi è stato insegnato, al termine della giornata, a ringraziare per tre cose belle che mi erano successe durante il giorno; quando ero più giovane, lo facevo; ora, da prete, mi sforzo di chiedere perdono per i miei peccati; anche in essi è possibile vedere l’amore di Dio; sono stato scortese con mia madre: grazie Signore perché me l’hai donata!
Padre buono, il Bambino di Nazareth e una mamma "alcolizzata" sono segni del tuo amore, che ci spinge ad amare sempre di più...

("Avvenire", 16/12/’08)