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che aiutino a leggere la vita…

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Nei giorni fra Natale e Capodanno, ho avuto la possibilità di trascorrere un po’ di tempo con la mia famiglia in montagna; mi sono riposato e ho cercato di offrire un po’ di aiuto al Parroco del luogo. Le notizie della drammatica situazione a Gaza, e delle "tragedie umane" di cui giornali e "telegiornali" fedelmente ci tengono informati, hanno stimolato la mia preghiera.
Sulle "piste da sci" ho incontrato molti giovani che non vedevo da tempo.
Raccontando la mia vita attuale e chiedendo informazioni sulla loro situazione, alcuni, spontaneamente, mi hanno manifestato le loro ansie, preoccupazioni e indecisioni sul proprio futuro: una diciottenne vuole abbandonare il liceo per andare in Africa; un giovane, che tra breve concluderà la "laurea triennale", vuole cambiare totalmente "corso di studi" perché non vede sbocchi lavorativi; un terzo, dopo anni di fidanzamento, non si sente più di continuare e si è già innamorato di un’altra persona.
Potrei andare avanti con questo elenco, raccontando la voglia di qualcuno di andare via di casa, di abbandonare la fede e richieste del tipo: «Vorrei fare del "volontariato", perché la mia vita è vuota e senza senso». Di fronte a questa "inquietudine" mi sono sentito impotente, anche perché, da lì a pochi giorni, avrei nuovamente perso di vista quei ragazzi, chissà per quanto tempo; mi sono commosso, perché ho avvertito una grande sofferenza nelle loro parole.
Ho provato a "balbettare" qualcosa durante le "risalite" sulla seggiovia a due posti; li ho invitati, credenti e non credenti, ad avere fiducia nel Signore.
Mi sono reso conto di quanto sia importante avere qualcuno che ci aiuti a "leggere" la vita, a dare un nome ai desideri. Ancora di più ho capito quanto sia importante, per i giovani e per gli adulti, avere dei "maestri", che ci aiutino a scoprire i segni della "presenza" di Dio nella nostra esistenza attuale e passata: una "presenza" dolce e affettuosa, che continuamente lancia "messaggi" e indica la strada della felicità, che parla nel profondo della nostra coscienza chiamandoci a sé.
Negli stessi giorni, in coda allo "skylift", lungo le piste o durante il "passeggio serale" per il paese, ho avvertito una cosa davvero brutta: l’uso così diffuso presso i giovani della "bestemmia"...
Perché offendere colui che ha dato il suo Figlio per noi, che ci ama in ogni istante di un amore tenerissimo?
Donaci, Signore, in questo nuovo anno appena iniziato, "maestri" che ci aiutino a leggere nella nostra vita i segni del tuo amore!

("Avvenire", 6/1/’09)