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Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Alberto studia "Economia"; è stato mio alunno al "liceo"; insegnare "religione" è stata una delle più belle esperienze della mia vita, anche per le belle persone che ho incontrato. Con lui e altri giovani siamo stati nell’estate 2007 a Bukavu, nel "Sud Kivu", "Repubblica Democratica del Congo", ai confini con il Rwanda e il Burundi. Ci ha ospitato una "Comunità" di Suore che non dimenticheremo mai e che presto vorremmo tornare a trovare. Alberto mi ha raccontato che quest’anno ha rinunciato a ricevere regali e ha deciso di inviare la somma corrispondente in Africa; così ha fatto. Scolastica, una delle indimenticabili Suore Congolesi, gli ha comunicato nei giorni natalizi che ha usato i soldi per "difendere" 20 giovani che ingiustamente erano stati incarcerati; Alberto me lo ha detto con un "sms" traboccante di felicità.
Nelle carceri di Bukavu non viene dato nulla da mangiare; sono le famiglie e le Parrocchie che devono provvedere ai prigionieri. Nella nostra visita del 2007, il "direttore" del carcere ci ha permesso di entrare in una "cella", dove circa 70 persone vivevano in una stanza di 10 metri per 10 metri, al buio. Quando siamo entrati, avendo capito che eravamo stranieri e io un Prete, i "detenuti" hanno intonato un "Alleluia" in nostro onore. C’è una parte del mondo che vive in condizioni spaventose, di fronte alle quali ci sentiamo "capricciosi" e impotenti. Le Suore, i Missionari, sono "angeli", "messaggeri di amore" attraverso i quali possiamo raggiungere i nostri fratelli e le nostre sorelle più poveri. Molti di loro fanno la "spola" fra l’Italia e i Paesi del "Terzo Mondo", come la
Somalia, il Darfur, Gaza, il "Chiapas". A questi "angeli" possiamo affidare una piccola somma di denaro o un bel paio di scarpe da ginnastica, una borsa, una collana, un pallone di cuoio per far giocare i bambini. In camera mia, sulla libreria, ho un pallone da calcio africano fatto di sacchetti di plastica e foglie di banana, tenuto insieme da una corda di "nylon". Il "direttore" del carcere di Bukavu ci ha chiesto magliette per giocare a pallone; attraverso le Suore abbiamo provveduto, con un pizzico di "nazionalismo", a far loro giungere due completi da calcio "a 11", di cui uno "azzurro Italia". Un gruppo di "detenuti" sono minorenni; uno di loro, vedendo il papà che "abusava" delle sue sorelline, lo ha ammazzato; rimarrà in carcere per tutta la vita, a meno che qualcuno, fra qualche decennio, non paghi una "cauzione".
Questi "angeli missionari", "postini" d’amore e di "solidarietà", abitano anche nelle nostre città; se affidiamo loro anche solo "cinque pani e due pesci", il Signore certamente li "moltiplicherà"; e sarà una gioia immensa, per loro e per noi, come quella che ha provato Alberto!

("Avvenire", 13/1/’09)