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Possiede quel sorriso semplice, luminoso, "gratuito", che solo i ragazzi "down" hanno.
Quando siamo insieme e lo osservo,
mi convinco che il suo destino è diventare "educatore".

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Tra le mie foto preferite, quelle che tengo in mezzo ai libri che uso più spesso, ne ho una di 6-7 anni fa in cui sto facendo il bagno nel Lago Superiore di Roburent. Con me c’è Paolino, un mio caro amico; con lui e con altri ragazzi stavamo facendo un "campo mobile" in tenda. Paolo sa suonare l’organo, è un buon nuotatore, canta, cammina e se la cava bene anche sugli sci; per molti anni è stato il mio "chierichetto" durante la Messa della Domenica. Paolo ha un sorriso stupendo, quel sorriso semplice, luminoso, "gratuito" che solo i ragazzi "down" possiedono; quando siamo insieme e lo guardo, spesso mi chiedo quale progetto di "santità" abbia in mente Dio per lui; mi sono convinto che la sua "vocazione" sia quella di "educatore". Paolo mi ha insegnato tantissime cose: l’attenzione all’altro, al rispetto dei tempi, dei desideri, della stanchezza di chi ti è accanto.
La scoperta della propria "vocazione" è certamente la questione più importante della vita. Tanti giovani sono distratti da altri problemi; la volontà di Dio è il principio "unificante" della mia vita. Quando dico queste cose a un giovane, immediatamente nasce la domanda su come scoprire la propria "vocazione"; la domanda equivale a quella su come ascoltare la voce di Dio. Prima di tutto è necessario affinare i "sensi spirituali"; è necessario essere persone "raccolte", attente, con gli occhi spalancati, le orecchie distese per riconoscere la voce di Dio. I "peccati", l’attaccamento ai "beni materiali", alle persone annebbiano i sensi e rendono più difficile l’ascolto di Dio.
Da un paio d’anni cerco di "confessarmi" tutte le settimane e dedico un’ora al giorno al silenzio. Sono sincero, non sempre ci riesco, ma quando lo faccio, ringrazio il Signore. Ripensando alla mia vita, devo ammettere che non sempre è stato facile capire la sua volontà; fortunatamente sono stato spesso aiutato, "confortato", guidato da persone che sentivano la voce di Dio meglio di me. Spesso ho chiesto consigli a persone "sagge", che mi volevano bene e mi dicevano la verità anche se dolorosa.
Una volta intuita la propria "vocazione", entrano in ballo coscienza e volontà; dico coscienza e volontà, perché seguire o non seguire la "chiamata" di Dio implica una responsabilità verso noi stessi e verso gli altri. La nostra vita, lo sappiamo bene, non è solo nostra, è di tutti; è fatta per essere donata perché tutti ne possano godere. Seguire la propria "vocazione" è, in un certo senso, un dovere verso la "collettività". Se sarò un medico "scadente", un Sacerdote mediocre, un contadino pigro, una mamma "sbadata", un politico disonesto, un giornalista superficiale, un insegnante "svogliato", un operaio disattento impoverirò il mondo. Educarsi, crescere, formarsi è un dovere anche verso chi incontreremo sulla strada dell’amore; gli altri hanno il diritto di incontrare persone che cercano, ogni giorno con l’aiuto di Dio, di essere "vere".
Paolo è stato ed è ancora un grande dono per la mia vita. Certe volte mi manca un po’… ma ho quella fotografia in mezzo ai libri che uso più spesso!

("Avvenire", 17/2/’09)