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Una visita a Pettino, "frazione" del "capoluogo",
col responsabile della "Pastorale Giovanile Diocesana.
Il desiderio di tutti? Avere qualcuno accanto nella "prova".

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Il Lunedì di «Pasquetta» sono andato a L’Aquila; volevo esprimere la mia vicinanza a tutti i fratelli e le sorelle che hanno subìto la tragedia del "terremoto", ma in particolare desideravo incontrare Don Dante, l’incaricato "Diocesano" di "Pastorale Giovanile" fino a Settembre 2008, e Don Dino, il nuovo Sacerdote responsabile. Don Dante è Parroco di Pettino, una "frazione" de L’Aquila; la sua Parrocchia è diventata un "centro operativo" importante. Don Dino mi ha portato nel "campo" allestito dalla "Protezione Civile" dove attualmente vive, a Collefracido, una delle sue tre Parrocchie; nel "campo" vivono circa 140 persone, divise in "tende" da otto posti. A cena ero seduto a fianco di una signora di 82 anni. Mi ha raccontato di aver trascorso in macchina le prime notti dopo la grande "scossa"; ora dorme in "tenda".
Mentre ero al campo sono arrivate le "brandine"; di notte fa freddo, perché il paese è a 800 metri sul livello del mare e il Gran Sasso e il Monte Velino sono ancora coperti di neve. Le famiglie con i bambini sono state trasferite negli alberghi del "litorale adriatico".
Mentre mangiavamo la minestra è arrivata una "scossa", breve ma intensa.
La signora mi ha detto che lei prega Sant’Emidio, "protettore" della popolazione contro il "terremoto"; aveva imparato a farlo da sua madre. Prima di cena abbiamo celebrato la Messa sotto un grande "tendone" bianco della
"Caritas"; non tutti hanno partecipato alla "liturgia", ma è stato un momento molto bello; mi sono accorto di quanto sia vera la frase: «La comunità cristiana fa l’Eucaristia e l’Eucaristia fa la comunità cristiana».
Adulti, anziani e giovani, Preti e "laici", uomini e donne, tutti eravamo stretti intorno a Gesù. Una giovane, al termine della Messa, mi ha detto: «Siamo contenti che Don Dino sia in mezzo a noi».
Poco prima della "celebrazione" una signora mi ha accompagnato a vedere le case crollate, fra le quali la sua e quella del Parroco. Nel tempo fra la Messa e la cena, chi non era impegnato a cucinare o a fare altre cose, si è raccolto intorno al fuoco, seduti sulle panchine di ferro prese dalla piazza del paese. Da sette giorni il fuoco ardeva ininterrottamente. Alla luce delle fiamme alcuni raccontavano storie, altri parlavano della situazione dei propri famigliari che erano altrove.
C’erano anche dei giovani in quella piccola "tendopoli". Sono stato bene fra quelle persone semplici, silenziose, provate dalla stanchezza di una settimana vissuta fuori casa e dal "lutto" per parenti, amici o solo conoscenti, ma disponibili a stare insieme. È questo il vero, grande desiderio di ogni uomo e di ogni donna: non essere soli nelle difficoltà e quindi in tutta la vita.
Ai 295 "angeli" che il "sisma" ha portato in cielo chiediamo di aiutarci a capire che vivere con uno "spirito comunitario" è bello, perché profondamente umano e quindi "cristiano".

("Avvenire", 21/4/’09)