PRECEDENTE  In ogni esistenza, una "lotta spirituale" quotidiana  SEGUENTE

«Porto con me tutte le "sofferenze" che incontro, dentro esistenze "in salita".
Vivere la propria "vocazione" da "credenti" è davvero impegnativo».

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Domenica 3 Maggio, "IV Domenica dopo Pasqua", è stata la "Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni"; per tutte le "vocazioni", ma in particolare per le persone chiamate alla "vita consacrata": Sacerdoti, Diaconi "permanenti", Frati e Suore, Monaci, Missionari e altre persone che vivono la loro "consacrazione" nella segretezza. La "Giornata delle Vocazioni" è un’occasione importante per riflettere sulla vita.
Dopo 17 anni di "vita sacerdotale", credo di aver capito che la vita è la "risposta" a una "chiamata" di Dio, che ci ama e ci vuole felici; questa "convinzione" è per me illuminante e liberante; da sola dovrebbe bastare a dare pace alla mia esistenza. Mi rendo conto, tuttavia, che la vita ha le caratteristiche di una "lotta", di un "combattimento" "spirituale" e "vocazionale" quotidiano. Mentre scrivo, ho in mente alcuni incontri recenti con giovani che, come posso, accompagno nel "cammino spirituale". Ho nel cuore la "lotta" di una coppia di giovani "conviventi" che stanno combattendo per abbandonare la droga; la sofferenza tremenda di una giovane, prossima al matrimonio, che sta lottando con la "tentazione" di non perdonare un’infedeltà del fidanzato; porto con me la fatica e la delusione "spirituale" di un "confratello" Sacerdote e quella di una giovane Suora, vittime ambedue di gelosie in "comunità"; soffro per la "separazione" di una giovane coppia di miei amici appena sposati, per il malessere di un "novizio" causato dal comportamento di alcuni compagni; condivido la sofferenza di due giovani che non riescono ad avere bambini, e non volendo ricorrere alla "fecondazione assistita", vivono da anni nella preghiera e nella speranza. È importante che nelle "battaglie" legate alla propria "vocazione" siano presenti il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo e la Beata Vergine Maria. Quante volte nella "lotta" mi è capitato di invocarli, anche chiamandoli "mamma" e "papà"; è noto che volendo insegnare agli "Apostoli" a pregare, Gesù abbia usato un’espressione che andrebbe tradotta «Papà Nostro», anziché «Padre Nostro». Quasi per incanto, invocando la loro "presenza", la speranza, l’amore e la "luce" prevalgono sulle "tenebre": Gesù ha vinto la morte definitivamente. È importante imparare e insegnare a invocare una persona "vera", "viva", un nome, un volto… Come ha fatto Pietro quando, dopo esser stato chiamato da Gesù a camminare sulle acque, dopo alcuni passi «si impaurì e, cominciando ad affondare, urlò: "Signore salvami"!».
La "lotta" "spirituale" e "vocazionale" porta sempre con sé una sofferenza; è quella che offro tutti i giorni sull’"altare" con il pane e il vino, per me e a nome di tutti i fratelli e le sorelle: è una sofferenza che mi riempie di "gioia" e mi fa sentire con Gesù. Vivere la propria "vocazione" da "credenti", certi della presenza dello Spirito Santo, è impegnativo; vorrei pregare per tutti coloro che, non avendo la "fede", sono ugualmente chiamati a vivere situazioni di difficoltà e di sofferenza!

("Avvenire", 5/5/’09)