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«Abbiamo tanto da insegnare e da imparare...
Lì, nessuno è "ateo":
tutti sanno che c’è "qualcuno" al di sopra di tutto e di tutti che governa».

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Ogni estate, da circa dieci anni, con un gruppo di giovani, faccio un viaggio in terra di "missione"; andiamo a visitare o un Sacerdote, o una "comunità" di Suore, o di "laici" in qualche modo legati alla nostra "Diocesi". Ricordo che qualche anno fa andammo in Mozambico, a trovare un Padre "Comboniano" che annunciava Gesù in alcuni villaggi dell’"entroterra", nel bacino dello Zambesi, in prossimità del grande "lago artificiale" di Cahora Bassa.
Durante un incontro fra il nostro gruppo, composto da 13 persone, e un gruppo di ragazzi del luogo, avvenne un fatto che mai dimenticherò. Insieme a me erano partiti due giovani "non credenti", invitati da due ragazzi che conoscevo; volevano fare un’esperienza "africana", conoscere la gente e la realtà. Durante l’incontro, uno di loro si presentò dicendo di essere "ateo"; il Missionario tradusse l’affermazione in "lingua locale"; immediatamente i giovani africani scoppiarono in una "risata" prolungata, a cui fecero seguito alcune considerazioni; il Missionario tradusse per noi le considerazioni dei giovani africani, che ovviamente riguardavano l’affermazione della "non esistenza" di Dio; a quel punto i giovani mozambicani ci chiesero, nell’"ipotesi" che Dio non esistesse, chi avesse creato il fiume, quale uomo avesse costruito le montagne intorno al lago, chi fosse l’"artista" che ha posizionato le stelle, chi continua ad "alimentare" il calore del sole? In
Africa nessuno è "ateo": c’è chi è "cristiano", chi "musulmano"; anche gli "animisti", i quali parlano di uno "spirito" presente nella natura, sanno che c’è "qualcuno", al di sopra di tutto e di tutti, che governa tutto e tutti. Secondo la maggior parte degli africani solo una persona "pazza", o che vuole "scherzare", può dire che Dio non esiste; quest’affermazione ha generato la "risata" dei giovani. La semplicità di questo "ragionamento" mi ha profondamente toccato. Anche in un recente viaggio in Etiopia, ho visto tanti giovani partecipare alla festa della "Domenica delle Palme": migliaia di ragazzi "religiosi", forse anche perché semplici e concreti. Il profondo, semplice e robusto "ragionamento teologico" dei giovani del Mozambico nasce da uno stretto legame fra idee e "realtà", fra l’osservazione e il "ragionamento", fra il fiume e Dio; non c’è nulla di "virtuale", non ci sono "bugie".
L’incontro fra persone e fra "culture" è straordinariamente arricchente: abbiamo tanto da insegnare e tanto da imparare. Nella mia libreria c’è un "pallone da calcio" fatto con le foglie del banano, tenute insieme da una rete di corda… Me lo hanno regalato dei bambini
Rwandesi, pensando all’Italia "campione del mondo" nel 2006, con tanta speranza per i "mondiali di calcio" che nel 2010 saranno in Africa. Lo guardo ogni giorno: mi "risveglia" l’amore per l’Africa, mi richiama alla "semplicità"!

("Avvenire", 12/5/’09)