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Nei "gruppi giovanili" valorizziamo chi sa parlare, "animare", leggere, studiare
o fare un bel "discorso". Anche lo "sport" aiuta a capirsi.

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Qualche giorno fa, un mio "confratello", fra un discorso e l'altro, mi ha confidato che prima di entrare in "Seminario" aveva praticato, per un buon numero di anni, a livello "agonistico", l'atletica leggera; il mondo dell'«anello di tartan» gli era rimasto nel cuore, là aveva incontrato amici ed aveva imparato tante cose. Proseguendo il dialogo, ci siamo detti che talvolta alcuni Sacerdoti e alcuni "educatori" guardano con sospetto il mondo dello "sport"; io stesso, in un periodo in cui ero impegnato "agonisticamente" ad un certo livello, ho rischiato di essere allontanato da un'"associazione" che amavo; se così fosse accaduto, questo «respingimento» forse mi avrebbe allontanato dalla "Chiesa".
Lo "sport" è un importante "spazio vocazionale" per molti ragazzi. Rosario e Paolo (tutti i nomi sono di fantasia), quando li ho conosciuti, avevano 14 e 15 anni; ambedue faticavano a scuola. Rosario era stato bocciato due volte alle "medie" e Paolo stava per lasciare l'"Istituto Tecnico Industriale". Quasi tutti i pomeriggi, venivano sul piazzale della Chiesa a tirare due calci al pallone; alle tre erano già lì; ogni tanto mi univo a loro; talvolta veniva anche Gerard, un ragazzino africano, adottato. Giocavamo a "porticine", due contro due; tutti e tre erano piuttosto bravi; nessuno di loro frequentava la Messa. Paolo e Rosario non avevano ricevuto la "Cresima". Paolo, nel quartiere, aveva la fama di essere un "ladruncolo" un po' violento. Rosario viveva solo con la mamma ed era un tipo silenzioso e triste. Molte cose cambiarono quando cominciai a invitarli a giocare a calcio con i ragazzi più grandi; dopo qualche mese, organizzammo una "squadretta". Paolo cominciò a frequentare il gruppo degli "adolescenti", a venire a Messa con gli altri ragazzi. Rosario partecipava meno alla vita della Parrocchia, ma divenne presto il "trascinatore" della squadra.
Mi accorsi, da subito, che la fatica a "socializzare" con gli altri rimaneva, che la distanza non era svanita, ma qualcosa in loro, grazie al calcio, era rinato. Un racconto analogo potrei farlo per Sara; a 16 anni era una ballerina "autodidatta" di "funky" e "hip-hop" davvero brava; non altrettanto potevo dire del suo andamento scolastico. Con il mio semplice appoggio, ha organizzato, da sola, una "mini" scuola di ballo frequentata da un bel gruppo di ragazzine. Nel tempo il rendimento sui libri di Rosario, Sara e Paolo ebbe un' evoluzione: Rosario fu promosso, Paolo cambiò scuola, Sara si mise a studiare.
Talvolta nei "gruppi giovanili" valorizziamo chi sa parlare, chi sa "animare", chi sa leggere e studiare o fare un bel "discorso"; spesso è più facile trovare nelle nostre "associazioni" studenti "universitari" o "liceali", piuttosto che operai o "apprendisti" meccanici; alcuni doni, cioè alcune "vocazioni", sembrano essere meno considerati e talvolta guardati con "sospetto"…
Dio Padre non è "sospettoso": il suo "Amore", lo stesso con cui Gesù ha amato noi, il medesimo con cui dovremmo amarci gli uni gli altri, raggiunge tutti, allo stesso modo!

("Avvenire", 19/5/’09)