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I tre anni di "percorso" appena conclusi lasciano una "traccia" profonda.
Anzitutto nella certezza che la fede è la "normalità" della vita.

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Il 31 Maggio si è concluso il triennio dell’"Agorà dei Giovani Italiani"; era la Solennità di "Pentecoste", la Festa dello Spirito Santo. La scelta del giorno di Pentecoste per celebrare la conclusione del triennio mi è sembrata particolarmente felice; è stato lo Spirito Santo infatti il grande protagonista dell’"Agorà", l’anima di una infinità di eventi, piccoli e grandi, vissuti da centinaia di migliaia di giovani: l’incontro di Loreto del Settembre 2007, la "Giornata Mondiale della Gioventù" di Sydney di Luglio 2008, le "Agorà" diocesane e regionali di Maggio e Giugno 2009 sono stati momenti indimenticabili per i giovani e i Vescovi delle Diocesi italiane.
Personalmente ho concluso il mio triennio dell’"Agorà" il 2 Giugno al Santuario di San Gabriele dell’Addolorata, mirabilmente animato dai "Padri Passionisti", ai piedi del Gran Sasso, nella Diocesi di TeramoAtri. L’incontro, dal titolo «Ingaggiati da Cristo», è stato preparato dal
"Servizio Regionale per la Pastorale Giovanile" dell’Abruzzo-Molise; i giovani della comunità del "Centro San Lorenzo" di Roma, collegata con il "Pontificio Consiglio per i Laici", hanno portato a San Gabriele la Croce della "Giornata Mondiale della Gioventù". Gli 11 Vescovi delle Diocesi dell’Abruzzo-Molise sono stati tutta la giornata insieme, vicini ai più di 6mila giovani presenti. Il programma dell’incontro prevedeva momenti di "catechesi" e preghiera, di dibattito, musica e festa. Moltissimi giovani si sono accostati al Sacramento della "Riconciliazione", la celebrazione eucaristica è stata l’entusiasmante vertice della giornata.
Una gioia spirituale che ho provato e che mi è rimasta dentro dopo l’incontro è l’aver notato che i tantissimi ragazzi presenti erano ragazzi "normali": giovani studenti universitari, lavoratori, adolescenti con i "jeans" a vita bassa, ragazze con la "Pinko Bag" e il "brillantino" sul naso.
Ragazzi normali, inginocchiati per l’adorazione eucaristica, con lo zainetto "Eastpack" appoggiato per terra a fianco a loro. Ritengo che seguire il "Vangelo" sia in fondo il modo più bello, più logico, più normale di vivere.
Per me credere è una cosa normale: non sarebbe normale affermare che il mondo si spiega da sé. Per chi crede nell’esistenza di Dio, pregare è una cosa normale perché è semplicemente dialogare con la persona che mi ha creato e mi ama; per un cristiano è normale partecipare alla "Santa Messa", celebrare il Signore della vita e prendere sul serio le parole di Gesù: «Mangiate questo è il mio corpo». Mi sembra normale chiedere perdono quando sbaglio; sarebbe "anormale" non farlo. Se possiedo due panini è normale darne uno a chi non ne ha; è normale dire la verità; non è normale raccontare cose false.
Mi sembra normale rispettare la vita dei bambini che stanno nascendo nel grembo della mamma. La guerra – tutti lo affermano – è un’assurdità, è normale vivere in pace.
Penso che la vita cristiana sia il modo più ragionevole e normale di vivere. I Santi non sono degli "eroi": sono uomini e donne straordinariamente normali, autentici, veri, che si sforzano di realizzare ciò in cui credono, che collegano la fede con la vita; Gesù stesso è vero uomo e vero Dio.
L’"Agorà dei Giovani Italiani" deve continuare come continua la vita della Chiesa. È normale che continui lo "slancio missionario", perché chi ha conosciuto una persona che gli ha riempito il cuore è normale che desideri presentarla ad altri, ai propri amici e compagni di scuola e di Università. È normale che il Natale, la Pasqua, la "Pentecoste", le Feste di Maria, ogni Domenica siano esplosioni di gioia.
Ritengo sia normale che i giovani si incontrino tutte le settimane per approfondire la propria fede, ed è ancora normale che chi ha ricevuto molto si metta al servizio di chi è bisognoso. È normale volersi bene ed essere uniti: l’invidia, l’odio, la rivalità sono atteggiamenti assurdi. È normale che noi Sacerdoti dedichiamo molto tempo alla preghiera e alla contemplazione di ciò che dobbiamo annunciare alle nostre comunità. È normale continuare a costruire la "civiltà dell’amore", specialmente per chi è sicuro che lo Spirito Santo opera insieme a noi e nella vita delle persone con potenza infallibile.

("Avvenire", 9/6/’09)