Uccidere un bimbo di 18 mesi

RITAGLI   Costretti tutti a sfiorare l'inferno   DIARIO

Ciao TOMMY, il tuo sguardo ci accompagna!

Giuseppe Anzani
("Avvenire", 4/4/’06)

I suoi occhi ci seguono, non ci danno tregua. Era diventato figlio nostro, Tommaso, per un mese abbiamo trepidato e pregato e sperato; e i suoi occhi, quei due laghi azzurri, erano invece già pieni di terra. Rapito per fare denaro, ucciso «perché piangeva». Dal dolore trabocca ora una schiuma di rabbia e ribrezzo che toglie il respiro. Disperazione e collera sfogano piangendo la desolata impotenza di una sconfitta.
L'abbiamo perduto. Quegli occhi spenti continuano nondimeno a frugare col lampo azzurro il fondo della nostra coscienza; le parole del papà di Tommaso vi hanno gettato una riflessione tremenda, dicendo che la morte «serva ad aprire le coscienze e a far capire alle persone che i bambini sono una cosa sacra». La coscienza, sì, non il brivido istantaneo di orrore che rifiuta l'incredibile crudeltà, ma l'immersione nella "verità" dell'incredibile, lo scandaglio dei suoi misteriosi perché.
La coscienza che non si placa e non si sdebita, e torna ammutolita e pensosa ad un'altra tremenda fatica, dopo esplosa la collera nella voglia di un castigo che l'istinto associa in molti a fulminei pensieri di morte, e che il "codice d'onore" dei reclusi ripaga con una espulsione dalla stessa comunità della galera. La coscienza costretta a una "discesa all'inferno", a traversare il territorio della tenebra, della bestialità e della miseria umana. Il male oscuro della compulsione delittuosa, la molla di una spinta e di una determinazione che non arretrano neppure nei gironi danteschi della più turpe ferocia, secondo la criminologia sta nella sete di denaro.
Quanta disumana follia c'è nella sola idea che si possa rapire un bambino malato di 18 mesi, per estorcere denaro? Questo demone implacato incatena le sue prede, risucchia il cuore facendosi "tesoro" dell'uomo, inghiotte la volontà, acceca l'anima. Vien fatto di pensare al Vangelo, dove il radicale conflitto della vita è «fra Dio e Mammona». E a chi se non a Dio riconduce quella frase che «i bambini sono una cosa sacra», detta dal papà? L'amore o l'oltraggio ai bambini - ad essi appartiene il Regno - è oltraggio o amore all'innocenza, alla purezza del germoglio, al dono divino della vita che specchia il sorriso del Padre.
È questa teologale rivelazione che percuote la coscienza del mondo, che trascende con più aspro dolore la stessa commozione e la tenerezza che il "volto del cucciolo" consegna all'istinto. Il catalogo delle malvagità sotto il quale barcolliamo, e che il bisogno di giustizia - nitido e quotidianamente infranto - s'industria di contrastare, sembra il fardello maledetto di una deriva segnata da una misteriosa caduta. «Ci salveranno i bambini», è stato scritto. Ma se il mondo perde anche lo "spirito d'infanzia", la coscienza naufragata s'imparenta con la disperazione.
Gli occhi di Tommaso prestati oggi alla coscienza del mondo abbracciano l'intero panorama dei bambini violati, tormentati, uccisi dalla fame e dalle guerre; persino di quelli impediti di nascere. Ciò non stempera il volto mostruoso di quelli che l'hanno rapito e ucciso nell'infinito fondale dell'ingiustizia della terra, ma pugnala la coscienza a interrogarsi sulla speranza infranta dall'espulsione del sacro, sul mistero del male; sul bisogno invocato di una salvezza che non sappiamo darci da soli.