Parola fulminante del Papa sull'emergenza "culle vuote"
RITAGLI
  
Gioventù che scompare? Per deficit d'amore   DOCUMENTI

Giuseppe Anzani
("Avvenire", 29/4/’06)

«Ogni volta che nasce un bambino vuol dire che Dio non si è ancora stancato degli uomini», ha scritto il poeta Tagore. Negli occhi dei bambini si specchia il futuro del mondo, oltre il varco del tempo, oltre la morte che accomuna il destino dei vivi. Il vecchio albero della vita riprende freschezza dai suoi germogli, si rigenera nella novità del suo continuo rinascere. Nella psicologia dell’adulto, e più ancora nel vecchio provato da mille delusioni, l’immagine del bambino risveglia l’antico incantesimo, l’emozione di stupore ontologico di fronte alla bellezza della vita e del mondo.
Alla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza la sociologia dedica i suoi studi con una attenta trepidazione; e non senza ragione, se la storia che attraversiamo, orizzonte del loro prossimo approdo, è piena di turbolenze. Hanno bisogno di aiuto; e noi abbiamo desiderio di aiutarli. Ma il mondo della giovinezza va mutando fisionomia. Oggi la medicina e la scienza hanno aggiunto molti anni alla vita media degli uomini, nei Paesi sviluppati; diventiamo più vecchi. Allo stesso tempo però nascono sempre meno bambini, e vecchio diventa il mondo. In Italia tocchiamo un punto fra i più bassi in assoluto di tutto il pianeta (1,3 figli, cioè sotto la soglia della crescita zero situata a 2,1): due anni fa un messaggio del presidente Ciampi ci ha ricordato che «le culle vuote sono il primo e vero problema della società italiana».
Sulle cause della denatalità ci sembra di sapere quasi tutto, perché gli studiosi ci hanno detto di tutto e di più: mutamenti del costume sociale, dell’economia, della famiglia, del lavoro, e poi anche della psicologia individuale e collettiva, della strutturazione del tempo, dell’investimento della vita. Vero tutto, eppure ancora insufficiente a capire nel profondo il "perché" di questo isterilimento, di questa specie di "sahel" della vita, che pur influenzato dai fenomeni descritti è pur sempre il frutto di decisioni umane. La sessione plenaria della pontificia Accademia delle Scienze sociali, in corso in questi giorni a Roma, si interroga sulla "gioventù che scompare" e sulle istanze di solidarietà verso i bambini e i giovani.
Il Papa ha mandato un messaggio di saluto che contiene una parola che nessuno avrebbe immaginato, e a suo modo folgorante, quando dice che la vecchiezza del mondo e il vuoto delle culle derivano da "un deficit di amore". È come se un lampo ci aprisse un diverso orizzonte, che va oltre il meccanicismo causale dei fattori socioeconomici, e attinge alle dinamiche dello spirito. Sappiamo bene cosa intende il Papa Benedetto quando parla di amore; sono quelle pagine incandescenti sulla bellezza dell’eros-agape della sua recente enciclica. Mettere al mondo un figlio è così; è l’eros che si espande nella totalità dell’agape, che dal suo stadio egocentrico è chiamato alla pienezza del dono, e diviene creativo, generoso, segnato dalla speranza e dalla fede nel futuro.
L’epoca nostra è dunque tempo d’eclisse? Ci viene da pensare all’impatto che il disamore produce sulla fragilità della famiglia, sull’esperienza dei figli, sul vuoto di speranza che dissecca la vita, sulla povertà di relazione. Tutto torna a quel nodo, a quel sole. L’ombra della culla vuota è forse l’ultimo emblema di un fiore divenuto spina. Invecchia e non profuma.