Il Papa torna per la seconda volta in 48 ore sull'argomento

RITAGLI   Quell'insistenza sulla famiglia   DOCUMENTI
soffio di verità tra i nostri giorni

Giuseppe Anzani
("Avvenire", 14/5/’06)

Il Papa è tornato a parlare, per la seconda volta nella stessa settimana, della famiglia, del matrimonio, dell’amore e della vita. Abituati come siamo a fare della famiglia un tema di sociologia, di diritto e di scienza politica, può sembrare sorprendente l’insistenza con la quale Benedetto XVI, il papa teologo, dedica ad essa il suo magistero. E forse da molti, affaccendati nel breve orizzonte delle diatribe sui "pacs" e sulle unioni di fatto, quelle parole saranno lette come un indirizzo etico, una tradizione risaputa, da cui l’attuale deriva dell’istituto familiare va allontanandosi.
In realtà ciò che si coglie nel profondo del messaggio papale, così ripetuto, così ribadito, è proprio la teologia. Ciò che brilla intorno alla famiglia è il fondale della verità dell’essere, rapportato a Dio. C’è un segno sacro, nella fede, che proietta l’unione dell’uomo e della donna, la loro alleanza e il loro amore, nella verità cosmica di una creazione segnata dal più grande mistero dell’Alleanza e dell’Amore.
Di per sé la naturalità della famiglia e del matrimonio sta in tutte le culture e le civiltà. Nella storia del diritto si sono conosciute grandi intuizioni umane (bellissime quelle di Ulpiano e di Modestino, quando parlano della comunione dell’uomo e della donna, del "consortium omnis vitae"), si è compreso l’aspetto sociale fondante del matrimonio, si è colto il ruolo della famiglia come cellula vitale e pilastro della società ("seminarium rei publicae"). Ma c’è, nella fede cristiana, un profilo schiettamente teologale. Nella fede tutto questo viene vissuto nell’orizzonte di Dio e del suo amore; il matrimonio nella fede diviene immagine (segno sacro) di una relazione sponsale fra Dio e l’umanità, fra Cristo e la sua chiesa. Una grandezza che suscita persino tremore. E nella famiglia, la vita. La vita che si rinnova, si rigenera, prende essenza di dono ricevuto e donato, come frutto della fecondità dell’amore. In questa visione, l’amore fa partecipi l’uomo e la donna di una potenza creativa affidata alla medesima comunione dei corpi e del cuore e della vita, indissociabilmente.
Tornano in mente le grandi parole dell’enciclica
"Deus caritas est" che allacciano l’ "eros" al compimento nella pienezza dell’ "agape". Si comincia a comprendere che la famiglia ha in sé qualcosa di santo che assomiglia a una chiesa. Lo è. È un santuario della vita, è una chiesa domestica.
Può questa fede rinfrescare l’opaca stagione che attraversiamo, la fragilità della famiglia "debole", la precarietà dell’amore solo emozionale, l’inverno della natalità, persino la riduzione del matrimonio a una variante analogica di un patto privato disdettabile "ad nutum"? È qui che la fede, per i cristiani, deve farsi testimonianza coerente e coraggiosa. Ma al tempo stesso è ancora qui che le parole del Papa teologo ricadono necessariamente, come un’acqua dentro un’arsura, sopra i grovigli di spine dove le scienze sociali, giuridiche e politiche cercano soluzioni ai problemi e ai disastri. La famiglia fondata sul matrimonio costituisce un "patrimonio dell’umanità", dice Benedetto XVI; attraverso la famiglia passa l’avvenire del mondo.
La sollecitudine per l’uomo e il suo futuro, che sta in queste parole, è anch’essa un segno d’amore, un soffio di verità che ridistende le nostre vele infiacchite.