L'appello rivoltoci dalla Spagna

RITAGLI   Il Papa accarezza l'Italia specialista in famiglia   DOCUMENTI

Giuseppe Anzani
("Avvenire", 11/7/’06)

"Città delle arti e della scienza" si chiama l'immensa distesa del parco di Valencia, adagiato nella concavità d'un'ansa asciutta del fiume Turia, dove il Papa ha celebrato la Messa davanti a un milione di fedeli. L'arte è ciò che dà succo di bellezza alla vita, la scienza ne scandisce il progresso, entrambe sono manifestazione dello spirito umano che scrive la sua storia, non secondo capriccio o per caso, ma seguendo l'intuizione sapiente della verità che è scritta nel cosmo. Ma c'è un'arte che tutte le altre riassume e oltrepassa, ed è «l'arte di vivere, l'arte di amare», e il luogo naturale dove essa si apprende, si insegna, si sviluppa è la famiglia.
Non mi sorprende la tonalità appassionata, positiva e rasserenante di questo Papa teologo innamorato della vita. È il suo stile, il suo carisma; la saldezza dottrinale intrecciata a un finissimo umanesimo; la realtà terrestre proiettata sull'orizzonte della Verità che le dà compimento e pienezza ("eros" e "agape", libertà e verità, desiderio e responsabilità).
Oggi, in alcuni Paesi d'occidente, compreso il nostro, le riflessioni sulle derive postmoderne che investono la famiglia sembrano concentrarsi sui problemi dei "pacs" e dei "gay", come se l'intero problema annegasse lì, tra puntigli di spicciola sociologia di corto respiro; il quadro è invece assai più ampio, e mostra le ferite della famiglia fragile, della famiglia conflittuale, delle culle deserte, della liquidità emozionale, delle promesse precarie, dell'amore ritrattato. Su ciò che sciupa e guasta il disegno di natura, e impoverisce il mondo, il Papa non lancia anatemi, ma in positivo riaddita l'immagine dell'amore coniugale fedele e generoso, chiama «meravigliosa realtà» la famiglia, quasi stella polare che rincuora l'impegno e la speranza, al di là delle nubi.
Il discorso è rivolto al mondo, e la Spagna di Zapatero ne è stata solo cornice ospitante, come lo sarà fra tre anni Città del Messico. E mentre va scolorendo la sgarbata assenza del premier spagnolo nel giorno della grande preghiera per tutte le famiglie del mondo, risalta la tonalità universale del discorso del Papa. Con altra saggezza e lungimiranza il presidente Napolitano ha risposto al messaggio, «da cui tutti gli uomini, credenti e non credenti, traggono ispirazione per il consolidamento di una società giusta e solidale». La Chiesa cattolica si chiama così per la sua universalità. Il vangelo che annuncia è per tutti, senza confini. E anche l'umanità è una, egualmente amata, egualmente chiamata a un comune e solidale destino. Ma se c'è una sorta di predilezione affettuosa, nel cuore del
Papa Benedetto, egli l'ha rivelata per la gente d'Italia, stimata nel mondo «per il forte legame alla famiglia e ai suoi valori». È vero: pur vulnerabili, pur fragili, pur sconfitti mille volte da mille crisi familiari, non abbiamo perduto del tutto quel tenace investimento di civiltà che fa della famiglia il luogo dove la vita si realizza in pienezza, o si muta in dolore se fallisce. Il Papa fa appello a noi perché sia difeso, di fronte alle sfide dell'epoca attuale «questo patrimonio spirituale, morale e sociale». È l'auspicio più prezioso per le famiglie d'Italia, patria dell'Arte: se l'arte somma è l'arte di vivere, l'arte di amare.