LA STORIA

RITAGLI    La "Santa Casa", «culla» di preghiera    DOCUMENTI

La basilica è un «cantiere aperto», una «summa» dell'arte
e una ricerca continua per la nostra sete di bellezza e verità.

Basilica di Santa Maria, a Loreto. Altare del Santuario, luogo che accoglie preghiera! Nella Basilica, la "Santa Casa di Nazareth".

Mariano Apa
("Avvenire", 1/9/’07)

Attraversando la croce della navata nel transetto della lauretana basilica di Santa Maria, Papa Benedetto XVI sacramentalmente sottolineerà la regalità della basilica, così come il suo predecessore Benedetto XIII la proclamò nel 1728: cattedrale, infatti, lo era già dal 1586 per volontà di Sisto V che, nel bronzo di Calcagni, dal 1587, staziona nella corte della piazza, mentre fuori, all'ingresso del santuario, accoglie il pellegrino, dal 1967, la statua di Alessandro Monteleone dedicata al beato Papa Giovanni XXIII, a ricordo della sua visita del 4 ottobre 1962.
La praticata "devotio" e l'intensità liturgica dell'invocazione mariana sono testimoniate dalla
preghiera scritta dallo stesso Papa Ratzinger: «Maria Madre del sì, tu hai ascoltato Gesù e conosci il timbro della sua voce e il battito del suo cuore. Stella del mattino, parlaci di lui».
Dal rivestimento dei madreperlacei marmi dei Sansovino/Bandinelli/Francesco da Sangallo - rivestimento voluto nel 1513 da Papa Giulio II e portato a compimento con Leone X e Clemente VII - si alza la preghiera e si avvita nel volo a spirali delle litanie così mostrate dal senese Cesare Maccari (vi lavorò dal 1888-1895 al 1908 ).
Nella espressione della spiritualità, le pietre ancestrali della
"Santa Casa" - trasportata per mare o portate in volo angelico - legano le profondità della nostra coscienza con le dimensioni dell'universo quale "naturalismo analogico" all'infinito dell'Altissimo "dentro di noi", così restituendoci, l'architettura e il decoro artistico, la qualità ecclesiale del vivo corpo della nostra fede nell'Annuncio del Signore, con i profumi della domestica Nazareth riletta e reinterpretata nella "ciclicità" delle civiltà, delle storie, degli stili, delle immagini - in architettura e in arte - a cantare la catechesi della salvezza cristologica.
E gli affreschi stratificati sulle pareti interne, tra i secoli XII e XIII, nel loro ieratico "linearismo" si ribaltano nella moderna plastica dinamicità di Floriano Bodini, cui monsignor Pasquale Macchi affidò la "reinvenzione" dell'arredo presbiteriale - altare, ambone, sedia, suppellettili sacri - nella ricorrenza del VII centenario della Santa Casa, così perpetuando l'indicazione di Papa Paolo VI di farsi pellegrini nella "Via Pulchritudinis".
Il giovane pellegrino che entra in basilica in questi giorni ascolterà l'eco dei cori di Montorso. Ed ecco si ha ora un abbraccio, dei secoli e delle civiltà, degli stili e delle poetiche che attraversando i calendari e gli alfabeti delle culture ribadiscono la persistente unicità dell'Annuncio, del mistero dell'Incarnazione. Una pluralità di talenti che la civiltà consegna a ciascun di noi e che aiutano a tradurre nell'arte liturgica il «passaggio da Babele a Pentecoste», come si è espresso monsignor Crispino Valenziano.
Dall'Umanesimo e dal Rinascimento - nell'ingegno dei Melozzo e Signorelli alle sacrestie di S. Marco e S. Giovanni - e dal Manierismo elegantissimo di Federico Zuccari - in Cappella dei duchi di Urbino - , passando per le porte in ingresso - Calcagni e Vergelli - si entra in una "summa" dell'arte e dell'iconologico spartito con cui si spiega per immagini la Parola. La basilica è un "cantiere aperto", è una ricerca continua che si pone "analogica" al nostro ricercare, alla nostra sete di bellezza e di verità. Si deve al vescovo Tommaso Gallucci e al cappuccino Padre Pietro da Malaga l'intuizione di ridisegnare nei segni della contemporaneità - tra metà del secolo XIX e inizi del XX - la visione architettonica e artistica dell'icona della Santa Casa nella realtà della basilica. Dall'architetto Sacconi (1854-1905), cui si deve il famoso Altare della Patria in piazza Venezia a Roma, agli artisti che hanno disegnato la nazione specifica dell'Europa.
E così ecco la Cappella spagnola - con il bresciano Modesto Faustini, lavori eseguiti tra il 1886 e il 1890; la Cappella francese, con Charles Lameire, tra il 1896 e il 1903; la Cappella slava, del 1912/1913, con l'opera di Biagio Biagetti. A semicerchio le Cappelle delle nazioni accompagnano il "sacello" della Santa Casa, nella dimensione della verticalità ci si proietta sublimati nelle Litanie del Maccari in cupola; nella orizzontalità dell'abbraccio materno, il Coro in quanto Cappella tedesca, dispiega le storie di Maria e Gesù, con la pittura di Ludovico Seitz, che realizzò il ciclo tra il 1892 e il 1902, e che l'allora cardinale Ratzinger ebbe modo di apprezzare nella sua visita compiuta con padre Giuseppe Santarelli, il 30 maggio 1999.
Questa pittura ci ricorda il ritmo del verso del Torquato Tasso, pellegrino al santuario di
Loreto, e ci ricorda, altresì, lo struggente «fondo d'oro» della poesia di Mario Luzi, quasi si rinnovasse, in questo "coro" lauretano, il poetico racconto di Luzi, del pellegrinaggio contemporaneo nel «viaggio terrestre e celeste di Simone Martini».