Riflessione "cristiana" sulla "vicenda" ormai compiuta di Eluana

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Uno più grande è all’orizzonte

Don Michele Aramini
("Avvenire", 12/2/’09)

Alcuni amici mi hanno confidato che sarebbe stato bello se il Signore avesse fatto il "miracolo" di "risvegliare" Eluana.
Così tutti avrebbero saputo che si stava per commettere un gesto di "offesa alla vita". Il desiderio del "risveglio" di questa donna silenziosa è molto umano e comprensibile. Le coscienze di molti hanno assistito con grande sofferenza alla sua morte causata dalla sospensione dei "sostegni" dell’alimentazione e dell’idratazione. Proprio come
Fiodor Dostoevskij soffriva e si lamentava con Dio per il dolore dei bambini "innocenti", anche oggi gli uomini e le donne amanti della vita e della giustizia hanno sofferto per quanto è accaduto, per la "determinazione" con cui una parte dei medici e dei "magistrati" si sono arrogati il diritto di "declassare" l’uomo a "oggetto inutile". E Dio che fa di fronte alla nostra sofferenza impotente? Sta zitto come un certo giorno al "Calvario"? Sta zitto come in mille altre occasioni, in cui la vita è stata "calpestata"? Doveva farci questo "miracolo"? Anche al "Calvario" qualcuno ha detto a Gesù di scendere dalla "Croce". Solo a questa condizione gli avrebbero creduto.
Era una condizione vile e "impietosa", che perfino il "centurione pagano" rifiutò, comprendendo che chi moriva sulla "Croce" era il "Giusto" per eccellenza, il "Figlio di Dio". Perciò anche noi non abbiamo bisogno del "risveglio" di Eluana. Non c’è bisogno di questo per capire e amare la vita.
C’è l’ha insegnato ancora una volta una semplice Suora. Si chiama
Albina Corti. È lei che in questi anni ha accudito Eluana, ed è stata per lei madre, padre, sorella e fratello.
Trattenendo a stento le lacrime ci ha ricordato, in un’intervista televisiva tra le più "toccanti", che al termine della vita di Eluana e al termine della vita di tutti ci sono le braccia amorose e benevole di un Dio che soffre con noi e che, Lui si, è "Padre di tutti".
È una promessa contenuta nella "Bibbia": «Se anche tua madre ti abbandonasse, io non ti abbandonerò… dice il Signore». Suor Albina ha detto semplicemente un "arrivederci" a Eluana. Sono profondamente grato a questa Suora perché ha ricordato a tutti che la questione non si chiude con le "determinazioni" della volontà del
Signor Englaro e nei "cavilli del diritto", ma ha un contesto di luce e di speranza "ineliminabili": «Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza», ci ha detto Gesù. Anche noi, che abbiamo lavorato con tutto il nostro impegno e la nostra umana partecipazione perché Eluana potesse continuare a vivere e perché la nostra società non si "smarrisca" più di quanto non abbia già fatto, dobbiamo mantenere viva la coscienza che c’è "Qualcuno" più grande di noi, che è il vero "Padre", il solo "datore di vita". Egli non rimase in silenzio al "Calvario" e comunicò la "vita risorta" al suo Figlio "beneamato" e comunica la vita a ogni uomo che appare sulla faccia della "Terra".
Insieme a Lui possiamo vivere quell’amore che ci fa uomini "autentici" e riparare per quanto sta a noi le "ingiustizie" di questo mondo.
Siamo chiamati anche in questo caso all’umiltà e alla fiducia: «E non abbiate paura – dice il "Vangelo" – di coloro che uccidono il corpo, ma non hanno il potere di uccidere l’anima».