Noi assenti, rimbocchiamoci le maniche

RITAGLI   Napoli non si salverà senza i napoletani   DIARIO

Lucia Ascione
("Avvenire", 7/11/’06)

Oggi la Chiesa di Napoli scuote le coscienze con una giornata di digiuno e di preghiera. Una iniziativa concreta, silenziosa e raccolta, eppure potente tanto da suscitare clamore in un momento in cui Napoli è diventata un caso nazionale. O rischiava di diventarlo prima che tutto inesorabilmente iniziasse a smontarsi.
A Napoli deve andare l'esercito - ci si interrogava solo qualche giorno fa?
Forse no, basta far scendere in strada i poveri poliziotti che affogano dietro le scartoffie impolverate sulle scrivanie. O è sufficiente mandare rinforzi perché così la gente inizia a sentirsi più sicura, scende a fare la spesa senza guardarsi necessariamente le spalle. I turisti ritornano e ripartono gli affari. E tutti ci mettiamo a cantare "O' sole mio".
A Napoli deve andare un superprefetto con pieni poteri o un commissario integerrimo, di quelli che non si piegano e non si spezzano?
No, la classe dirigente c'è, deve solo risvegliarsi. In fondo ci hanno fatto credere una volta nel rinascimento partenopeo, ci riusciranno anche adesso...
A Napoli manca la cultura della legalità e del lavoro onesto?
Allora costruiamo un'altra Italsider e ci mettiamo dentro tutti i disoccupati storici napoletani. Poco importa se per quei disoccupati una speranza c'era, stava a Bagnoli, proprio dove agonizzano le lamiere della vecchia Italsider. Peccato che i tanti progetti di riconversione di quell'area siano svaniti nel nulla. Si sono dovuti arrendere pure i tanti giovani, più caparbi dei loro padri storicamente disoccupati, che si erano riuniti in cooperativa e si erano messi a pulire quel lembo di paradiso che si affaccia su Nisida. Prima che gli amministratori locali si mettessero a litigare sulla concentrazione residua di amianto nella sabbia, sugli idrocarburi presenti nel mare.
Da decenni, puntualmente, quando i morti diventano troppi anche per una città dove il problema degli scippi è stato risolto con un messaggio di benvenuto ai turisti della serie "toglietevi il Rolex che l'orologio di plastica ve lo regaliamo noi", Napoli torna sulle prime pagine di quotidiani, apre i Tg che mandano decine di inviati in città, finisce sulle copertine dei settimanali che fanno arrabbiare i napoletani onesti.
O quelli che hanno fatto finta che tutto andasse bene.
Poi tutto finisce. E potrebbe finire, anche stavolta, se saremo noi napoletani ad aspettare alla finestra che passi la nottata.
Rimbocchiamoci le maniche, noi che finora abbiamo taciuto e, in molti casi, abbiamo fatto la valigia e ce ne siamo andati. Credenti e no, partiamo dalla giornata di oggi, dal digiuno e dalla preghiera - anche laica per chi non ha fede - iniziamo così a ribellarci, a non soccombere. Nelle piccole e nelle grandi cose.
Se proprio dobbiamo tirare in ballo la politica, anche in una giornata come quella di oggi, facciamo dell'onestà il nostro partito, senza simboli, senza segretari e portaborse.
Noi napoletani abbiamo tutto. E siamo sopravvissuti a tutto, perché l'arte di arrangiarci, di inventarci una vita decente e decorosa, sta nel nostro Dna.
Ed allora "Fujitevenne" qualcuno lo dirà ai camorristi e non ai napoletani onesti.