Noi assenti, rimbocchiamoci le maniche
Napoli non si salverà senza i napoletaniOggi la Chiesa di Napoli scuote le coscienze con una giornata di digiuno e di
preghiera. Una iniziativa concreta, silenziosa e raccolta, eppure potente tanto
da suscitare clamore in un momento in cui Napoli è diventata un caso nazionale.
O rischiava di diventarlo prima che tutto inesorabilmente iniziasse a smontarsi.
A Napoli deve andare l'esercito - ci si interrogava solo qualche giorno fa?
Forse no, basta far scendere in strada i poveri poliziotti che affogano dietro
le scartoffie impolverate sulle scrivanie. O è sufficiente mandare rinforzi
perché così la gente inizia a sentirsi più sicura, scende a fare la spesa
senza guardarsi necessariamente le spalle. I turisti ritornano e ripartono gli
affari. E tutti ci mettiamo a cantare "O' sole mio".
A Napoli deve andare un superprefetto con pieni poteri o un commissario
integerrimo, di quelli che non si piegano e non si spezzano?
No, la classe dirigente c'è, deve solo risvegliarsi. In fondo ci hanno fatto
credere una volta nel rinascimento partenopeo, ci riusciranno anche adesso...
A Napoli manca la cultura della legalità e del lavoro onesto?
Allora costruiamo un'altra Italsider e ci mettiamo dentro tutti i disoccupati
storici napoletani. Poco importa se per quei disoccupati una speranza c'era,
stava a Bagnoli, proprio dove agonizzano le lamiere della vecchia Italsider.
Peccato che i tanti progetti di riconversione di quell'area siano svaniti nel
nulla. Si sono dovuti arrendere pure i tanti giovani, più caparbi dei loro
padri storicamente disoccupati, che si erano riuniti in cooperativa e si erano
messi a pulire quel lembo di paradiso che si affaccia su Nisida. Prima che gli
amministratori locali si mettessero a litigare sulla concentrazione residua di
amianto nella sabbia, sugli idrocarburi presenti nel mare.
Da decenni, puntualmente, quando i morti diventano troppi anche per una città
dove il problema degli scippi è stato risolto con un messaggio di benvenuto ai
turisti della serie "toglietevi il Rolex che l'orologio di plastica ve lo
regaliamo noi", Napoli torna sulle prime pagine di quotidiani, apre i Tg
che mandano decine di inviati in città, finisce sulle copertine dei settimanali
che fanno arrabbiare i napoletani onesti.
O quelli che hanno fatto finta che tutto andasse bene.
Poi tutto finisce. E potrebbe finire, anche stavolta, se saremo noi napoletani
ad aspettare alla finestra che passi la nottata.
Rimbocchiamoci le maniche, noi che finora abbiamo taciuto e, in molti casi,
abbiamo fatto la valigia e ce ne siamo andati. Credenti e no, partiamo dalla
giornata di oggi, dal digiuno e dalla preghiera - anche laica per chi non ha
fede - iniziamo così a ribellarci, a non soccombere. Nelle piccole e nelle
grandi cose.
Se proprio dobbiamo tirare in ballo la politica, anche in una giornata come
quella di oggi, facciamo dell'onestà il nostro partito, senza simboli, senza
segretari e portaborse.
Noi napoletani abbiamo tutto. E siamo sopravvissuti a tutto, perché l'arte di
arrangiarci, di inventarci una vita decente e decorosa, sta nel nostro Dna.
Ed allora "Fujitevenne" qualcuno lo dirà ai camorristi e non ai
napoletani onesti.