Domani il Nobel per la pace al «banchiere sociale» Yunus
La profezia del microcredito.Alessandro
Azzi* e Josè Tonello**
Domani Muhamad
Yunus riceverà il
premio Nobel per la Pace. A questo economista nato in Bangladesh, che ha creato
con la sua Grameen Bank
una poderosa rete di sostegno per le persone tradizionalmente "non
bancabili" e che è considerato uno dei padri contemporanei del
microcredito, sono stati riconosciuti una azione ed un impegno finalizzati a
qualcosa che nobilita e dà senso all'attività economica. La costruzione della
pace.
La grande storia del microcredito (che ha avuto origine nel cuore dell'Europa a
metà '800 e testimoni importanti anche nel nostro Paese, come il fondatore
della prima Cassa Rurale italiana, Leone Wollemborg, che già nel 1883 sosteneva
il valore del dare poco a molti e la nascita di cooperative di credito e la
dirompente portata sociale della concessione di "dosi di fiducia"
garantite dalla stessa comunità, senza dimenticare tanti sacerdoti attenti alle
problematiche sociali come don Toniolo, don Cerutti, don Sturzo) dimostra che il
credito - dal latino "creditus", concessione di fiducia - non può
essere relegato a mero fatto tecnico, ma innesca meccanismi di "inclusione
sociale" e di sviluppo dalle conseguenze positive inimmaginabili. «Ho dato
fiducia prima di ricevere garanzie» ama dire Yunus.
Il Credito Cooperativo italiano, mentre continua a sostenere nel nostro Paese lo
sviluppo di milioni di famiglie e imprese, ha scelto di vivere questa esperienza
anche in un paese lontano, l'Ecuador, dove ormai da sei anni è in atto un
progetto di sostegno alle piccole banche di villaggio sulle Ande, denominato «Microfinanza
Campesina». Con il contributo di oltre cento Banche di Credito Cooperativo e
Casse Rurali è stato negli anni messo a disposizione un "plafond" che
supera i 16 milioni di dollari a condizioni particolarmente convenienti per la
concessione di piccoli prestiti ai "campesinos". Sono
"prestiti" (restituiti puntualmente, con un tasso di sofferenza di
circa l'1 per cento) che hanno finora permesso ad oltre 70 mila famiglie di
contadini di liberarsi dai lacci della povertà e dell'usura.
Cento anni fa in Italia, oggi in Ecuador, il fare banca su basi democratiche,
stimolando la partecipazione e la responsabilità individuale, continua ogni
giorno ad insegnarci quanto sia decisivo che le persone, che si sentono
"degne" di ricevere fiducia, sono capaci anche di avviare processi di
auto-promozione, di imprenditorialità, di lavoro dignitoso.
Concedere fiducia a chi se la merita consente di innescare percorsi virtuosi di
sviluppo, inteso in senso integrale. E forse proprio scoprendo questo
ragionamento si può comprendere come il Nobel per la Pace a Yunus abbia - in
realtà - una portata davvero grande che non può essere sciupata. Vengono in
mente le parole profetiche della enciclica «Populorum Progressio» di Papa
Paolo VI (della quale quest'anno abbiamo celebrato il quarantennale) laddove si
legge che «Lo sviluppo è il nuovo nome della pace». Migliaia di uomini come
Yunus, in tutto il mondo, a volte senza saperlo, comunque silenziosamente,
costruiscono la pace erogando credito. E aiutando persone, famiglie,
microimprese a meritarlo.
Il premio Nobel per la Pace ad un "banchiere sociale" stimola a
ripensare a quanto sono importanti gli assetti, la "governance", le
finalità ultime della finanza. Che ha senso se promuove sviluppo, se incoraggia
la creazione di occupazione e reddito. Se non si concentra in poche mani. Se non
esclude e non nega le opportunità.
* presidente di
Federcasse (Fed. It. Banche di Credito Cooperativo e Casse rurali)
** presidente di Codesarollo - Cooperativa desarrollo de los pueblos - Ecuador