Padre
Quirino De Ascaniis, missionario del "Pime",
il 5 agosto festeggerà un secolo di vita.
L’8 settembre 1933 si è imbarcato per la diocesi «cinese», dove vive
tuttora.
Laura
Badaracchi
("Avvenire", 15/4/’08)
Dei suoi
cent’anni ormai vicini, ben 75 li ha trascorsi in Cina
e a Hong
Kong: padre
Quirino De Ascaniis,
missionario del "Pime" che compirà un secolo il prossimo 5 agosto,
festeggia nel 2008 un doppio "anniversario". Il suo compleanno ormai
imminente si affianca alle cerimonie per i "150 anni" di presenza del "Pontificio
istituto missioni estere"
in terra cinese. E il traguardo quasi raggiunto dal missionario finora non era
stato mai "sfiorato" da nessun altro membro del "Pime".
Originario di Giulianova, nella provincia di Teramo, dov’è nato il 5 agosto
1908, Quirino sceglie di diventare missionario appena ventunenne, nel ’29.
Riceve l’ordinazione a 24 anni e viene destinato alla diocesi di Hong Kong l’8
settembre 1933.
Si imbarca su un vascello a tre alberi, il «Conte Rosso», e approda in Cina
continentale per dedicarsi all’evangelizzazione e alla pastorale nei distretti
di Wai Yeung e Po On, fino allo scoppio della guerra
"sino-giapponese".
Viene arrestato nel 1941 dai cinesi con altri religiosi stranieri, ma liberato l’anno
successivo dai giapponesi. Tuttavia la sua missione è nuovamente bloccata dall’ascesa
al potere delle truppe "maoiste". E le conseguenze non tardano a farsi
sentire: nel 1951, per sette mesi padre Quirino è "internato" con
altri confratelli (compreso il vescovo, monsignor Lorenzo Bianchi); dopo la
"scarcerazione", i missionari sono obbligati a tornare nel territorio
britannico di Hong Kong.
Lì De Ascaniis è rimasto fino ad oggi: nella Chiesa del "Sacro
Cuore", zona di Sai Kung, è stato parroco per anni, ricordando il suo duro
passato – tra detenzione e arresti domiciliari, interrogatori e aggressioni di
banditi – , e allo stesso tempo annotando su 17 quaderni le sue
"memorie" e riflessioni spirituali. Anni che riassume con una
definizione "plastica" e concreta: «Una serie di incendi». Un
missionario, quindi, «testimone di tutta la storia recente della Cina: i
"nazionalisti", il "maoismo", i martiri, le nuove
aperture», sottolinea il suo confratello padre
Gianni Criveller,
"sinologo". In tanti anni, padre Quirino ha incontrato circa duecento
confratelli che si sono succeduti a Hong Kong. I problemi di salute non lo hanno
scoraggiato; oggi, anziano e malato, è assistito dalle "Piccole suore dei
poveri" nella nuova "Home" di Sheung Shui, dove prega ogni giorno
per la Chiesa cinese. Quella terra difficile – in cui ha visto morire i padri
Emilio Teruzzi, Renato Kwok e Francis Wong, uccisi a Sai Kung nel 1942 e
Valeriano Fraccaro nel 1974 – è diventata la sua casa, una seconda
"patria". In Italia è tornato soltanto due volte. Nei giorni scorsi
ha ricevuto un "messaggio" del cardinale Tarcisio Bertone, Segretario
di Stato, e la "benedizione" di Papa
Benedetto XVI:
glieli ha consegnati personalmente il vescovo di Teramo-Atri, monsignor Michele
Seccia. Un regalo per padre Quirino, che ha conservato il suo carattere
semplice. Forse il segreto sta in una frase scritta di suo "pugno" 15
anni fa a padre Giampiero Bruni, allora membro della "Direzione
generale" "Pime": «… resta ferma la disposizione che si faccia
a ogni costo e sempre la volontà di Dio, perché nella volontà di Dio è la
mia felicità».