Il
"Pime" a Hong Kong: 150 anni di missione
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Nei giorni
scorsi una Messa, presieduta dal cardinale Zen, ha celebrato l’anniversario
È il 1858 quando inizia la storia che lega, nel nome del Vangelo, l’Italia
alla Cina.
Laura
Badaracchi
("Avvenire",
16/4/’08)
I primi sbarcarono
sull’isola nel 1858: una presenza che dura da un secolo e mezzo, quella dei
missionari del "Pontificio
istituto missioni estere" ("Pime")
a Hong
Kong. Nei giorni
scorsi hanno celebrato questo importante anniversario nella Cattedrale dell’Immacolata
Concezione, durante una Messa presieduta dal cardinale
Joseph Zen Ze-kiun,
vescovo della "metropoli" cinese. La Chiesa era stata edificata 120
anni fa da monsignor Timoleone Raimondi, primo "presule" del
"Pime"; anche altri due padri, Enrico Valtorta e Lorenzo Bianchi,
divennero vescovi di Hong Kong; il cardinale Zen, che li ha conosciuti
personalmente, ha voluto ricordarli in questa speciale ricorrenza.
«Padre Carlo Tei,
che quest’anno celebra 50 anni di sacerdozio, ha letto in cantonese la
"protesta" di padre
Giovanni Mazzucconi,
ovvero la preghiera che ogni missionario del "Pime" legge alla vigilia
della partenza per le missioni, in cui si chiede al Signore di poter offrire
tutta la vita, fino al martirio, per l’annuncio del Vangelo», ha raccontato
all’Agenzia "AsiaNews"
padre
Gianni Criveller,
membro della Comunità "Pime" di Hong Kong e "sinologo".
Alla "Pime House" di Clear Water Bay è stata posta una pietra a
ricordo dei 207 missionari giunti in questo secolo e mezzo. Compito dell’Istituto
è quello di puntare sul clero "in loco", affiancandolo nella
pastorale. Un impegno che in 150 anni ha dato i suoi frutti: in questo arco di
tempo i cattolici sono passati da poche decine a ben 350mila, senza contare i
100mila migranti filippini; circa 4mila i Battesimi celebrati ogni anno.
Tutto cominciò il 10 aprile 1858 con alcuni padri chiamati allora «Missionari
di Milano», provenienti dal "Seminario lombardo per le Missioni
estere", "ramo" settentrionale di ciò che sarebbe diventato in
seguito il "Pime"; il primo ad "approdare" in terra cinese
fu padre Paolo Reina,
di Saronno. Fino al 1898 i distretti cinesi erano parte della provincia di Hong
Kong e la missione «era estremamente difficile. I missionari si spostavano da
villaggio a villaggio ed erano a volte benvenuti ed altre cacciati. Ovunque
andassero cercavano di radunare anche piccoli gruppi di fedeli, semplicemente
predicando per le strade o nelle piazze», ricorda padre Criveller in "From
Milan to Hong Kong, 150 years of Mission", volume "storico" e
illustrato, edito in lingua inglese e cinese. «I sacerdoti e i catechisti
cinesi – racconta il "sinologo" – , accompagnavano i missionari
nella loro opera di evangelizzazione, stabilivano i contatti tra la gente
preparando il terreno per i sacerdoti del "Pime", che non hanno mai
dovuto cominciare da zero».
Tra le tante da menzionare, una figura significativa è quella di padre
Raffaello Maglioni, "missionario-scienziato" nella provincia di Hong
Kong dal 1928 al 1953; autore di ricerche archeologiche, ha completato il primo
dizionario del dialetto "Hoklos" parlato nel distretto di Hoi Fung.
Padre Simone Volonteri (1831-1904), invece, ha realizzato per primo una carta
geografica della regione di Hong Kong, oggi conservata presso il
"Museo" del "Centro missionario Pime" di Milano.
Numerose le pubblicazioni edite per l’occasione: padre
Sergio Ticozzi è
autore del volume "Il Pime e la Perla dell’Oriente", che narra
dettagliatamente la storia delle attività missionarie tra i cinesi. Anche padre
Fernando Galbiati sta
ultimando un libro sulla storia della missione a Hong Kong e nel territorio
cinese. Infine, padre
Stefano Andreotti ha
stilato il "necrologio" dei missionari defunti, che in questi 150 anni
hanno operato a Hong Kong.