SEGNALI A ORIENTE

RITAGLI   Joseph Zen:   SPAZIO CINA
«La mia porpora per la primavera della Cina»

«Sarò sempre al servizio del Papa. Noi siamo ancora in esilio:
spero che i nostri dirigenti capiscano che la fede è una realtà normale».

Da Roma, Laura Badaracchi
("Avvenire", 28/3/’06)

«Qui comincia una nuova missione per me: lavorare perché il mio Paese viva una nuova primavera. Quando il Santo Padre mi chiamerà, sarò sempre disponibile, al suo servizio. Ma ora devo rientrare subito a Hong Kong, anche perché prima di giungere a Roma per il Concistoro mi sono fermato una settimana in Germania». Raccolto durante la concelebrazione di domenica pomeriggio a San Bernardino da Siena ai Monti, nel cuore della capitale, il neo-cardinale Joseph Zen Ze-kiun cantava con trasporto gli inni liturgici in cinese, dalla melodia dolce e dal sapore antico. Si aspettava questa accoglienza dalla «sua» gente, che ha atteso con garbo e cortesia il proprio turno - subito dopo la Messa - per poter scattare una foto ricordo accanto a lui.
«Sono molto contento del calore ricevuto in questi giorni, sia dalla comunità cinese che vive a Roma, sia dai pellegrini giunti nella capitale da Hong Kong», ha detto il neo-porporato. Nell'ordine, è il sesto cardinale originario dell'immensa Cina. Il primo fu creato da Pio XII il 18 febbraio 1946; in seguito la berretta rossa fu assegnata da Papa Pacelli a Thomas Tien Keng-hsin, designato come arcivescovo di Pechino. Successivamente, 23 anni dopo, Paolo VI creò il secondo cardinale cinese, Paul Yu Pin.
A Papa Wojtyla spettò il compito di nominare tre porporati provenienti dalla Cina: iniziò il 30 giugno 1979 con il suo primo concistoro, annunciando la creazione di un cardinale «in pectore», la cui identità venne svelata dallo stesso Giovanni Paolo II solo il 29 maggio 1991. Il porporato era Ignatius Kung Pigmei, vescovo di Shangai, per anni perseguitato a motivo della sua fede e incarcerato per trent'anni. Infine nel giugno del 1988 il Pontefice polacco scelse di consegnare la berretta cardinalizia al vescovo di Hong Kong, John Baptist Wu Cheng-Chung e creò cardinale Shan Kuo-hsi, vescovo di Kaohsiung, a Taiwan.
Certamente la scelta di Zen da parte di
Benedetto XVI ha suscitato una vasta eco mediatica, tanto che la notizia occupa da giorni le prime pagine dei giornali e delle news televisive di Hong Kong. I principali media cinesi hanno mandato a Roma loro inviati (una di questi ha partecipato con il marito alla Messa presieduta dal porporato nella chiesa romana affidata alla comunità cattolica cinese). E si conta circa un centinaio fedeli che hanno accompagnato Zen da Hong Kong (città con il 5% di cattolici) alla Città eterna. Altrettanti sono arrivati da Taiwan, Canada e Stati Uniti. A loro si deve aggiungere un centinaio di preti e suore cinesi che studiano nella capitale. «Ci auguriamo di vedere presto Papa Benedetto XVI da noi in Cina», dice il cardinale.
Zen nella sua domenica romana non si scompone di fronte a tante attenzioni: stringe con semplicità la mano a chi gliela porge, accetta libri in regalo e fotografie, sorride davanti all'enorme crostata con gli auguri in cinese scritti con la pastafrolla sulla marmellata. Risponde alle domande dei giornalisti, ma velocemente, perché vuole stare con la «sua gente».
Il suo sguardo si fa però profondo e attento nel riflettere sulle affermazioni rilasciate nei giorni scorsi ai media cinesi dal «ministro degli Esteri vaticano», il segretario per i rapporti con gli Stati. Infatti l'arcivescovo Giovanni Lajolo ha dichiarato che la scelta di Zen rappresenta un «segno dello speciale affetto che Benedetto XVI prova per tutta la popolazione cinese» e che ormai i tempi sono maturi per un miglioramento nelle relazioni fra Santa Sede e Pechino, interrotte dal 1951 con l'espulsione del Nunzio apostolico da parte di Mao. «Di questi sviluppi ne sa più lui che io - ha replicato il porporato cinese - . Mi auguro che il processo in corso sia il più veloce possibile e che si concluda prima delle Olimpiadi», in programma nel 2008. Allo stesso tempo il capofila della lotta dei cattolici cinesi contro la repressione del governo di Pechino si augura che Papa Ratzinger possa visitare presto la Cina, aggiungendo: «Noi siamo ancora in esilio: la nostra patria non gode ancora della libertà religiosa. Spero che i nostri dirigenti capiscano che la fede è una realtà normale. Attendiamo una nuova primavera».