TESTIMONI DEL XXI SECOLO
Nel 2006 sono
stati 24 gli operatori pastorali,
che hanno perso la vita in modo violento in tutto il pianeta.
Sacerdoti, suore e laici, accomunati dalla scelta di immergersi senza riserve
nelle vicende, nei dolori, nelle attese dei popoli, fino al totale sacrificio di
sé.
Fra loro anche tre italiani: Bruno Baldacci, Andrea Santoro e Leonella Sgorbati.
Oggi si celebra
la XV «Giornata di preghiera e di digiuno»,
per le donne e gli uomini che hanno donato la vita per il Vangelo.
«Speranza per il mondo» è il tema scelto dal Movimento giovanile missionario.
Dedicato a storie e persone che quasi mai fanno notizia.
Laura
Badaracchi
("Avvenire",
24/3/’07)
«Perdono», è stata l’ultima
parola pronunciata da suor
Leonella Sgorbati,
missionaria della Consolata uccisa mentre andava all’ospedale in cui prestava
servizio da alcuni sicari, il 17 settembre scorso a Mogadiscio, insieme alla sua
guardia del corpo somala: Mohamed Mahamud, musulmano, sposato e padre di quattro
figli. Quando si parla di martirio, il testamento della religiosa rappresenta un
continuo invito al dialogo privo di rivendicazioni, guardando allo stesso tempo
una realtà scomoda e paradossale: il dono cruento della propria vita a motivo
del Vangelo.
Invita ad approfondire questa riflessione la XV Giornata di preghiera e di
digiuno per i missionari uccisi, che si celebra oggi. Speranza per il mondo è
il tema scelto dal Movimento
giovanile missionario
(Mgm) delle Pontificie opere missionarie, che – nel sussidio preparato per
animare la veglia di preghiera in memoria di questi testimoni della fede –
ricorda come «la testimonianza dei missionari uccisi» sia una risorsa e un
appello contro tutte le discriminazioni, le intolleranze, gli abusi, e chiami
alla fraternità, al dialogo fra credenti di fedi diverse, alla riconciliazione
e all’unità fra cristiani delle differenti Chiese – non sono solo i
cattolici a donare la vita per il Vangelo, ma anche i missionari di altre
denominazioni cristiane.
«Sono morti che parlano di una fraternità che non conosce frontiere, e di un
legame, in nome della fede, tra genti di cultura e di Paesi diversi – prosegue
il Mgm – . Per i missionari uccisi, la gente di Paesi e spesso anche di
religioni diverse, era importante, tanto da rischiare la vita per loro. Prova ne
è che alla loro morte, spesso, la gente del luogo li ha riconosciuti come parte
viva del popolo». Lo testimonia la stessa vicenda di suor Leonella: dopo il suo
ferimento, molti musulmani erano andati all’ospedale per donarle il loro
sangue.
Dal Kenya all’India, dalla Nigeria all’Indonesia, dal Mozambico alla
Colombia... Sono soltanto alcuni dei Paesi in cui lo scorso anno sono stati
uccisi 24 missionari: 17 sacerdoti, un religioso e tre religiose, tre laici;
otto erano originari di Paesi latinoamericani, sei di vari Stati africani, tre
asiatici, uno statunitense e uno della Papua Nuova Guinea. Dei cinque europei,
due provenivano dal Portogallo e tre dall’Italia: oltre a suor Leonella
Sgorbati, don
Andrea Santoro e don
Bruno Baldacci.
Ucciso a colpi di arma da fuoco a Trabzon (Turchia) il 5 febbraio dello scorso
anno mentre era raccolto in preghiera nella chiesa di Sancta Maria Kilisesi, don
Andrea era un "fidei donum" della diocesi di Roma, partito nel 2000
per il Mar Nero dopo tanti anni vissuti come parroco; nel 2003 aveva fondato l’associazione
Finestra per il Medio Oriente che continua a dedicarsi alla preghiera, all’approfondimento
e al dialogo per gettare ponti tra mondo occidentale e quello mediorientale.
Perché la vita spezzata di don Santoro «diventi seme di speranza per costruire
un’autentica fraternità tra i popoli», ha auspicato Benedetto XVI.
Aveva 63 anni don Bruno, anche lui "fidei donum" originario di La
Spezia, da 42 anni in Brasile, dov’era stato ordinato nel 1968. Ritrovato il
30 marzo nella sua stanza, presso la sua parrocchia di Nossa Senhora das
Candeias a Vitória da Conquista, stato di Bahia, è stato ucciso a bastonate,
probabilmente a scopo di rapina, da giovani tossicodipendenti che il sacerdote
stava cercando di aiutare tramite un programma di recupero. Appena si è sparsa
la notizia del suo assassinio, centinaia di poveri ed emarginati sono giunti
alla parrocchia per salutare nel dolore il prete che aveva scelto di vivere
accanto a loro.