"RADIO SOL MANSI"
Guinea Bissau,
dialogo in onda ![]()
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Laura
Badaracchi
("Avvenire", 20/10/’07)
Si chiama «Il sole è
sorto» ed entro la fine del prossimo anno le sue frequenze copriranno tutto il
territorio nazionale: fondata nel 2001, "Radio
Sol Mansi"
si appresta a diventare un capillare strumento di comunicazione e di formazione.
La missione cambia volto, anche in
Guinea Bissau, una delle più piccole nazioni
dell’Africa continentale. Un milione e mezzo di abitanti in tutto il Paese,
tra i 20 più poveri del mondo e con un debito estero pari a 921 milioni di
dollari, colpito neppure dieci anni fa – dal 1998 al ’99 – da una guerra
civile.
Immerso in un contesto difficile, a motivo del conflitto, padre
Davide Sciocco,
missionario del "Pime", aveva notato che «l’utilizzo della radio da
parte dei rivoltosi risultò decisivo per ottenere l’adesione della
popolazione alla loro causa e giungere quindi alla capitolazione dell’allora
presidente Nino. Feci questa considerazione: se la radio è stata determinante
per vincere una guerra, perché non creare una radio per far vincere pace e
sviluppo?». Un sogno che si è trasformato in un’emittente vivace, in cui il
dialogo interreligioso rappresenta una realtà vissuta nel quotidiano:
attualmente coordinatore dei programmi è Mussa Sani, un giovane musulmano,
coadiuvato da Graciete Brandao, laureata in comunicazione sociale in Russia e
con esperienza lavorativa in Portogallo. E con loro collaborano varie decine di
giovani, musulmani e cristiani.
Nel 2004 padre Davide, dopo 12 anni di missione, viene richiamato in Italia per
dirigere il "Centro missionario Pime" di Milano. Ma a febbraio del
2008 ripartirà alla volta di Bissau, con l’incarico di seguire "Sol
Mansi" perché diventi definitivamente la radio nazionale delle
diocesi guineensi. Lo aspetta il vescovo, monsignor José Câmnate na Bissign,
primo pastore autoctono di una Chiesa che ha appena compiuto trent’anni,
esigua minoranza (neppure 100mila i battezzati) rispetto a una popolazione per
metà "animista" e per il 45 per cento fedele all’islam moderato.
«La nostra radio comunitaria dà un contributo fondamentale: c’è urgente
bisogno di formare le coscienze e di riproporre quei valori che purtroppo nella
società si stanno perdendo, a motivo della dilagante corruzione. La maggior
parte della popolazione non sa leggere (l’analfabetismo sfiora il 70 per
cento), ma ascolta molto i programmi radiofonici. Quelli della nostra Chiesa, in
particolare, risultano molto graditi e interessanti», riferisce il vescovo.
Ma nel palinsesto di "Sol Mansi" non mancano i programmi per i
musulmani e gli evangelici, oltre a interventi formativi su temi di attualità:
dalla lotta all’Aids all’educazione alimentare, dalla promozione della donna
al dialogo tra fedi diverse. «La Guinea continua ad essere un esempio di
convivenza tra etnie», sottolinea padre Davide, senza nascondere le
criticità: «Purtroppo, tramite alcune "ong" e movimenti
fondamentalisti, si stanno diffondendo idee e gruppi che vogliono minare questa
convivenza. Quindi diventa ancora più urgente dar spazio a una realtà che,
nella sua vita quotidiana e nelle trasmissioni, nega ogni fondamentalismo e
propone una collaborazione autentica tra le differenti religioni».
Tra cd e computer, microfoni e "mixer", collegamenti
"Internet" via satellite e antenne, i giovani guineensi cercano di
raggiungere anche i villaggi più isolati, gettando ponti tra città e periferie
e promuovendo la diffusione di informazioni – altrimenti inaccessibili – sul
Paese e sul mondo. Ponti che arrivano anche in Italia: gli aderenti al «Club
Amici di Rsm» (www.africapadredavide.it/radiosolmansi/radiosolmansi.htm)
contribuiscono al funzionamento quotidiano della radio. Convinti che lo sviluppo
cresca anche grazie alle nuove tecnologie.