DAL BURUNDI

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il "martirio" e la speranza della "resurrezione"

Marguerite Barankitse, la fondatrice di "Casa Shalom", per i bambini del Burundi!

MARGUERITE BARANKITSE*
("Avvenire", 12/7/’09)

«Signore, mia madre mi aveva detto che tu eri solo amore»: sono le parole che ho lanciato a Dio, come un "rimprovero", nel 1993, in Burundi, nella piccola "Cappella" del "Vescovado", dove uomini che conoscevo avevano appena assassinato davanti ai miei occhi 72 persone che avevo cercato di proteggere. In quel preciso istante ho sentito voci di bambini, che credevo morti, nella "sacrestia". Per me è stata come una "risposta" di Dio. Li ho presi con me. E rapidamente altri "orfani" si sono aggiunti. Ma dovevo ancora imparare che non potevo assumermi quel carico con le mie sole forze. Dato che trascuravo i tempi di "raccoglimento", di preghiera, mi sono sentita sempre più schiacciata da quel "peso". Durante il ritiro in un "Carmelo", ho capito che dovevo affidarmi all’onnipotenza di Dio. E, da allora, ho sentito la sua presenza e ho visto la sua azione. Dio è una presenza d’amore che non delude mai. Quando si è attenti, si riesce a cogliere i segni della sua presenza anche in mezzo alle peggiori "atrocità". Il problema è che prima di avere una certa esperienza della sua presenza, prima di aver fatto il "salto" nella fede, si vorrebbe che agisse secondo i nostri "ragionamenti" umani. Che punisse i malvagi e impedisse il male. Ma le sue vie non sono le nostre vie. Io che ho molto sofferto posso testimoniare che è qui accanto a noi. E che quando si accetta la sofferenza (non dico quando è cercata!) e la si offre a questo "Dio-Amore", allora la viviamo diversamente.
È vero che talvolta sono "disgustata", in particolare quando vedo bambini "malati". Quando muoiono, non capisco mai. Mi dico che siamo stati creati per vivere. La morte ci sorprende sempre, ci fa male. Ma è meraviglioso credere che qualcuno ha vinto la morte.
Personalmente, contemplo raramente Cristo in "Croce". Contemplo il "Risorto".
Non porto alcun "crocifisso". Quando prego in una "Cappella", non mi volto verso la "Croce" ma verso il "tabernacolo", dove sento la presenza di Cristo "Risorto". Così come partecipo alla "liturgia" del "Venerdì Santo" spinta dall’attesa della "veglia pasquale", quando si accende il fuoco e si canta la "resurrezione".

* Premio internazionale "Onu" per i "rifugiati" nel 2005;
ha fondato la "Maison Shalom",
ove ha accolto e salvato centinaia di bambini "hutu" e "tutsi",
nel corso dei "genocidi" di
Rwanda e Burundi;
soprannominata «l’angelo del Burundi»,
sulla sua storia in Italia è uscito nel 2007 il volume «Madre di diecimila figli»,
di Martin Christel ("Piemme").

( Traduzione di Anna Maria Brogi )