Intervista a Igor Man

RITAGLI   «Un momento storico e rivelatore»   DOCUMENTI

Lucia Bellaspiga
("Avvenire", 1/12/’06)

Entrambe le mani incrociate sul petto, quelle del Papa aggrappate al crocifisso che gli pende sul petto: il primo mai entrato nella Moschea Blu. E tutti e due, Papa e muftì, assorti in preghiera. È questo l’evento culminante della visita di ieri di Benedetto XVI nel tempio di Allah, un momento che ha preso di sorpresa un po’ tutti, anche un «vecchio cronista laico e credente» come Igor Man, editorialista della "Stampa" e studioso di religioni.

Un minuto di profonda commozione, nato lì per lì, senza preavviso, un lungo silenzio che ha riassunto forse il senso dell’intero viaggio papale.

«Mi ha colpito molto l’improvviso e rapidissimo scioglimento che in quell’istante è avvenuto tra il Papa e il gran muftì. All’inizio Benedetto XVI era un po’ contratto, ascoltava con educato interessamento ciò che il muftì gli spiegava, quasi come un grande turista: grandissimo, ma appunto turista. Poi, stretta la croce pettorale in mano, si è letteralmente astratto, è volato via, si è fatto interamente preghiera. Una preghiera lunga, tanto che a un certo punto gli astanti hanno iniziato a guardarlo. Due uomini che pregavano in modo diverso nello stesso luogo e istante».

Un Papa davanti al "mihrab", la nicchia rivolta alla Mecca...

«Benedetto XVI guardava in alto, ovunque e in nessun luogo, giganteggiava. Una scena stupenda, abbiamo assistito a un momento storico, da fermare per sempre. Posso dire che questa preghiera ci ha svelato un nuovo Papa Ratzinger, lo stiamo scoprendo pian piano: si dice che i Papi si capiscono quando pregano, e in effetti qui è venuto fuori il vero Benedetto XVI. Ricordo un’altra preghiera di un altro Papa: Giovanni Paolo II mi ricevette in Vaticano con mia moglie, lo trovammo inginocchiato nella cappelletta, in un flusso di spiritualità enorme. Don Stanislao ci spiegò che sotto le ginocchia, nel ribaltino, aveva centinaia di foglietti, erano le suppliche che tutti i giorni riceveva e per le quali pregava. Ecco perché la preghiera lo sfiniva».

Anche Giovanni Paolo era entrato in una moschea, a Damasco. Era stato il primo...

«Apparentemente fu tutto diverso. C’era un clima magico fin dall’inizio, allora, mistico, quasi di smarrimento, perché Papa Wojtyla era un personaggio, martellava, superava l’accadimento. Ricordo che il suo corpo già malato di Papa curvo contagiava di spiritualità anche il durissimo "establishment" siriano, in alcuni ho visto le lacrime agli occhi. Questo Papa, invece, è "low profile", umile, casuale, "casual", ma è proprio questa la sua sigla, e il successo sempre più marcato che ottiene è dovuto alla sua semplicità. È un Papa persino "postmoderno". Oggi ho colto tutta la sua attualità: con naturalezza si è presentato, nonostante un carico di minacce volgari alle spalle cui ha risposto tenendo il suo Gesù in mano, tutto qui. Forse il vero Ratzinger essenzialmente ed esistenzialmente è quest’uomo che si astrae e prega».

Lei lo ha conosciuto bene, quando ancora era cardinale.

«Abbiamo pranzato insieme più volte, ci incontravamo al bar o in libreria, è un uomo ironico, che scherza, arguto... Mi ha colto di sorpresa e travolto in questo solitario colloquio col Signore. Ma è anche un uomo concreto, profondamente intelligente e colto, che non si fa illusioni, sa bene che il dialogo è lontano, però ha scelto di dare il segnale. A un ucraino che oggi mi chiedeva il senso di questo viaggio ho risposto che a Dio piace seminare, chissà quando crescerà qualcosa... Ecco, viviamo in una "congiuntura" internazionale spaventosa e Benedetto XVI ha gettato il seme».

La comunità turca lo avrà seguito in televisione, avrà visto quella preghiera simultanea a Dio.

«Non mi farei illusioni, è stato un "momentum", ora speriamo ne seguano altri: dovrebbe essere questa la nostra preghiera serale, che ci aiuti a liberarci dallo scetticismo e a credere che prima o poi quel seme crescerà davvero. Ho letto da qualche parte che ammettere la Turchia nell’Ue sarebbe come ammettere gli Usa nell’Olp o la Francia nella Lega Araba... uno scetticismo distruttivo. E non mi illudo sull’effetto del viaggio papale sui turchi, gente molto orgogliosa della propria specificità, tanto da mandare a monte il negoziato con l’Ue per una piccolezza come la questione di Cipro. Però...»

Però?

«Oggi in quella moschea su tutte le televisioni hanno visto che non raccontavamo storie, che quest’uomo venuto dall’Occidente cristiano era lì davvero come pellegrino, con estrema dignità. Dignità "low profile"».