IMPRENDITORI SOLIDALI

L’imprenditore farmaceutico di Pomezia:
«Da oltre 50 anni combiniamo "avanguardia" e attenzione per gli ultimi,
rispetto per l’ambiente e progetti di solidarietà.
Così nasce la produzione di medicine per quelle patologie,
così numericamente "ininfluenti", da essere "dimenticate" dalle aziende farmaceutiche».

RITAGLI    "Made in Italy" i farmaci "etici"    MISSIONE AMICIZIA
per le malattie dimenticate

Claudio Cavazza ("Sigma-Tau"):
«Mettiamo le nostre ricerche a disposizione di enti
che lavorano in Sudan, Ghana e Zambia».
«Il nostro impegno contro la malaria con il gruppo "non profit" "Mmv",
"Medicines for Malaria Venture"».

Lucia Bellaspiga
("Avvenire", 30/4/’08)

«Essere il gruppo farmaceutico che porta la scienza italiana nel mondo» sarebbe già un obiettivo "ragguardevole" per qualsiasi azienda del settore. Esserlo «coniugando ricerca, successo del prodotto, crescita industriale e responsabilità sociale» rischia di essere un "miraggio". Soprattutto per quell’ultimo traguardo, quella "responsabilità sociale" che vuol dire tante cose, troppe, al punto da risultare spesso un po’ "sfuocata", in un orizzonte lontano e irraggiungibile. «Ma noi, che siamo una tra le prime aziende farmaceutiche italiane, da oltre 50 anni ci occupiamo della salute delle persone combinando tecnologie ed "etica", "avanguardia" e attenzione per gli ultimi, rispetto per l’ambiente e progetti di solidarietà, ricerca nel campo delle malattie più diffuse al mondo e produzione di farmaci per le malattie "rare", ovvero così numericamente "ininfluenti" da essere "dimenticate" dalle aziende farmaceutiche... Insomma, in questi 50 anni di vita la nostra scelta è stata di assumere come impresa concreti comportamenti "virtuosi", andando ben oltre il semplice rispetto degli obblighi di legge».
Siamo alla
"Sigma-Tau", l’azienda farmaceutica di Pomezia (Roma), presente nei più avanzati settori della ricerca a livello internazionale, e chi parla - il Presidente Claudio Cavazza - è mente e cuore della filosofia aziendale: «Siamo convinti che il futuro di un’impresa sia legato alla capacità di produrre innovazione - spiega - e che per questo la ricerca debba essere costantemente sostenuta». La grande "lacuna" tutta italiana, insomma, causa della famigerata "fuga di cervelli", alla "Sigma-Tau" pare essere in "controtendenza": qui la ricerca si fa, eccome, e i "cervelli" rimangono. «Non si tratta di miracoli, ma di investimenti mirati - continua il Presidente - : negli ultimi dieci anni un investimento medio del 15% del fatturato, pari a 70 milioni di euro annui, ha reso "Sigma-Tau" l’azienda farmaceutica italiana che spende nella ricerca la quota più alta del fatturato, allo scopo di garantire l’innovazione terapeutica necessaria a garantire la salute delle persone...». E un’elevata crescita industriale, direbbe chi nel settore farmaceutico vede sempre e comunque "il cattivo", chi sulla malattia "specula" e "brevetta".
Eppure, va detto, molto sta cambiando nel panorama dell’industria dei medicinali, che da tempo si è accorta di aver bisogno essa stessa di quei "comportamenti virtuosi" in grado di armonizzare giusto profitto e valori umani. È così che la "Sigma- Tau" impiega il suo "team" di 400 ricercatori nella scoperta di farmaci cardiovascolari, antitumorali o utili nella cura di "Alzheimer" e "Parkinson", ma anche nel trattamento delle malattie "rare" e soprattutto della malaria, "morbo" di grande impatto "socio-sanitario" a livello mondiale, «responsabile ogni anno della morte di un milione di persone, per la stragrande maggioranza bambini dell’Africa "sub-sahariana" al di sotto dei 5 anni e di donne in gravidanza, mentre si stima che ogni anno vengano infettate 500 milioni di persone...». Una "piaga" resa più devastante dal fatto che la malaria, trasmessa dalla semplice puntura di zanzara, è ormai resistente ai farmaci tradizionali: «La malattia, oltre a tutto, affligge milioni di pazienti proprio in aree del mondo che non conoscono regimi sanitari adeguati - spiegano i ricercatori dell’azienda - . Era dunque necessario disporre di farmaci nuovi, cui siamo arrivati grazie anche alla collaborazione tra "Sigma-Tau" e un’organizzazione "non profit", la
"Mmv", "Medicines for Malaria Venture"». Dell’efficacia dell’"artemisimina" già si sapeva da tempo, ma la difficoltà da parte di pazienti tanto poveri e "debilitati" ad assumere il farmaco rendeva vano l’effetto. «Il grande vantaggio del nostro prodotto è il limitato numero di compresse da assumere - spiegano - , che tra l’altro possono essere prese a stomaco vuoto...»: triste dirlo, ma se si pensa ai luoghi in cui la malaria è presente si capisce quanto questo sia fondamentale.
Altro tasto "dolente", poi, è il rapporto "costo-terapia" compatibile. Lo stesso che fa "dimenticare" le malattie "rare" e rende "orfani" i relativi farmaci, che salverebbero la vita a quei pochi pazienti al mondo ma non il fatturato delle aziende, e per questo nessuno li produce ("rara" negli "Usa" è la malattia che colpisce meno di una persona ogni 1.200 individui, in Europa se ne colpisce meno di una ogni 2.000. A volte addirittura ci sono patologie che annoverano una decina o meno di pazienti in tutto il mondo). «Siamo ben consci che non costituiscono un’attrazione economica - riprende Claudio Cavazza - , ma abbiamo lo stesso scelto di investire in questo settore per poter offrire un’opportunità anche a chi deve affrontare il dramma dell’abbandono a causa di una patologia poco diffusa». Un atteggiamento "etico", ma anche "oculato" dal punto di vista imprenditoriale: «Da sempre eravamo convinti che lo studio delle malattie "rare" dovesse essere parte integrante delle nostre attività, perché la "biologia molecolare" porterà molto presto a suddividere tutte le patologie in "sottogruppi" sempre più piccoli, e allora proprio l’esperienza maturata nelle malattie "rare" sarà indispensabile per gestire lo sviluppo di farmaci di nuova generazione».
Un occhio al "sociale" e uno al successo dell’impresa, insomma, senza "ipocrisie": «L’ideale per un’azienda come la nostra è contribuire alla salute del Paese e al tempo stesso favorire i "patti sociali", coniugando gli interessi dell’azienda con quelli della "collettività", la crescita economica e la passione», conclude Cavazza. E a ben pensarci ha ragione: «Proprio chi ha fatto della salute la propria missione ha ancor più il dovere di "alleviare" le pene fisiche e morali a chi soffre, perché sa di avere una grande responsabilità verso le persone, tutte, senza distinzione. Anche molto lontano da casa nostra». Ad esempio rispondendo alle emergenze umanitarie, in contesti "bellici" e "post-bellici", o a seguito di calamità naturali: «Mettiamo i nostri farmaci a disposizione di enti e associazioni che lavorano in Sudan, Burkina Faso, Zambia, Ghana, Costa d’Avorio, Kossovo, Cuba, Bolivia, Palestina... Diritto alla salute e alla qualità della vita sono impegni "prioritari", in una società che della scienza fa la prima delle sue materie "umanistiche"».