PIETRO E IL MONDO

L’intervista a Barbiellini Amidei: mass media, giusta la denuncia del Papa.

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Omelia dell’Epifania: il giornalista rilegge le parole di Ratzinger
sull’attuale sistema della comunicazione.
«È vero, spesso prevalgono interessi politici o di mercato,
mentre si alimenta il conformismo».
E sull’appello ai leader religiosi non cristiani: «Sì al dialogo ma senza sincretismi».

Lucia Bellaspiga
("Avvenire", 7/1/’07)

Un'omelia che ha «due grandi punti di modernità»: da una parte il «richiamo alle guide spirituali delle grandi religioni non cristiane, chiamate a raccolta proprio intorno alla figura di Cristo». Dall'altra «l'appello ai mezzi di comunicazione a non prevaricare sulla capacità di analisi delle persone, lasciandole libere di esercitare un proprio senso critico». Gaspare Barbiellini Amidei, ordinario di Sociologia delle comunicazioni ed editorialista del "Quotidiano Nazionale" coglie nell'omelia pronunciata ieri dal Papa quella che definisce «la grande ambizione teologica di questo Pontefice, che a 40 anni dal Concilio Vaticano II si trova a integrare proprio il testo conciliare alla cui stesura lui stesso, all'epoca giovanissimo, contribuì».

Allora le "chiamate" salienti erano due: ai politici e agli uomini di scienza. Oggi, per fondare un nuovo umanesimo, il Papa si appella a una terza categoria: le "grandi anime", i "mahatma" delle altre religioni.

«Un atto rivoluzionario, per come è pensato. Infatti prende le mosse dalla grande adunata di Assisi voluta da Papa Wojtyla del 1986, ma va anche oltre ed elabora una sconcertante novità: al discorso interreligioso che propone i temi della pace, della convivenza, della condanna ai fondamentalismi, aggiunge una chiamata intorno al Cristo».

Un'idea di grande audacia teologica, prima di tutto.

«Assolutamente sì, e la metafora dei Magi è geniale, perché veramente giungevano dal di fuori del ceppo di Israele che ha originato la nostra religione, venivano dall'Oriente, portando i doni di altre civiltà...».

Proprio ciò che chiede oggi ai "mahatma".

«Il Papa immagina l'oggi come un ritrovarsi intorno a quella culla con uomini appartenenti ad altri credi, cui ovviamente non pretende rinuncino. Nella "vulgata" comune, invece, il dialogo interreligioso è inteso come semplice sincretismo, col presupposto che ognuno illanguidisca la propria verità per trovare con gli altri un minimo comune denominatore. Il Papa invece riafferma con vigore la natura divina di Cristo, che a differenza degli altri profeti è figlio di Dio, non solo un suo inviato. E si rivolge ai capi religiosi non per campare meglio ed evitare le stragi nel mondo, ma per cercare un discorso intorno alla figura di Gesù...».

Che da elemento di "lacerazione" diventa tema unificante: è questa la grande novità.

«Cristo, quando male interpretato, è stato sempre il punto nodale delle incomprensioni. Lo è ancora oggi quando qualcuno vuole eliminare il crocifisso, e lo era quando i Crociati hanno combattuto in suo nome».

La visione di Benedetto XVI è fortemente umanistica.

«Dietro c'è il pensiero che siamo tutti uomini dotati di un'anima, tutti uomini che credono in un Dio, e quindi tutti possiamo ritrovarci senza rinunciare alle nostre verità».

Il Papa investe poi i mass media di una grave responsabilità: se hanno il pregio oggi di informare a tutto campo, d'altra parte tendono a "pensare", per la gente.

«I media hanno una vocazione a sviluppare la conoscenza, ma anche la tendenza spesso a livellare gli individui imponendo l'interpretazione critica dei fatti raccontati. In apparenza li lasciano liberi di pensare, in realtà creano un "amalgama" che distorce gli accadimenti, specie quelli religiosi. Alla base del fenomeno c'è una grande ignoranza dei mass media nei temi che riguardano il cattolicesimo».

Un esempio?

«Lo vedremo domani: quando dell'omelia del Papa si andrà a vedere se è più a sinistra del discorso di Ratisbona, o se immagina un Concilio Vaticano III... Forzature, come si trattasse di un congresso di partito».

Così l'opinione pubblica ne esce frastornata, spersonalizzata.

«Il Papa mette il dito nella piaga più dolente. Oggi la confusione delle teste per i nove decimi deriva dal modo in cui l'informazione è diffusa a miliardi di persone: non secondo verità ma secondo interessi di potere o di mercato. Analisti e commentatori tendono spesso a politicizzare gli avvenimenti, a banalizzarli, anche quelli religiosi. Le direzioni dei giornali principali parrebbero voler creare, forse inconsapevolmente, un orizzonte chiuso: propongono le notizie, le interpretano e vanno alla sintesi».

Gli stessi metodi applicati dalle dittature...

«Beh, diciamo che se qualcuno prova a pensarla diversamente, a restare indipendente, ci pensano i sondaggi (pubblicati prontamente dagli stessi giornali) a fargli credere di essere in minoranza. Questo indurre il lettore a far proprie le conclusioni dei media nel mondo anglosassone ha un nome: si chiama la "società sociologica". Vuol dire che la gente alla fine si adatta ad essere come i giornali la disegnano, e si autoconvince pure di esserlo».

Mala fede?

«Ignoranza. Desiderio di potere. Resa al mercato per vendere di più. E scarsa consapevolezza antropologica».