Il monito del Papa ai cappellani delle carceri

RITAGLI    Anche dietro le sbarre la dignità chiede spazio    DOCUMENTI

Lucia Bellaspiga
("Avvenire", 7/9/’07)

Il carcere non come perdizione e condanna, ma anzi come «luogo che facilita il passaggio dalla disperazione alla speranza». Perché «sopraffatti da isolamento, vergogna e rifiuto», i detenuti smettono di sperare, e senza prospettive qualsiasi esistenza finisce. Nessuna "utopia" nelle parole forti del Papa, rivolte ieri in udienza ai partecipanti all'incontro internazionale dei cappellani delle carceri, ma l'invito a porsi l'eterno problema della dignità della vita, di "ogni" vita in quanto tale, anche la più colpevole e "abietta". La pena - si evince dal discorso del Papa - è un male necessario, inevitabile per preservare la società dal delitto, ma anche (e nell'ottica dei cappellani delle carceri "soprattutto") per ricondurre quel fratello smarrito alla dignità perduta e a un progetto di vita che comprenda nel suo vocabolario la parola "futuro". Se gli si nega la possibilità, anche la più remota, di redenzione, lo si condanna a morte interiore. Nessuna teoria astratta, anzi, il Papa va avanti ammonendo: «Quando le condizioni delle prigioni non tendono alla riconquista del senso della dignità», se cioè viene meno il percorso riabilitativo del condannato, «le istituzioni falliscono in uno dei loro fini essenziali». E tutti noi sappiamo quanto questo avvenga, per carenze strutturali ormai croniche e "disattenzioni" nei confronti di un'umanità considerata minore.
Le parole di
Benedetto XVI sollevano dunque una questione "calda" e fanno chiarezza nella grande confusione che oggi regna, tra chi vorrebbe chiudere la cella e buttar via la chiave e il "garantismo" tanto "buonista" quanto incosciente del "liberi tutti", tra la comprensibile paura degli italiani di fronte a delitti efferati come l'assassinio dei coniugi seviziati e uccisi a Treviso e provvedimenti discussi come l'indulto. Certezza della pena, chiedono tutti, maggioranza e opposizione, mentre il governo pensa di riscrivere alcune norme (vigenti ma non applicate) dopo l'orrendo caso della giovane uccisa a Sanremo dal fidanzato, già indagato per un simile omicidio eppure libero. A tutto c'è una risposta, nelle parole del Papa, tanto lontane dai garantismi quanto attente alle garanzie, di tutti: della società che intende tutelare la propria sicurezza, e del criminale che fino all'ultimo istante di vita ha il "diritto-dovere" di pentirsi e salvarsi. Certezza della pena, dunque, ma anche della sua utilità: «Le istituzioni giudiziarie e penali - ha osservato il Papa - giocano un ruolo fondamentale nel proteggere i cittadini e salvaguardare il bene comune», ma il cristiano non può dimenticare che di quel bene comune fa parte anche l'assassino, così «le stesse istituzioni devono nello stesso tempo contribuire alla riabilitazione di chi ha sbagliato».
Uno scopo che non viene raggiunto se il carcere è un "inferno" sulla terra senza spiragli né mani tese, ma anche se le sue porte vengono spalancate e il colpevole è libero prima ancora di aver maturato una coscienza del suo delitto. Libero di "reiterarlo". Dare al reo la possibilità di "es-piare", (dal latino "tornare puro") non è un "optional", è un dovere che qualsiasi società civile ha nei confronti dei suoi cittadini detenuti, tanto più una società cristiana, consapevole che a tutti noi, finché abbiamo respiro, è concessa un'ultima possibilità. Anche attraverso l'azione salvifica della pena. Non a caso il Papa cita un passo del "Catechismo" che tutti dovrebbero tenere presente quando si discute di delitto e castigo: "La pena - è scritto - oltre che a difendere l'ordine pubblico mira a uno scopo medicinale: nella misura del possibile deve contribuire alla correzione del colpevole". Infatti "quando è volontariamente accettata, assume valore di espiazione".
Nell'alternarsi di cadute e speranze che cadenzano il tempo eterno delle carceri c'è la metafora dell'intera umanità: l'ultima "chance" hanno i carcerati, l'ultima "chance" abbiamo tutti noi esseri umani, portati a sbagliare e a peccare, ma tutti attesi sul limitare di una soglia estrema per la riconciliazione, grande novità del messaggio cristiano.