«Chi è l'uomo?»: da questa domanda che interpella tutti
alla tutela del debole e dell'indifeso, embrione compreso.
Una riflessione di Papa Ratzinger...
«L’interrogarsi di un filosofo ateo
come Michel Serres sulla natura umana ci porta ad allargare lo sguardo sull’altro,
che non possiamo accettare di ridurre a cosa da usare e distruggere».
«Come suggeriva il pensatore cristiano Romano Guardini, fin dall’inizio la
vita ha una sua personalità,
quindi anche nell’embrione, che ha i suoi diritti».
«Amici non credenti, difendete la vita»
Di Joseph Ratzinger
( "Avvenire" - 22/6/’05 )
Nella sua prefazione al noto libro del biologo francese Jacques Testart, L'œuf
transparent, il filosofo Michel Serres (apparentemente un non credente),
affrontando la questione del rispetto dovuto all'embrione umano, si pone la
domanda: "Chi è l'uomo?". Egli rileva che non vi sono risposte
univoche e veramente soddisfacenti nella filosofia e nella cultura. Tuttavia
egli nota che noi, pur non avendo una definizione teorica precisa dell'uomo,
comunque nell'esperienza della vita concreta chi sia l'uomo lo sappiamo bene. Lo
sappiamo soprattutto quando ci troviamo di fronte a chi soffre, a chi è vittima
del potere, a chi è indifeso e condannato a morte: "Ecce homo!". Sì,
questo non credente riporta proprio la frase di Pilato, che aveva tutto il
potere davanti a Gesù, spogliato flagellato coronato di spine e ormai
condannato alla croce: Chi è l'uomo? È proprio il più debole e indifeso,
colui che non ha né potere né voce per difendersi, colui al quale possiamo
passare accanto nella vita facendo finta di non vederlo. Colui, al quale
possiamo chiudere il nostro cuore e dire che non è mai esistito.
E così, spontaneamente, ritorna alla memoria un'altra pagina evangelica, che
voleva rispondere a una simile richiesta di definizione: "Chi è il mio
prossimo?". Sappiamo che per riconoscere chi è il nostro prossimo occorre
accettare di farsi prossimo, cioè fermarsi, scendere da cavallo, avvicinarsi a
colui che ha bisogno, prendersi cura di lui. "Ciò che avrete fatto al più
piccolo di questi miei fratelli lo avrete fatto a me" (Mt 25, 40).
Vorrei leggervi un brano di un grande pensatore italo-tedesco, Romano Guardini:
"L'uomo non è intangibile per il fatto che vive. Di tale diritto sarebbe
titolare anche un animale, in quanto esso pure si trova a vivere [...]. La vita
dell'uomo rimane inviolabile poiché egli è una persona [...]. L'essere persona
non è un dato di natura psicologica, ma esistenziale: fondamentalmente non
dipende né dall'età, né dalla condizione psicologica, né dai d oni di natura
di cui il soggetto è provvisto [...]. La personalità può rimanere sotto la
soglia della coscienza - come quando si dorme - tuttavia essa permane e ad essa
bisogna far riferimento. La personalità può essere non ancora sviluppata come
quando si è bambini, tuttavia fin dall'inizio essa pretende il rispetto morale.
È addirittura possibile che la personalità in generale non emerga negli atti,
in quanto mancano i presupposti psico-fisici, come accade nei malati di mente
[...]. E infine la personalità può anche rimanere nascosta come nell'embrione;
ma essa è data fin dall'inizio in lui e ha i suoi diritti. È questa
personalità a dare agli uomini la loro dignità. Essa li distingue dalle cose e
li rende soggetti [...]. Si tratta una cosa come se fosse una cosa quando la si
possiede, la si usa e alla fine la si distrugge o - detto per gli esseri umani -
la si uccide. II divieto di uccidere l'essere umano esprime nella forma più
acuta il divieto di trattarlo come se fosse una cosa" (da I diritti del
nascituro, pubblicato in Studi cattolici, maggio/giugno 1974).
È così anche chiaro che lo sguardo che liberamente accetto di volgere
all'altro decide della mia stessa dignità. Così come posso accettare di
ridurre l'altro a cosa, da usare e distruggere, allo stesso modo devo accettare
le conseguenze di questo mio modo di guardare, conseguenze che si ripercuotono
su di me. "Con la misura con cui misurate, sarete misurati". Lo
sguardo che porto sull'altro decide della mia umanità. Posso trattarlo
semplicemente come cosa nella dimenticanza della sua e della mia dignità, del
suo e mio essere immagine e somiglianza di Dio. L'altro è custode della mia
dignità. Ecco perché la morale, che inizia da questo sguardo sull'altro,
custodisce la verità e la dignità dell'uomo: l'uomo ne ha bisogno per essere
se stesso e non smarrire la sua identità nel mondo delle cose. Vi è un ultimo,
decisivo passo da compiere nella nostra riflessione, un passo che ci riconduce
al brano della Gene si da cui siamo partiti. Come è possibile all'uomo questo
sguardo capace nello stesso tempo di cogliere e rispettare la dignità
dell'altra persona e di garantirgli la propria? Il dramma del nostro tempo
consiste proprio nell'incapacità di guardarci così, per cui lo sguardo
dell'altro diventa una minaccia da cui difenderci. In realtà la morale vive
sempre inscritta in un più ampio orizzonte religioso, che ne costituisce il
respiro e l'àmbito vitale. Fuori di questo àmbito essa diventa asfittica e
formale, si indebolisce e poi muore. Il riconoscimento etico della sacralità
della vita e l'impegno per il suo rispetto hanno bisogno della fede nella
creazione come loro orizzonte: così come un bambino può aprirsi con fiducia
all'amore se si sa amato e può svilupparsi e crescere se si sa seguito dallo
sguardo di amore dei suoi genitori, allo stesso modo anche noi riusciamo a
guardare gli altri nel rispetto della loro dignità di persone se facciamo
esperienza dello sguardo di amore di Dio su di noi, che ci rivela quanto è
preziosa la nostra persona. "E Dio disse: facciamo l'uomo a nostra immagine
e somiglianza [...]. E Dio vide quanto aveva fatto: ed ecco, era cosa molto
buona" (Gn 1, 26. 31).
Il cristianesimo è quella memoria dello sguardo di amore del Signore sull'uomo,
nel quale sono custoditi la sua piena verità e la garanzia ultima della sua
dignità. Il mistero del Natale ci ricorda che nel Cristo che nasce ogni vita
umana, fin dal suo primo inizio, è definitivamente benedetta e accolta dallo
sguardo della misericordia di Dio. I cristiani sanno questo e stanno con la
propria vita sotto questo sguardo di amore; ricevono con ciò stesso un
messaggio che è essenziale per la vita e il futuro dell'uomo. Allora essi
possono assumere oggi con umiltà e fierezza il lieto annunzio della fede, senza
del quale l'esistenza umana non sussiste a lungo. In questo compito di annuncio
della dignità dell'uomo e dei doveri di rispetto della vita che ne conseguono,
essi saranno probabilmen te derisi e odiati, ma il mondo non potrebbe vivere
senza di loro.