VIAGGIO APOSTOLICO A COLONIA
IN OCCASIONE DELLA
XX GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ

Giovedì 18 Agosto           Venerdì 19 Agosto           Sabato 20 Agosto

RITAGLI   Domenica, 21 agosto 2005   DOCUMENTI

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Santa Messa nella spianata di Marienfeld

Incontro con i vescovi

Cerimonia di congedo

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TOP SANTA MESSA NELLA SPIANATA DI MARIENFELD

OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Cari giovani!

Davanti all’Ostia sacra, nella quale Gesù per noi si è fatto pane che dall’interno sostiene e nutre la nostra vita (cfr Gv 6,35), abbiamo ieri sera cominciato il cammino interiore dell’adorazione. Nell’Eucaristia l’adorazione deve diventare unione. Con la Celebrazione eucaristica ci troviamo in quell’"ora" di Gesù di cui parla il Vangelo di Giovanni. Mediante l’Eucaristia questa sua "ora" diventa la nostra ora, presenza sua in mezzo a noi. Insieme con i discepoli Egli celebrò la cena pasquale d’Israele, il memoriale dell’azione liberatrice di Dio che aveva guidato Israele dalla schiavitù alla libertà. Gesù segue i riti d’Israele. Recita sul pane la preghiera di lode e di benedizione. Poi però avviene una cosa nuova. Egli ringrazia Dio non soltanto per le grandi opere del passato; lo ringrazia per la propria esaltazione che si realizzerà mediante la Croce e la Risurrezione, parlando ai discepoli anche con parole che contengono la somma della Legge e dei Profeti: "Questo è il mio Corpo dato in sacrificio per voi. Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio Sangue". E così distribuisce il pane e il calice, e insieme dà loro il compito di ridire e rifare sempre di nuovo in sua memoria quello che sta dicendo e facendo in quel momento.

Che cosa sta succedendo? Come Gesù può distribuire il suo Corpo e il suo Sangue? Facendo del pane il suo Corpo e del vino il suo Sangue, Egli anticipa la sua morte, l’accetta nel suo intimo e la trasforma in un’azione di amore. Quello che dall’esterno è violenza brutale, dall’interno diventa un atto di un amore che si dona totalmente. È questa la trasformazione sostanziale che si realizzò nel cenacolo e che era destinata a suscitare un processo di trasformazioni il cui termine ultimo è la trasformazione del mondo fino a quella condizione in cui Dio sarà tutto in tutti (cfr 1 Cor 15,28). Già da sempre tutti gli uomini in qualche modo aspettano nel loro cuore un cambiamento, una trasformazione del mondo. Ora questo è l’atto centrale di trasformazione che solo è in grado di rinnovare veramente il mondo: la violenza si trasforma in amore e quindi la morte in vita. Poiché questo atto tramuta la morte in amore, la morte come tale è già dal suo interno superata, è già presente in essa la risurrezione. La morte è, per così dire, intimamente ferita, così che non può più essere lei l’ultima parola. È questa, per usare un’immagine a noi oggi ben nota, la fissione nucleare portata nel più intimo dell’essere – la vittoria dell’amore sull’odio, la vittoria dell’amore sulla morte. Soltanto questa intima esplosione del bene che vince il male può suscitare poi la catena di trasformazioni che poco a poco cambieranno il mondo. Tutti gli altri cambiamenti rimangono superficiali e non salvano. Per questo parliamo di redenzione: quello che dal più intimo era necessario è avvenuto, e noi possiamo entrare in questo dinamismo. Gesù può distribuire il suo Corpo, perché realmente dona se stesso.

Questa prima fondamentale trasformazione della violenza in amore, della morte in vita trascina poi con sé le altre trasformazioni. Pane e vino diventano il suo Corpo e Sangue. A questo punto però la trasformazione non deve fermarsi, anzi è qui che deve cominciare appieno. Il Corpo e il Sangue di Cristo sono dati a noi affinché noi stessi veniamo trasformati a nostra volta. Noi stessi dobbiamo diventare Corpo di Cristo, consanguinei di Lui. Tutti mangiamo l’unico pane, ma questo significa che tra di noi diventiamo una cosa sola. L’adorazione, abbiamo detto, diventa unione. Dio non è più soltanto di fronte a noi, come il Totalmente Altro. È dentro di noi,  e noi siamo in Lui. La sua dinamica ci penetra e da noi vuole propagarsi agli altri e estendersi a tutto il mondo, perché il suo amore diventi realmente la misura dominante del mondo. Io trovo un’allusione molto bella a questo nuovo passo che l’Ultima Cena ci ha donato nella differente accezione che la parola "adorazione" ha in greco e in latino. La parola greca suona proskynesis. Essa significa il gesto della sottomissione, il riconoscimento di Dio come nostra vera misura, la cui norma accettiamo di seguire. Significa che libertà non vuol dire godersi la vita, ritenersi assolutamente autonomi, ma orientarsi secondo la misura della verità e del bene, per diventare in tal modo noi stessi veri e buoni. Questo gesto è necessario, anche se la nostra brama di libertà in un primo momento resiste a questa prospettiva. Il farla completamente nostra sarà possibile soltanto nel secondo passo che l’Ultima Cena ci dischiude. La parola latina per adorazione è ad-oratio – contatto bocca a bocca, bacio, abbraccio e quindi in fondo amore. La sottomissione diventa unione, perché colui al quale ci sottomettiamo è Amore. Così sottomissione acquista un senso, perché non ci impone cose estranee, ma ci libera in funzione della più intima verità del nostro essere.

Torniamo ancora all’Ultima Cena. La novità che lì si verificò, stava nella nuova profondità dell’antica preghiera di benedizione d’Israele, che da allora diventa la parola della trasformazione e dona a noi la partecipazione all’"ora" di Cristo. Gesù non ci ha dato il compito di ripetere la Cena pasquale che, del resto, in quanto anniversario, non è ripetibile a piacimento. Ci ha dato il compito di entrare nella sua "ora". Entriamo in essa mediante la parola del potere sacro della consacrazione – una trasformazione che si realizza mediante la preghiera di lode, che ci pone in continuità con Israele e con tutta la storia della salvezza, e al contempo ci dona la novità verso cui quella preghiera per sua intima natura tendeva. Questa preghiera – chiamata dalla Chiesa "preghiera eucaristica" – pone in essere l’Eucaristia. Essa è parola di potere, che trasforma i doni della terra in modo del tutto nuovo nel dono di sé di Dio e ci coinvolge in questo processo di trasformazione. Per questo chiamiamo questo avvenimento Eucaristia, che è la traduzione della parola ebraica beracha – ringraziamento, lode, benedizione, e così trasformazione a partire dal Signore: presenza della sua "ora". L’ora di Gesù è l’ora in cui vince l’amore. In altri termini: è Dio che ha vinto, perché Egli è l’Amore. L’ora di Gesù vuole diventare la nostra ora e lo diventerà, se noi, mediante la celebrazione dell’Eucaristia, ci lasciamo tirare dentro quel processo di trasformazioni che il Signore ha di mira. L’Eucaristia deve diventare il centro della nostra vita. Non è positivismo o brama di potere, se la Chiesa ci dice che l’Eucaristia è parte della domenica. Al mattino di Pasqua, prima le donne e poi i discepoli ebbero la grazia di vedere il Signore. D’allora in poi essi seppero che ormai il primo giorno della settimana, la domenica, sarebbe stato il giorno di Lui, di Cristo. Il giorno dell’inizio della creazione diventava il giorno del rinnovamento della creazione. Creazione e redenzione vanno insieme. Per questo è così importante la domenica. È bello che oggi, in molte culture, la domenica sia un giorno libero o, insieme col sabato, costituisca addirittura il cosiddetto "fine-settimana" libero. Questo tempo libero, tuttavia, rimane vuoto se in esso non c’è Dio. Cari amici! Qualche volta, in un primo momento, può risultare piuttosto scomodo dover programmare nella domenica anche la Messa. Ma se vi ponete impegno, constaterete poi che è proprio questo che dà il giusto centro al tempo libero. Non lasciatevi dissuadere dal partecipare all’Eucaristia domenicale ed aiutate anche gli altri a scoprirla. Certo, perché da essa si sprigioni la gioia di cui abbiamo bisogno, dobbiamo imparare a comprenderla sempre di più nelle sue profondità, dobbiamo imparare ad amarla. Impegniamoci in questo senso – ne vale la pena! Scopriamo l’intima ricchezza della liturgia della Chiesa e la sua vera grandezza: non siamo noi a  far festa per noi, ma è invece lo stesso Dio vivente a preparare per noi una festa. Con l’amore per l’Eucaristia riscoprirete anche il sacramento della Riconciliazione, nel quale la bontà misericordiosa di Dio consente sempre un nuovo inizio alla nostra vita.

Chi ha scoperto Cristo deve portare altri verso di Lui. Una grande gioia non si può tenere per sé. Bisogna trasmetterla. In vaste parti del mondo esiste oggi una strana dimenticanza di Dio. Sembra che tutto vada ugualmente anche senza di Lui. Ma al tempo stesso esiste anche un sentimento di frustrazione, di insoddisfazione di tutto e di tutti. Vien fatto di esclamare: Non è possibile che questa sia la vita! Davvero no. E così insieme con la dimenticanza di Dio esiste come un boom del religioso. Non voglio screditare tutto ciò che c’è in questo contesto. Può esserci anche la gioia sincera della scoperta. Ma, per dire il vero, non di rado la religione diventa quasi un prodotto di consumo. Si sceglie quello che piace, e certuni sanno anche trarne un profitto. Ma la religione cercata alla maniera del "fai da te" alla fin fine non ci aiuta. È comoda, ma nell’ora della crisi ci abbandona a noi stessi. Aiutate gli uomini a scoprire la vera stella che ci indica la strada: Gesù Cristo! Cerchiamo noi stessi di conoscerlo sempre meglio per poter in modo convincente guidare anche gli altri verso di Lui. Per questo è così importante l’amore per la Sacra Scrittura e, di conseguenza, importante conoscere la fede della Chiesa che ci dischiude il senso della Scrittura. È lo Spirito Santo che guida la Chiesa nella sua fede crescente e l’ha fatta e la fa penetrare sempre di più nelle profondità della verità (cfr Gv 16,13). Papa Giovanni Paolo II ci ha donato un’opera meravigliosa, nella quale la fede dei secoli è spiegata in modo sintetico: il Catechismo della Chiesa Cattolica. Io stesso recentemente ho potuto presentare il Compendio di tale Catechismo, che è stato elaborato a richiesta del defunto Papa. Sono due libri fondamentali che vorrei raccomandare a tutti voi.

Ovviamente, i libri da soli non bastano. Formate delle comunità sulla base della fede! Negli ultimi decenni sono nati movimenti e comunità in cui la forza del Vangelo si fa sentire con vivacità. Cercate la comunione nella fede come compagni di cammino che insieme continuano a seguire la strada del grande pellegrinaggio che i Magi dell’Oriente ci hanno indicato per primi. La spontaneità delle nuove comunità è importante, ma è pure importante conservare la comunione col Papa e con i Vescovi. Sono essi a garantire che non si sta cercando dei sentieri privati, ma invece si sta vivendo in quella grande famiglia di Dio che il Signore ha fondato con i dodici Apostoli.

Ancora una volta devo ritornare all’Eucaristia. "Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo" dice san Paolo (1 Cor 10,17). Con ciò intende dire: Poiché riceviamo il medesimo Signore ed Egli ci accoglie e ci attira dentro di sé, siamo una cosa sola anche tra di noi. Questo deve manifestarsi nella vita. Deve mostrarsi nella capacità del perdono. Deve manifestarsi nella sensibilità per le necessità dell’altro. Deve manifestarsi nella disponibilità a condividere. Deve manifestarsi nell’impegno per il prossimo, per quello vicino come per quello esternamente lontano, che però ci riguarda sempre da vicino. Esistono oggi forme di volontariato, modelli di servizio vicendevole, di cui proprio la nostra società ha urgentemente bisogno. Non dobbiamo, ad esempio, abbandonare gli anziani alla loro solitudine, non dobbiamo passare oltre di fronte ai sofferenti. Se pensiamo e viviamo in virtù della comunione con Cristo, allora ci si aprono gli occhi. Allora non ci adatteremo più a vivacchiare preoccupati solo di noi stessi, ma vedremo dove e come siamo necessari. Vivendo ed agendo così ci accorgeremo ben presto che è molto più bello essere utili e stare a disposizione degli altri che preoccuparsi solo delle comodità che ci vengono offerte. Io so che voi come giovani aspirate alle cose grandi, che volete impegnarvi per un mondo migliore. Dimostratelo agli uomini, dimostratelo al mondo, che aspetta proprio questa testimonianza dai discepoli di Gesù Cristo e che, soprattutto mediante il vostro amore, potrà scoprire la stella che noi seguiamo.

Andiamo avanti con Cristo e viviamo la nostra vita da veri adoratori di Dio! Amen.

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BENEDETTO XVI
ANGELUS

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TOP INCONTRO CON I VESCOVI DELLA GERMANIA
NELLA PIUSSAAL DEL SEMINARIO DI COLONIA

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Venerati Fratelli nell’Episcopato!

Benedico il Signore che mi dona la gioia di incontrarvi qui, in terra tedesca, al termine di questa XX Giornata Mondiale della Gioventù. Mi sembra che si possa dire che la Provvidenza con le sue disposizioni a noi riconoscibili durante queste giornate abbia voluto non solo dare un incoraggiamento a me, Successore di Pietro, ma offrire un segno di speranza anche alla Chiesa che vive in questo Paese e soprattutto a voi, che ne siete i Pastori. A tutti rinnovo di cuore il mio più sentito ringraziamento per l’impegno che avete posto nella preparazione dell’evento; in particolare, ringrazio il Cardinale Joachim Meisner ed i suoi Ausiliari, come pure il Cardinale Presidente della Conferenza Episcopale, Karl Lehmann, e tutti i collaboratori.

Come ho detto stamani al termine della grande Celebrazione eucaristica sulla spianata di Marienfeld, la Germania ha visto realizzarsi in questi giorni un imponente pellegrinaggio, e non si è trattato di un pellegrinaggio qualsiasi, ma di un pellegrinaggio di giovani! Questo avvenimento, che la Diocesi di Colonia e voi tutti avete contribuito, non senza fatica, a preparare, è ora sotto i nostri occhi: quale motivo di gratitudine a Dio, di riflessione, di rinnovato impegno! L’amato Papa Giovanni Paolo II, iniziatore delle Giornate Mondiali della Gioventù, amava affermare che in questo genere di pellegrinaggio i giovani sono i protagonisti e il Papa, in un certo senso, li segue. Un’osservazione scherzosa, che contiene però una profonda verità: i giovani, andando alla ricerca di una pienezza di vita, pur con le loro fragilità e lacune, conducono i Pastori ad ascoltare le loro domande e ad impegnarsi perché l’unica vera risposta, quella di Cristo, giunga loro comprensibile. Sta a noi, dunque, far tesoro di questo dono che Dio ha fatto alla Chiesa in Germania, raccogliendone la sfida e valorizzandone le potenzialità.

E’ importante sottolineare che questo avvenimento, pur essendo eccezionale, non è isolato. Quella di Colonia non è - per usare un modo di dire comune - "una cattedrale nel deserto". Penso infatti ai molti doni di cui è ricca la Chiesa in Germania. Mi è caro passarli brevemente in rassegna insieme con voi, proprio nello spirito di lode e di riconoscenza che ha animato queste giornate di grazia. Non poche persone, in questo Paese, vivono la fede in modo esemplare, con grande amore per la Chiesa, per i suoi Pastori e per il Successore di Pietro. Numerosi sono coloro che volontariamente assumono responsabilità anche esigenti nella vita diocesana e parrocchiale, nelle associazioni e nei movimenti, in particolare a favore dei giovani. Tanti sacerdoti, religiosi e laici compiono fedelmente il loro servizio in situazioni pastorali spesso difficili. Grande è poi la generosità dei cattolici tedeschi nei confronti dei più poveri. Molti sacerdoti fidei donum e missionari tedeschi sono impegnati in terre lontane. Attraverso molteplici istituzioni la Chiesa cattolica è presente nella vita pubblica. Notevole è il lavoro compiuto dalle numerose istituzioni caritative: da Misereor, Adveniat, Missio, Renovabis fino alle Caritas diocesane e parrocchiali. Vasta è pure l’opera educativa delle scuole cattoliche e di altre istituzioni e organizzazioni cattoliche a favore della gioventù. Sono questi alcuni cenni, non completi ma significativi, che delineano, per così dire, il ritratto di una Chiesa viva, la Chiesa che ci ha generati nella fede e che abbiamo l’onore e la gioia di servire.

Sappiamo che sul volto di questa Chiesa non mancano purtroppo delle rughe, delle ombre che ne offuscano lo splendore. Anch’esse, per amore e con amore, vogliamo tenere presenti in questo momento che è di festa e di ringraziamento. Secolarismo e scristianizzazione non cessano di progredire. Sempre minore è l’influsso dell’etica e della morale cattolica. Non poche persone abbandonano la Chiesa o, se vi restano, accettano solo una parte dell’insegnamento cattolico. Preoccupante rimane la situazione religiosa nell’Est, dove la maggioranza della popolazione non è battezzata e non ha alcun contatto con la Chiesa. Riconosciamo in queste realtà altrettante sfide, e voi stessi ne siete i più consapevoli, come appare dalla vostra Lettera pastorale del 21 settembre 2004, in occasione del 1250° anniversario del martirio di San Bonifacio. In essa, citando il Padre gesuita Alfred Delp, affermate: "Noi siamo diventati terra di missione". Provenendo da questo Paese a me tanto caro, mi sento particolarmente toccato dai suoi problemi e oggi desidero parteciparvi il mio affetto e la mia solidarietà, insieme con quelli dell’intero Collegio episcopale, incoraggiandovi a perseverare uniti e fiduciosi nella vostra missione. La Chiesa in Germania deve diventare sempre più missionaria, impegnandosi a trovare le vie per trasmettere la fede alle future generazioni.

E’ questo lo scenario che la Giornata Mondiale della Gioventù apre dinanzi a noi: essa ci invita a proiettare il nostro sguardo verso il futuro. I giovani costituiscono per la Chiesa, e in particolare per i pastori, per i genitori e per gli educatori, un appello vivente alla fede e alla speranza. Il mio venerato Predecessore, scegliendo il tema di questa XX Giornata - "Siamo venuti per adorarlo" (Mt 2,2) - ha implicitamente confermato questo appello. Egli ha tracciato un chiaro orientamento per il cammino dei giovani: li ha stimolati a cercare Cristo avendo come modello i Magi; li ha invitati a seguire la stella, riflesso di Cristo nel firmamento dell’esistenza personale e sociale; li ha educati, con il suo esempio dolce e forte, a mettersi in ginocchio davanti al Dio fatto uomo, al Figlio della Vergine Maria, riconoscendo in Lui il Redentore dell’uomo. Questo stesso modello, che ha indicato ai giovani, Giovanni Paolo II l’ha offerto anche ai Pastori, per orientare il loro servizio tra le nuove generazioni e nell’intera Famiglia ecclesiale. Infatti, quella Via, quella Verità, quella Vita che ogni persona, e il giovane in modo emblematico, ricerca sono state affidate a noi Pastori da Cristo stesso che ci ha fatti suoi testimoni e ministri del suo Vangelo (cfr Mt 28,18-20). Non dobbiamo, pertanto, né mortificare la ricerca né nascondere la Verità, ma mantenere la feconda tensione che esiste tra questi due poli: è una tensione che risponde profondamente all’indole dell’uomo contemporaneo. Con la luce e la forza di questo dono, cioè del Vangelo che lo Spirito Santo non cessa di rendere vivo ed attuale, noi possiamo annunciare Cristo senza timore e possiamo invitare tutti a non avere paura di aprire il cuore a Lui, perché siamo convinti che Egli è pienezza di vita e di felicità.

Questo significa essere Chiesa aperta al futuro, ricca come tale di promesse per le nuove generazioni. I giovani, infatti, non cercano una Chiesa giovanilistica, ma giovane nello spirito; una Chiesa trasparente a Cristo, Uomo nuovo. Proprio questo è l’impegno che intendiamo assumerci oggi, in un momento davvero singolare, perché conclude un grande evento giovanile, che ci spinge ad affacciarci sul domani della Chiesa e della società. E’ in questa luce positiva e carica di speranza che possiamo affrontare con fiducia anche le questioni più difficili che interpellano la Comunità ecclesiale in Germania. Ancora una volta i giovani si rivelano per noi Pastori una provocazione salutare, perché ci chiedono di essere coerenti, uniti, coraggiosi. Noi, per parte nostra, dobbiamo educarli alla pazienza, al discernimento, al sano realismo. Ma senza falsi compromessi, per non annacquare il Vangelo.

Cari Fratelli, l’esperienza di questi vent’anni ci ha insegnato che ogni Giornata Mondiale della Gioventù costituisce, in un certo senso, un nuovo inizio per la pastorale giovanile del Paese che l’ha ospitata. La preparazione dell’evento mobilita persone e risorse, e la sua celebrazione porta con sé una ventata di entusiasmo, che occorre assecondare nel modo migliore. E’ un potenziale enorme di energie, che può ulteriormente accrescersi distribuendosi sul territorio. Penso alle parrocchie, alle associazioni, ai movimenti; penso ai sacerdoti, ai religiosi, ai catechisti, agli animatori impegnati con i giovani. Immagino che in Germania moltissimi siano stati coinvolti da questo avvenimento. Prego perché per ciascuno di essi possa segnare un’autentica crescita nell’amore a Cristo e alla Chiesa, e incoraggio tutti a portare avanti insieme, con rinnovato spirito di servizio, il lavoro pastorale tra le nuove generazioni.

La maggior parte dei giovani tedeschi vive in buone condizioni sociali ed economiche, però non mancano situazioni difficili. Aumenta in tutte le fasce sociali il numero dei giovani provenienti da famiglie disgregate. La disoccupazione giovanile in Germania ha conosciuto purtroppo un incremento. Inoltre molti ragazzi e ragazze si ritrovano confusi, privi di risposte valide per le domande sul senso della vita e della morte, sul loro presente e sul loro futuro. Molte proposte della società moderna sfociano nel vuoto e tanti giovani finiscono nelle "sabbie mobili" dell’alcool e della droga, o nelle spire di gruppi estremistici. Una parte dei giovani tedeschi, soprattutto nell’Est, non ha mai conosciuto personalmente la Buona Novella di Gesù Cristo. Nelle stesse zone tradizionalmente cattoliche l’insegnamento della religione e la catechesi non riescono sempre a dar vita a legami duraturi dei giovani con la Comunità ecclesiale. Per questo la Chiesa in Germania è impegnata a cercare strade nuove per arrivare ai giovani e per annunciare ad essi Cristo. La Giornata Mondiale della Gioventù costituisce sempre, per usare una parola cara al Papa Giovanni Paolo II, un eccezionale "laboratorio" in tal senso. Un laboratorio anche vocazionale, perché in questi giorni il Signore non mancherà di far sentire con forza la sua chiamata nel cuore di non pochi giovani. Una chiamata che chiede naturalmente di essere accolta e interiorizzata, per mettere radici profonde e così portare frutti buoni e duraturi. Tante testimonianze di giovani e di coppie stanno a dimostrare che l’esperienza di questi Incontri mondiali, quando prosegue in un cammino di fede, di discernimento e di servizio ecclesiale, sfocia in scelte mature di vita matrimoniale, religiosa, sacerdotale e missionaria. Tenendo conto della scarsità di sacerdoti e di religiosi che ormai anche in Germania diventa drammatica, vi invito, cari Fratelli, a promuovere con rinnovato slancio una pastorale vocazionale che possa raggiungere le parrocchie, i centri educativi, le famiglie. La pastorale giovanile e vocazionale si riallaccia inevitabilmente con quella familiare. Non dico nulla di nuovo se rilevo che la famiglia oggi si trova ad affrontare tanti problemi e difficoltà. Vi esorto calorosamente a non farvi scoraggiare, ma a proseguire con fiducia nel vostro impegno in favore della famiglia cristiana. Lo scopo a cui miriamo è di far sì che i coniugi siano in grado di assolvere pienamente alla loro missione, in particolare nell’evangelizzazione dei bambini e dei giovani.

Nel mondo giovanile giocano un ruolo importante le associazioni e i movimenti, che costituiscono un’indubbia ricchezza. La Chiesa deve valorizzare queste realtà e al tempo stesso deve guidarle con saggezza pastorale, affinché contribuiscano nel modo migliore, con i loro diversi doni, all’edificazione della comunità, mai ponendosi in concorrenza le une con le altre ma rispettandosi e collaborando insieme per suscitare nei giovani la gioia della fede, l’amore per la Chiesa e la passione per il Regno di Dio. A tale scopo è indispensabile che quanti sono impegnati con e per i giovani siano in prima persona testimoni convinti di Cristo e fedeli all’insegnamento della Chiesa. Analogo discorso vale nel campo dell’educazione cattolica e della catechesi: sono certo che non mancherete di porre premurosa attenzione affinché, per i compiti di insegnante di religione e di catechista, siano scelte persone preparate e fedeli al magistero ecclesiale. Un valido aiuto in questo impegno per la formazione cristiana delle nuove generazioni verrà sicuramente dal Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, nel quale sono raccolti in sintesi tutti gli elementi essenziali della fede e della morale cattolica, formulati in maniera chiara e accessibile a tutti.

Cari Fratelli nell’Episcopato, se Dio vorrà vi saranno altre occasioni per approfondire le molte questioni che interpellano la vostra e la mia sollecitudine pastorale. In questa circostanza ho voluto raccogliere con voi il messaggio lasciato dal grande pellegrinaggio dei giovani. Mi pare che essi, al termine di questa esperienza, ci si rivolgano in sintesi così: "Siamo venuti per adorarlo. L’abbiamo incontrato. Aiutateci adesso a diventare suoi discepoli e testimoni". E’ un appello esigente, ma quanto mai consolante per il cuore di un Pastore! Il ricordo delle giornate vissute qui a Colonia all’insegna della speranza sostenga il vostro, il nostro ministero. Vi lascio il mio affettuoso incoraggiamento, che è al tempo stesso una fervida richiesta fraterna di camminare e operare uniti, sul fondamento di una comunione che ha nell’Eucaristia il suo culmine e la sua inesauribile sorgente. Vi affido tutti a Maria Santissima, Madre di Cristo e della Chiesa, mentre di cuore imparto a ciascuno di voi e alle vostre Comunità una speciale Benedizione Apostolica.

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SALUTO AL COMITATO ORGANIZZATORE DELLA GMG
E CONGEDO DALLA RESIDENZA NEL CORTILE INTERNO
DELL’ARCIVESCOVADO DI COLONIA

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TOP CERIMONIA DI CONGEDO
ALL'AEROPORTO INTERNAZIONALE DI COLONIA/BONN

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI 

Al termine di questa mia prima visita in terra tedesca come Vescovo di Roma e Successore di Pietro, sento ancora una volta il bisogno di esprimere viva riconoscenza per l’accoglienza riservata alla mia persona, ai miei collaboratori e specialmente ai numerosi giovani convenuti a Colonia da ogni continente in occasione di questa Giornata Mondiale della Gioventù. Il Signore mi ha chiamato a succedere all’amato Pontefice Giovanni Paolo II, geniale iniziatore delle Giornate Mondiali della Gioventù. Con gioia ho raccolto questa eredità e ringrazio Iddio che mi ha dato l’opportunità di vivere insieme a tanti giovani quest’ulteriore tappa del loro spirituale pellegrinaggio di continente in continente seguendo la Croce di Cristo.

Ringrazio quanti si sono fattivamente adoperati perché ogni fase e momento di questo straordinario incontro si svolgesse con ordine e serenità. I giorni trascorsi insieme hanno permesso a tanti ragazzi e ragazze provenienti dal mondo intero di conoscere meglio la Germania. Noi tutti siamo consapevoli del male derivato dalla nostra patria nel Novecento, e lo riconosciamo con vergogna e dolore. Ma in questi giorni, grazie a Dio, si è mostrato largamente che esisteva ed esiste anche l’altra Germania – un Paese di singolari risorse umane, culturali e spirituali. Mi auguro che tali risorse, grazie anche all’evento di questi giorni, tornino ad irradiarsi nel mondo! Ora i giovani di tutto il mondo possono far ritorno nelle loro nazioni arricchiti dai contatti e dall’esperienza di dialogo e di fraternità avuta in diverse regioni della nostra Patria. Sono certo che il loro soggiorno, caratterizzato dal tipico entusiasmo dell’età, lascia alle popolazioni che generosamente li hanno ospitati un gradito ricordo, costituendo anche per la Germania un segno di speranza. Si può dire, infatti, che in questi giorni la Germania è stata il centro del mondo cattolico. I giovani di ogni continente e cultura, stringendosi con fede attorno ai loro Pastori e al Successore di Pietro, hanno reso visibile una Chiesa giovane, che con fantasia e coraggio vuole disegnare il volto di un’umanità più giusta e solidale. Seguendo l’esempio dei Magi, i giovani si sono messi in cammino per incontrare Cristo, come ricorda il tema della Giornata Mondiale della Gioventù. Ora ripartono per le loro contrade e città per testimoniare la luce, la bellezza, il vigore del Vangelo, di cui hanno fatto rinnovata esperienza.

Sento il bisogno di dire grazie a quanti hanno aperto il cuore e le case a questi innumerevoli giovani pellegrini. Ringrazio le Autorità governative, i Responsabili politici e le diverse Amministrazioni civili e militari, come pure i servizi di sicurezza e le molteplici Organizzazioni di volontariato che con grande dedizione hanno lavorato per la preparazione e per il proficuo svolgimento di ogni iniziativa e manifestazione di questa Giornata Mondiale. Ringrazio coloro che hanno curato gli incontri di riflessione e di preghiera, nonché le celebrazioni liturgiche, nelle quali ci sono stati offerti eloquenti esempi della vitalità gioiosa della fede che anima i giovani del nostro tempo. Vorrei inoltre estendere l’espressione della mia gratitudine ai responsabili delle altre Chiese e Comunità ecclesiali, come pure ai rappresentanti delle altre Religioni che hanno voluto essere presenti a quest’importante incontro e auspico che si intensifichi il comune impegno per formare le giovani generazioni a quei valori umani e spirituali che si rivelano indispensabili per costruire un futuro di libertà vera e di pace.

Il mio più sentito ringraziamento va al Cardinale Joachim Meisner, Arcivescovo di Colonia, Diocesi che ha ospitato questo Incontro Mondiale, all’Episcopato tedesco, guidato dal suo Presidente, Cardinale Karl Lehmann, ai sacerdoti, ai religiosi e religiose, alle comunità parrocchiali, alle associazioni laicali ed ai movimenti che si sono impegnati per rendere il soggiorno dei giovani spiritualmente proficuo. Un grazie speciale indirizzo con affetto ai giovani tedeschi, che in vario modo si sono resi disponibili per l’accoglienza dei loro coetanei e con loro hanno condiviso momenti di fede che possiamo qualificare memorabili. Il mio auspicio è che quest’evento ecclesiale resti scolpito nella vita dei cattolici di Germania e sia incentivo per un loro rinnovato slancio spirituale e apostolico! Che il Vangelo sia accolto nella sua integrità e testimoniato con passione da tutti i discepoli di Cristo, perché si riveli così come fermento di autentico rinnovamento dell’intera società tedesca, grazie pure al dialogo con le diverse comunità cristiane e con i seguaci delle altre religioni.

Il mio deferente e grato saluto va, infine, alle Autorità politiche, civili, diplomatiche che hanno voluto essere presenti a questo commiato. In particolare, ringrazio Lei, Signor Cancelliere, alla cui cortesia affido il compito di trasmettere l’assicurazione dei miei grati sentimenti al Presidente della Repubblica, ai membri del Governo e all’intero Popolo tedesco. Con il cuore colmo delle emozioni e dei ricordi di questi giorni, mi accingo a far ritorno a Roma, su tutti invocando l’abbondanza delle benedizioni divine per un futuro di serena prosperità, di concordia e di pace. 

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