UNA VITA PER GLI ALTRI
«La Chiesa unita e concreta.Don
Oreste Benzi. Il suo intervento alla "Settimana sociale":
«In Italia bimbi sgozzati e donne schiave. E noi cosa facciamo? Siamo
complici?».
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DON
ORESTE BENZI
("Avvenire",
4/11/’07)
Pubblichiamo il testo dell’intervento pronunciato il 19 ottobre da don Oreste Benzi alla "Settimana sociale dei cattolici italiani" svoltasi a Pisa.
Mi chiedevo mentre ascoltavo gli
splendidi oratori: ma come realizzare il "bene comune"? Io ho visto,
penso e credo che il nemico – perdonate la parola – del "bene
comune" è... siamo noi cattolici. In che senso? Ovunque ci si gira si è
persa, si è sbriciolata e poi scomparsa la coscienza di essere popolo, popolo
di Dio, con una missione di salvezza da portare. Oggi però, oggi, 19 ottobre,
ieri, domani. Il messaggio di Gesù, meglio, la soluzione dell’esistenza umana
che ci dà Gesù, l’ha affidata a noi, ma non si può portare avanti così,
sbriciolata.
L’interesse di partito, l’interesse del potere, l’interesse delle
"stanze dei bottoni" e tutto ciò che è collegato a esso è diventato
la coscienza pratica ed "attuativa", e così si ha il tradimento della
rivoluzione cristiana, come dice Benedetto
XVI, della
rivoluzione di Dio. Perché mancano le strategie comuni da portare avanti. Ogni
realtà, ogni gruppo ecclesiale, ogni parrocchia, ogni movimento.
Dice bene Seneca che il vento favorevole a poco giova, se il marinaio non sa
dove andare. E quando la barca sta troppo ferma corre il rischio di affondare.
Per inerzia, per una legge interna, dell’inutilità. Mancano questi piani.
Facciamo un esempio. Oggi, mentre siamo qui, in media, 500 bambini vengono
sgozzati e uccisi. Omicidio premeditato, voluto, in Italia. 180mila l’anno. Ma
queste creature urlano, e il grido loro sale a Dio. Mentre si sta vicino a Dio
questo grido lo si sente, ma se non lo si sente, vuol dire che qualcosa c’è
da rivedere nel nostro rapporto con Dio e con i fratelli. Non posso dare
indirettamente il mio permesso; chi tace – ma non è un tacere con la parola
soltanto – chi tace con i fatti è complice del delitto. Le nostre mani – si
voglia o no, anche se dà fastidio – grondano sangue. Non c’è tempo, ma
possiamo vedere i modi concreti.
Un’altra cosa: 100mila donne sono tenute sotto sfruttamento in Italia. Non
ascoltate quel che dicono, che sono libere. Vorrei portarvi tutti sulla strada,
portare almeno due donne in casa ad ognuno di quelli che sostengono che sono
libere. Vergogna! E allora io dico: perché viene mantenuto un massacro, un
orrore simile? Non si vuol perdere il voto di 10 milioni di cosiddetti clienti.
Mi diceva un pezzo grosso, grossissimo (siccome abbiamo fatto una proposta di
legge di iniziativa popolare): chi vuole che glielo approvi, padre? Qual è quel
partito che è disposto a perdere anche un solo voto? E io ho detto: siete dei
"prostituti" politici. Date le dimissioni e andatevene. Non potete
fare questo, la dissacrazione.
Perché non viviamo noi la visione dell’autorità come ce la dà Gesù, che è
la via e la rivoluzione, perché unifica il popolo? Voglio dire: in 4 o 5 mesi
si potrebbero liberare tutte le 100mila schiave. Perché non lo si fa?
Il vento favorevole poco giova se il marinaio non sa dove andare. E noi dobbiamo
evitare quel rischio terribile. Come dice il proverbio: "chi sa fa".
Chi sa e non fa si mette ad insegnare. E questo è un problema grave per tutti
noi. E allora la necessità concreta.
Perché non guardiamo le carceri? Lo sapete, si stanno riempiendo di nuovo.
Ebbene, ma perché? Perché c’è una "non-coscienza" nel popolo
cristiano. Questa gente, 26mila, che è uscita, ma dove va? Il popolo cristiano
apre la casa, le braccia e vive insieme con loro? Le "settimane
sociali". Ma
vuol dire che io detengo il tuo bene, e tu il mio bene? Perché non me lo dai?
Allora potremmo continuare. Adesso inizia lo sciopero della fame a Spoleto, nel
"supercarcere", per l’abolizione dell’ergastolo. Hanno ragione.
Che senso ha dire che le carceri sono uno spazio dove si recupera la persona se
è scritta la data di entrata e la data di uscita mai? È una contraddizione in
termini. Perché non devono aver il diritto di dare prova che sono cambiati?
Sono degli immensi collegi con la disperazione, colui che è dentro non vuole
studiare. Non è giusto questo.
È arrivata l’ora dell’azione. Ma, meglio, della concretezza. E concludo:
oggi voglio dire ancora che occorrono strategie comuni da attuare, ognuno nel
dono carismatico che ha, nel dono della parrocchia in cui è, nella diocesi in
cui si trova. Ma dobbiamo veder i fatti, la gente si sente tradita tutte le
volte che ripetiamo le parole di speranza, ma non c’è l’azione. Cos’hanno
lasciato i cattolici, permettetemelo? Hanno lasciato la devozione. Devozione che
è unione con "Dio-Amore", che è validissima, ma la devozione senza
la rivoluzione non basta, non basta. Soprattutto le masse giovanili non le
avremo mai più con noi, se non ci mettiamo con loro per rivoluzionare il mondo
e far spazio dentro. Ma il vento è favorevole, perché il cuore dei giovani, ve
lo dico – e non badate alle "cassandre" – oggi batte per Cristo.
Però ci vuole chi senta quel battito, chi li organizzi e li porti avanti in una
maniera meravigliosa.
La conclusione è questa: perché non individuiamo in Italia dei
"target" da raggiungere. I nostri vescovi li dicano e la Chiesa li
indichi. E poi tutti insieme portino il resoconto. E alle "settimane
sociali" raccontiamo il cambiamento avvenuto, la trasformazione. E il grido
dei poveri che finalmente viene ascoltato. Cosa ci serve, se no? Qui mancano i
protagonisti delle conseguenze che ci sono state dette così bene,
profondamente. Nella "Giornata
Onu per l’estrema povertà",
io al Consiglio comunale di Rimini ho chiesto che ogni consigliere comunale
prenda accanto a sé uno dei nostri barboni – li chiamiamo così, ma sono
uomini creativi di storia – e lo usi come assistente, però con i pantaloni
con le pezze, perché ricordino agli altri che son lì per diventare poveri,
cioè per farsi prossimo, altrimenti abbiamo una testa che ragiona, ma non dà
più ordini al cammino.
Ecco, io vorrei che fossimo un cammino di popolo. È la grande ora della Chiesa.
Questo è il "kairos", il tempo dell’intervento di Dio è giunto, il
vento è favorevole, però bisogna dare una mossa creativa. I nostri ragazzi, i
nostri piccoli angeli crocifissi, i nostri barboni che andiamo a prendere tutte
le sere alla stazione, in realtà sono i soggetti attivi e creativi di umanità.
Il bene che fanno loro ai giovani è incalcolabile. Dobbiamo riconoscerlo e dare
una svolta più concreta a questi incontri. Grazie.