Il riconoscimento dell’"Unesco" alle "Dolomiti"
Quelle meraviglie del "Creatore"
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entrate nel
"gotha" dell’umanità
Roberto Beretta
("Avvenire", 27/6/’09)
Ed è infine giusto che le "Dolomiti"
entrino nel novero delle "meraviglie mondiali" timbrato, sotto il
frontone di un tempio greco, con il marchio dell’"Unesco".
Anche se non sono un manufatto umano come la Statua della Libertà o
Mont-Saint-Michel, pure se non costituiscono simboli universali al pari delle
Piramidi o della Tour Eiffel.
In effetti quelle guglie e torri di roccia grigia sono un patrimonio
naturalistico quant’altri mai degno di essere annoverato nel "gotha"
della bellezza da tutelare senza ma: un duomo "acheropita" (non fatto
da mano d’uomo) sorgente fatato e inatteso dal "sagrato" di prati
quieti, preceduto tutt’al più dall’annuncio d’una pietraia di detriti che
il cielo "scultore" in tanti secoli ha staccato loro di dosso, sino a
trovarne le forme che ora ammiriamo.
Le Tre Cime di Lavaredo. Le Torri del Vajolet. Il Cristallo, l’Antelao, le
Pale. Il Catinaccio, il Nuvolau, le Odle… Un panorama diversamente
"lunare" s’affolla nel ricordo di milioni di rocciatori e montanari
non meno di quando ai turisti si evochino la Gioconda e Firenze, l’Acropoli o
il Taj Mahal. Altre catene detengono il primato d’altezza. Diversi saranno i
massicci capaci di trattenere nel grembo i ghiacciai e le vette di granito che
fendono l’aria dov’è più sottile. Ma le "Dolomiti" sono e
restano uniche come quando apparvero al signore di "Dolomieu",
esattamente 220 anni or sono; non solo per la particolare composizione chimica e
nemmeno grazie alle tracce alpinistiche che le hanno rese immortali nella
cerchia degli arrampicatori, ma più ampiamente per la contrastata
"estasi" paesaggistica che sanno creare nel vasto popolo di chi s’avvicina.
Subdolamente attrattive per la loro falsa vicinanza e la relativa possibilità
di circoscriverle, infatti, le montagne di "Re Laurino" sono i
cocuzzoli delle favole (non per nulla numerose "leggende" sono
cresciute nei loro dintorni): incantano lo sguardo del "valligiano",
invitano il visitatore ad avvicinarsi quasi fosse cosa di pochi passi. Ma il
fiabesco "castello" è pronto a rivelarsi ben presto fatato: non tanto
con trabocchetti crudeli e trappole di tortura, ma per sottili
"incantamenti" di malinconia e silenzio. Le "Dolomiti" sanno
ammaliare col calore rossastro del tramonto, però è un attimo: poi vestono la
livrea cenerina e fredda di un misterioso "distacco" come le
principesse delle favole costrette a sfuggire ai loro innamorati –
ma stavolta ben prima che scocchi mezzanotte.
Ora l’"Unesco" ci ha fatto l’onore di raccogliere la scarpetta che
permetterà di incoronare, anche ufficialmente, questa fantastica catena nel
"pantheon" delle bellissime; insieme – per citare solo l’Italia
– alle ricchezze naturalistiche della Costiera Amalfitana e della Laguna di
Venezia.
Non consideriamola una stella in più sulle "guide internazionali" del
turismo, perché non ce n’era nemmeno bisogno. È piuttosto una medaglia al
merito di un sogno fattosi miracolosamente, una volta tanto, di pietra; non per
merito nostro, bensì con la responsabilità di custodirlo. E c’è caso che
stasera i "Monti Pallidi" sembreranno arrossire un po’ di più, come
"pudichi" della fama che il "Creatore" ha cosparso
copiosamente sulle loro scabre pareti.