RITAGLI    QUESTO HA FATTO PER CINQUANT'ANNI    COMUNITÀ DI TAIZÉ

Frère Roger: in un incontro di preghiera a Taizé...

Imparare a pregare:
l'eredità di
frère Roger

Giorgio Bernardelli
("Avvenire’, 24/8/’05)

Da ieri pomeriggio frère Roger riposa su quella collina di Taizé dove, per quasi cinquant'anni, aveva accolto generazioni di giovani provenienti da tutto il mondo. Lo hanno sepolto al termine di una liturgia che è stata un po' la sintesi del tragitto compiuto dalla singolare comunità ecumenica fiorita nel cuore della Borgogna. Con delegazioni di tutte le confessioni cristiane, la grande chiesa della Riconciliazione gremita, i bambini al centro, come voleva lui. Ma oggi che, per forza di cose, a Taizé si comincia a guardare al dopo frère Roger, è soprattutto un'immagine a balzare all'occhio: quella di tanti giovani, in ginocchio o seduti per terra, in atteggiamento di autentica preghiera intorno a quel feretro. Grati a chi è stato capace di far loro sperimentare che mettersi davanti a Dio può essere davvero un'esperienza unica di umanità. Per tanti giovani, infatti, Taizé è stata e resta soprattutto questo: una grande scuola di preghiera. Scuola impegnativa: le luci soffuse e le melodie dolci non devono ingannare. Non è nemmeno sfiorabile un vago sentimentalismo new age in quello che si insegna nella comunità sulla collina. Sono infatti le parole della Scrittura, quelle ripetute all'infinito dai canti di Taizé. Frasi forti: «Nulla potrà mai separarci dall'amore di Cristo», si cantava ad esempio ieri durante il rito funebre. Una preghiera che è insieme personale e comunitaria. Dove il canto di chi ti sta a fianco diventa eco di una Parola più grande. E non è un caso che proprio questo stile, sabato sera, abbia scandito la veglia col Papa a Marienfeld, il cuore della Gmg di Colonia. Nel momento dell'azzardo più grande, con un milione di giovani insieme davanti all'Eucaristia in quella che forse è stata l'adorazione più affollata della storia, è stata la metodologia di Taizé a prendere i giovani per mano. Per qualcuno era come ritrovare una compagnia abituale; per tanti altri la scoperta di un percorso in cui è facile sentirsi subito accolti. È nella preghiera come grande portale di ingresso alla vita cristiana, allora, l'eredità più vera di frère Roger. Preghiera non disincarnata dalla storia, come testimoniano le comunità monacali sorte anche nelle varie periferie del mondo. Preghiera capace di far rinascere ogni giorno la fiducia, come recita un'altra delle parole chiave della comunità. È in questo senso che il successore frère Aloise, al termine ieri della cerimonia, insisteva sulla continuità. Taizé non chiude con la morte di frère Roger. Yves Congar amava definirlo «il luogo dove la misericordia di Dio tocca terra». Nel mutare delle stagioni è rimasto sempre questo il suo segreto. Una ricchezza preziosa che da quella collina, ne siamo certi, continuerà a sgorgare.