Giorgio
Bernardelli
("Mondo
e Missione", Gennaio 2008)
Al momento della sua
pubblicazione, il Documento dei 138 musulmani "A
Common Word"
è stato accolto dai "media" nostrani con espressioni di circostanza e
timidi consensi, salvo finire archiviato, ben presto, alla stregua di una un’iniziativa
curiosa, quasi eccentrica. Prudenti le reazioni in casa cattolica, poche testate
(fra queste l’imprevedibile "Foglio" di Ferrara), lo hanno degnato
di un’attenzione non "effimera".
Dedicare lo "Speciale" a questo tema era dunque un rischio. Un rischio
che, però, andava corso, alla luce degli spiragli aperti da quel testo, al di
là di ambiguità e silenzi che non possiamo non rilevare. Perciò abbiamo
scelto di occuparcene, a costo di sorprendere gli affetti da sindrome del
«bicchiere mezzo pieno», i quali vorrebbero sempre certezze "granitiche" e, in
definitiva, interlocutori a loro immagine e somiglianza.
La Risposta di Papa
Benedetto XVI
che, per bocca del Cardinale Bertone, accoglie positivamente il documento, pur
senza tacere alcuni aspetti problematici, ci ha incoraggiato. Il Papa che
rilancia il dialogo - in spirito di carità e verità - ci spinge ad affrontare
con «simpatia preventiva» un testo che - se non segnerà una svolta nei
rapporti fra cristiani e musulmani - rappresenta una novità di portata
simbolica ed esprime un clima ben diverso da quello segnato dalle critiche
esasperate, dalle polemiche incrociate seguite a quello che ora possiamo
chiamare «provvidenziale»
Intervento di Ratisbona.
Verità e carità procedono insieme. Pena un dialogo sterile,
"asfittico". Prigioniero di diffidenze e sospetti. Dopo il Messaggio
dei 138 e la Risposta di Papa Ratzinger, abbiamo una ragione in più per esserne
convinti.