INTERVISTA

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John Dayal, Presidente dell’"All India Catholic Union": «Ora intervenga l’esercito».

JOHN DAYAL, Presidente dell' "All India Catholic Union".

Giorgio Bernardelli
("Avvenire", 26/8/’08)

«Ho appena scritto alla Presidente dell’India, Pratibha Patil. Ho chiesto che il Governo federale invii subito in Orissa l’esercito per ripristinare l’ordine e la sicurezza. Ogni ritardo potrebbe avere conseguenze catastrofiche. Non solo per la sorte dei cristiani di quella regione, ma anche per la possibilità di chiamare ancora l’India uno Stato "laico"». Parla da New Delhi John Dayal, Presidente dell’"All India Catholic Union", la più importante "organizzazione laicale" del Paese. E lo fa con la cognizione di causa di chi in Orissa in questi ultimi mesi ci è stato molte volte. Denunciando la "farsa" di un’inchiesta in cui si chiedeva ai sacerdoti e alle suore quanti "tribali" avevano convertito, piuttosto che indagare sui responsabili delle violenze.

John Dayal, la "scintilla" delle violenze di queste ore è stato l’omicidio dello Swami Saraswati, da lei accusato di essere l’organizzatore delle violenze di Natale. Chi è stato a ucciderlo?

Nel corso degli anni lo Swami si era fatto molti nemici anche tra gli indù. Quando sono stato l’ultima volta nel distretto di Kandhamal, il mese scorso, mi è stato detto che alcuni uomini del suo gruppo avevano molestato alcune studentesse. Anche di fronte alla commissione giudiziaria che sta indagando sulle violenze del Natale scorso, vi sono stati indù che hanno testimoniato contro di lui. In Orissa, il Vishwa Hindu Parishad che lui guidava ha i suoi seguaci nella piccola frangia dei "fondamentalisti". È triste che sia stato ucciso: ora i "fondamentalisti" potranno farne un eroe. Ma il guaio è che pochi conoscono il suo passato "torbido".

Ma perché tutto questo odio contro i cristiani in Orissa?

In molte zone di questo Stato, i cristiani non sono nemmeno presenti. Solo nei distretti di Kandhamal e di Sundergarh raggiungono circa il 15% contro la media dell’Orissa, che è appena del 2%. Questo Stato indiano conta anche pochi musulmani (anche se sono un po’ di più dei cristiani). Nonostante questi numeri, l’Orissa ha una lunga storia di violenze contro i due gruppi minoritari. Gli indù non vogliono che nessuno entri nei loro territori. Hanno paura che molti "fuori casta" e molti "tribali" (i più emarginati nella struttura sociale indiana) abbraccino il cristianesimo. Per questo l’Orissa è uno degli Stati indiani che hanno adottato le leggi contro le conversioni, che sostengono essere indotte con l’inganno o con il denaro.

In India tra qualche mese si vota per le elezioni generali. C’è un tragico legame anche con queste violenze?

È un dato di fatto che queste violenze mirino a "compattare" gli indù. E a trarne vantaggio non possono che essere i "movimenti" legati ai "fondamentalisti", che hanno il loro riferimento politico nel "Bharatiya Janata Party", il principale Partito dell’opposizione.

Che cosa può fare il mondo per aiutare i cristiani dell’Orissa?

La "comunità internazionale" deve chiedere con forza all’India di onorare gli obblighi scritti nella sua "Costituzione", riguardo al rispetto della libertà religiosa e alla protezione delle minoranze. Dovete esigere che ci proteggano.