INTERVISTA

Parla lo scrittore indiano:
«La violenza è "fomentata" solo dal "movimento" "Bajrang Dal",
che non accetta la "pluralità" di fedi».

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«Ma il mio resta il Paese dei "paradossi", dei "mille Paesi in uno":
"convivenza" tra fedi diverse e "attriti" sono entrambe realtà sperimentabili, oggi».

Donne indiane, tra i resti desolanti delle persecuzioni religiose!

Sguardi che giungono dall'India, in cerca d'aiuto e speranza...

Suore indiane, in preghiera per i cristiani perseguitati!

Da Milano, Giorgio Bernardelli
("Avvenire", 19/9/’08)

«Spero che il "Bajrang Dal", il "movimento" degli "estremisti" indù, che ha "sobillato" le violenze contro i cristiani, venga bandito al più presto dal mio Paese». È a Milano per presentare il suo ultimo libro, Amitav Ghosh, uno dei più noti scrittori indiani.
"Mare di papaveri" – che arriva in questi giorni in libreria per l’Editrice "Neri Pozza" (pagine 544, euro 18,50) – è un romanzo che parla di un grande veliero che solca l’Oceano Indiano nel 1838, negli anni cioè delle "Guerre dell’oppio". Ma Amitav Ghosh – nato a Calcutta, "pendolare" tra il "Subcontinente" e New York, la sua città d’adozione – non si sottrae davanti alle domande legate all’attualità delle violenze che hanno colpito l’
Orissa e altri Stati indiani. E indica una responsabilità ben precisa: quella del "Bajrang Dal", il "movimento giovanile" della "galassia" di organizzazioni legate all’"hindutva", l’ideologia secondo cui «India deve essere uguale a indù». «Nessuno può sinceramente considerare l’India come una società ideale – risponde Gosh a chi gli ricorda il contrasto tra la tradizione di "tolleranza" di questa terra e le violenze contro i cristiani e le altre "minoranze" – . Sulla nave al centro del mio ultimo libro, per esempio, parlo dei rapporti con gli immigrati, e quello che ne esce non è affatto il quadro di un’India "tollerante". Per non parlare di tutta la questione delle "caste". È, però, vero che storicamente tanti popoli e tante culture diverse sono riuscite a lungo a "convivere" in India. Solo negli ultimi quaranta o cinquant’anni i problemi legati ai rapporti tra comunità religiose diverse si sono acuiti. Ma bisogna anche dire che questi attacchi violenti sono "sobillati" da gruppi politici ben precisi. Anche le persecuzioni ai danni dei cristiani: sono state organizzate dal "Bajrang Dal". E io spero che questo "movimento" venga bandito al più presto».
Però l’India è il Paese dei "paradossi", dei "mille Paesi in uno". E allora Ghosh ci tiene a ricordare che comunque c’è anche l’altro volto, quello della "tolleranza", che non è affatto scomparso.

«Se da una parte ci sono le persecuzioni – spiega – , dall’altra troviamo anche piccole comunità, come quelle degli ebrei o quella dei "parsi", che qui sono convissute con gli indù per secoli, senza nessun problema. Ecco il "paradosso": convivenza tra fedi diverse e "attriti" sono entrambe realtà sperimentabili oggi in India».
Ma questo ritorno delle violenze – gli chiediamo – come si pone di fronte all’"Incredible India", il "mito" del Paese dai tassi di crescita "mirabolanti", con tanti suoi "manager" entrati nelle "stanze" che contano dell’economia mondiale? «La verità è che lo sviluppo economico rapidissimo che ha caratterizzato l’India in questi ultimi anni ha dato vita a nuove forme di violenza – risponde lo scrittore di Calcutta – . E una di queste forme di violenza riguarda la "terra". Il Governo di Delhi e quelli locali stanno seguendo il modello delle "Zone economiche speciali", aree dove in nome dello sviluppo economico si procede all’"espropriazione" delle terre dei contadini anche senza avere il loro consenso. Ci sono episodi di violenza legati alla costruzione di dighe, tantissimi "sfratti". E popoli "tribali" che vengono cacciati dalle foreste per lasciare mano libera allo sfruttamento delle risorse». Sono problemi che si ritrovano puntuali anche in Orissa: le foreste dove vivono gli "adivasi" – i popoli "tribali" al centro delle "accuse" ai cristiani riguardo alle conversioni – sono infatti ricche di "bauxite". «Se si guarda a tutto questo da indiani, non si può non sentirsi "divisi" – continua Amitav Gosh – . Da una parte si è affascinati dallo sviluppo così rapido della nostra economia. Dall’altra, però, ci si rende conto che l’equilibrio che una volta esisteva tra aziende e persone è "saltato". Le persone sono sempre più impotenti e disperate. E non mi sorprenderebbe se si arrivasse a una "sollevazione", a una rivolta di questi "disperati". C’è uno "squilibrio" evidente: in India oggi le grandi aziende hanno un potere incontrollato. La reazione saranno "movimenti" di resistenza sempre più forti».
Proprio questo sguardo sui nuovi "giganti asiatici" dell’economia ci riporta a "Mare di papaveri", l’ultimo romanzo di Ghosh. «Oggi si parla tanto del riavvicinamento tra Cina e India – spiega l’autore – , ma questa vicinanza c’è sempre stata. E nel XIX secolo si è vista soprattutto nel "commercio dell’oppio". Si tratta di una pagina di storia che oggi andrebbe riletta. Perché di solito viene insegnato che l’"età moderna" inizia al tempo della "Rivoluzione francese" o con le rivolte degli Anni Trenta dell’Ottocento. Ma secondo me tra cinquant’anni riconosceremo nella "Guerra dell’oppio" i germi del XXI secolo. Tutti i cambiamenti radicali che si sono verificati in
Cina sono nati da lì. Ed è in nome delle idee di Adam Smith, del "libero commercio" e del "libero scambio", che quella guerra venne combattuta.
L’Occidente ha rimosso questa pagina di storia, ma tantissime "istituzioni" moderne oggi non esisterebbero se non ci fosse stato l’"oppio" a finanziarle. Ironia della sorte: siamo qui a discuterne nel bel mezzo dei "tracolli finanziari" di questi giorni che hanno investito l’"AIG". Società – guarda caso – fondata a Shanghai nel 1919».